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I premi e i premiati di una Mostra controversaSi è conclusa la 65. edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.
Sono stati assegnati i prestigiosi premi, ma non si sono spente le polemiche: la selezione dei film non ha soddisfatto tutta la critica, i riconoscimenti hanno in qualche caso deluso le aspettative (l'assenza dell'incantevole film di Miyazaki tra i premiati in effetti stupisce), così come delle perplessità sono di nuovo ricomparse per i film italiani che non hanno trovato spesso d'accordo critica e pubblico.
Ecco in sintesi i premi assegnati:
Leone d'Oro per il miglior film
Wrestler di Darren Aronofsky
Il tema del fallimento e del tentativo disperato di una rinascita di un uomo, un mito del wrestling che, appesantito nel corpo e devastato nell'anima, si è ridotto afare il commesso in un grande magazzino e a combattere nei fine settimana nelle palestre delle scuole.
L'interpretazione straordinaria di Mikey Rourke che quasi si specchia nel personaggio, il realismo imprevisto del regista, la scelta di mostrare quasi sempre di spalle il suo "eroe ferito" hanno suscitato forti emozioni in questa giuria che ha così deciso di assegnare al film il massimo riconoscimento
Leone d'argento per la miglior regia - Osella per la migliore fotografia
Bumazhny soldat (Papier soldier) di Aleksey German Jr
Siamo nel 1961 e il desolato paesaggio del Kazakistan è centrale in questo bel film: fango, vento, neve, un deserto sconfinato, un cammello che pare incongruo sotto la pioggia e la neve, un gruppo di tecnici e di scienziati stanno allestendo il Cosmodromo sovietico, da dove verrà attuato il primo lancio nello spazio di un uomo, Yuri Gagarin.
Protagonista del film è un medico, Daniel Pokrovsky, in servizio presso la prima compagnia sovietica di cosmonauti.
Daniel è sposato, ma nella solitudine kazaka inizia un complesso rapporto con un'altra donna, Vera.
Quando torna a Mosca, il contatto con il gruppo di cosmonauti destinati al lancio nello spazio e il confronto con la moglie rendono la sua partecipazione al progetto molto sofferta. Assumersi la responsabilià di una vita, sapere che le probabilità della riuscita del lancio non sono altissime sono per il medico russo pesi insopportabili.
Tornato in Kazakistan, viene raggiunto dalla moglie che scopre così di avere una rivale e che, quando il peso di tanta responsabilità finisce con l'uccidere Daniel stringerà con Vera un legame che anche a distanza di anni si dimostrerà solido.
Premio speciale della giuria - Osella per la miglior sceneggiatura
Teza di Haile Gerima
Uno dei film che alla Mostra ha maggiormente suscitato emozioni e commenti favorevoli tanto da essere accreditato da molti per il Leone d'oro (Paolo Mereghetti lo ha definito l'unico capolavoro visto a questa Mostra) e che ha proposto una cinematografia e una tematica poco conosciuta in europa.
"Teza non è cinema fast food, ma lotta e processo creativo, come la nascita di un bambino" ha dichiarato il regista. Un film che ha avuto un lungo processo di lavorazione e molte difficoltà ad ottenere i necessari finanziamenti.
Segnaliamo la presenza del direttore della fotografia Marco Masini (già direttore della fotografia del lontano Padre padrone), che è l'unico italiano ad aver collaborato alla realizzazione di questo film che vede invece la coproduzione franco-tedesca. Il regista ha infatti lamentato la disattenzione del nostro Paese nei confronti del cinema etiope paese invece che anche per ragioni storiche dovrebbe vederci coinvolti.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
Silvio Orlando protagonista di Il papà di Giovanna di Pupi Avati
Un grandissimo attore, che ha interpretato in modo prodigioso un personaggio che tocca nel profondo, e che (nella sua proverbiale modestia) Orlando ha detto aver avuto il vantaggio di un "copione solido".
Silvio Orlando è nel film di Avati professore in un liceo e papà di Giovanna, una ragazza con molti problemi psicologici e sicuramente bruttina. Credendo di aiutarla cerca di convincere la figlia che non è lei ad avere problemi ma il mondo che la circonda a non capirla e meritarla. anche nel rapporto con i ragazzi il tentativo di proteggerla è estremo, quasi patologico. Questo amore sconfinato per la figlia è solo del padre, la madre è molto più critica e dura e in tutta la prima parte del film spesso si scontra con il marito proprio per questa incapacità dell'uomo ad accettare la "diversità" della figlia. Quando esplode la tragedia (Giovanna uccide la sua migliore amica accusandola di frapporsi tra lei e un ragazzo che nella sua follia crede sia innamorato di lei) prima nega la possibilità che la figlia sia responsabile del delitto, poi lascerà ogni cosa per starle vicino negli anni che la ragazza passerà nel manicomio criminale.
Pur non avendo figli Orlando è un padre straordinario con la cecità di un genitore che ama con tanta dedizione la propria figlia da non riuscire a capire quale sia la cosa migliore per lei, ma con la generosità di porre quella povera creatura infelice al primo posto nella propria esistenza, sapendo accettare insulti e umiliazioni, affrontando ogni sofferenza pur di starle sempre e comunque vicino.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
Dominique Blanc per L'autre di Patrick Mario Bernard e Piere Trividic
Dominique ha dichiarato di essersi dovuta totalmente abbandonare per riuscire ad interpretare la Anne-Marie che avevano in testa i registi e che non sarebbe stato sufficiente affidarsi al personaggio conosciuto attraverso il romanzo: sicuramente la sua prova d'attrice è perfettamente riuscita e giustamente la regia le ha assegnato la prestigiosa Coppa Volpi.
Anne-Marie decide di separarsi dal giovane compagno perché le cose tra loro non vanno certo bene, e in più lei desidera tenere per sé uno spazuio di libertà che lui le nega. Quando viene a conoscenza della relazione dell'uomo con un'altra donna viene sempre più e in modo indomabile posseduta dalla disperazione e da una crisi di identità che finisce col perderla.
L'avvio del film è folgorante: una donna davanti allo specchio che si dà una martellata in testa. Dominique Blanc è un'interpreta d'eccezione che sa mescolare tragedia e ironia, e che arricchisce di molte sfumature la già intensa protagonista del romanzo L'occupation di Annie Ernaux da cui il film è tratto.
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
Jennifer Lawrence in The Burning Plain di Guillermo Arriaga
La giovane biondissima protagonista del film di Arriaga è giunta a Venezia grazie al regalo per i suoi 18 anni dei suoi genitori e si è presentata, con l'arroganza dell'età, al pubblico e alla critica che l'ha apprezzata per la capacità di vestire un personaggio non facile e pieno di contraddizioni.
Sylvia, questo è il suo nome è interpretata da Jennifer nella prima parte del film e da Charlize Theron nella versione adulta della stessa figura femminile.
Madre di Sylvia è Gina (Kim Basinger), colei che tradendo il marito e facendosi scoprire dalla figlia innesca la sua inconsapevole tragica vendetta le cui conseguenze porteranno alla morte della madre e a un senso di colpa insuperabile nella figlia. La storia che vede l'avvio nel rogo dei due amanti nel deserto (sicuramente non sfugge la citazione) prosegue su linee parallele ricche di flash back e di intrecci di cui Arriaga è sicuramente un maestro.
Jennifer Lawrence è di certo molto brava nell'interpretare questa figlia ingenua e diabolica nello stesso tempo e il suo viso angelico è perfetto (così come lo sarà quello della Theron) per un personaggio doloroso e tenero.
Leone speciale per l'insieme dell'opera
Werner Schroeter
Si è presentato a Venezia con un largo cappello da cow boy e con l'aria del vecchio ragazzo. Ha esibito la sua competenza linguistica parlando indifferentemente in francese, inglese, italiano (oltre che naturalmente in tedesco) e ha proposto un film ricco di citazione (proprie e altrui), un film non facile e poco accattivante come Nuit de chien. vi si racconta una città (Porto) travolta dalla guerra nei corpi e nelle anime. Il protagonista torna in città e cerca una donna che vi aveva lasciato tempo prima, ma in questa ricerca si imbatte solo in devastazioni. Una serie di coincidenze e di fatalità lo soffocano, solo il volto di una bambina, sporco di fuliggine, che apre il film, può ridare un po' di speranza. Il regista ha detto che questo film è "violenza, fallimento, distruzione". Tratto dal romanzo omonimo dell'uruguaiano Juan Carlos Onetti. "Regista e attore tedesco. A partire dal 1972 lavora come regista d’opera lirica. Figura chiave del cinema tedesco anni ’70, s’impone per l’originalità dei suoi film, i cui temi centrali sono la passione amorosa, l’espressione artistica, una stilizzazione raffinata delle inquadrature e la provocazione intellettuale. Protagonisti dei suoi film sono gli emarginati, gli eccentrici, gli omosessuali e gli stranieri inseriti in un ambiente ostile." Ha recitato per R.W. Fassbinder, P. Garrel e W. Wenders. Tra i suoi film, Nel regno di Napoli (1978), Palermo o Wolfsburg (1980, Orso d’oro a Berlino), Tag der Idioten (Il giorno degli idioti, 1982), Der Rosenkönig (La rosa re, 1986) e Malina (1991).
Premio "Luigi De Laurentiis" per la miglior opera prima Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio
Divertente, originale, con dialoghi brillanti e sinceri, perfettamente recitato da quattro attrici "esordienti" che hanno tutte oltre i settant'anni e con un protagonista che di cinema ne sa proprio tanto e che è molto apprezzato tra i professionisti e che, grazie alla stima che già avevano di lui come sceneggiatore (si pensi ad esempio a Gomorra) hanno collaborato a questo film o come produttori (Garrone) o nel cast tecnico. Ma questi supporti si innescono su di un vero gioiellino di film, una vera scoperta che ha permesso a Di Gregorio la bella soddisfazione di ricevere questo premio importante e a più che raddoppiare le copie previste da distribuire. Un film che rasserena e diverte e che permette a ogni spettatori di ritrovarsi nella memoria, una nonna, una zia, una suocera con cui confrontare le quatrro splendide vecchiette che tromentano il povero Gianni (interpretato dallo stesso regista) desinato ad accudirle in un paio di giornate di pieno agosto. girato nella stessa casa di Di Gregorio, in pieno centro a Roma, permette anche ai non romani di apprezzare l'aria viva e i rapporti "di quartiere" che forse in altre grandi città sono scomparsi. Un film assolutamente da vedere.
| 08 settembre 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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