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ARTICOLO

12

Un film di Nikita Michalkov

Leone speciale per l'insieme dell'opera
64° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Nomination Oscar 2008 – Miglior Film Straniero


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Remake de "La parola ai giurati" - film che nel 1957 segnò l'esordio alla regia di Sidney Lumet . "12" ne è un riuscitissimo adattamento europeo in grado di essere all'altezza del modello americano, sia per l'interpretazione degli attori, tutti straordinari (e tra questi segnaliamo proprio il regista Michalkov) sia per la profondità con cui viene scandagliata la psicologia dei singoli personaggi.


Come nel famoso film di Sidney Lumet, l’intera azione del film si svolge all’interno dell’aula dove sono riuniti i giurati, chiamati a stabilire la colpevolezza di un giovane accusato dell’uccisione del proprio padre adottivo. A parte la trama e pochi altri aspetti formali, le similitudini si limitano a questo. Si tratta, nel film di Michalkov, di una storia tipicamente russa. Tutte le argomentazioni che i giurati a mano a mano sollevano sono generate non tanto dalla dimostrazione formale della colpevolezza o meno dell’imputato, quanto da quello che ognuno di loro ha maturato nel proprio animo.


Tutte le discussioni passano attraverso il cuore e l’anima di ciascun giurato. Le persone coinvolte sono molto diverse tra loro: un semplice operaio della metropolitana, un amministratore delegato di una grossa joint-venture russo-giapponese, un gestore di un cimitero, un produttore di una piccola emittente televisiva, un tassista, un intrattenitore. Queste figure fanno sì che "12" sia una storia molto russa, nonostante il fatto che tra i giurati ci siano un vecchio ebreo e un chirurgo di origine georgiana.
Esce così un ritratto corale della Russia di oggi dalla riunione di questa giuria chiamata ad esprimersi sul delitto di un giovane ceceno che ha ucciso il padre.
All'inizio sembra tutto già definito, nessuno ha voglia di perdere tempo per un ceceno. La proposta di uno dei giurati, l’unico all’inizio ad avere votato contro il capo d’accusa, semplicemente di parlare un po’, fa sì che ciascuno di loro inizi a parlare.


Parlano di ciò che li inquieta individualmente, della preoccupante situazione in cui versa il paese stretto in un difficile momento di transizione. Sollevano argomenti di cui di solito né la televisione si occupa né i giornali trattano, ma che sono dibattuti in ogni casa e oggetto di animate discussioni quando ci si riunisce in un gruppo.
Le ragioni di ciascuno specchiano così modelli sociali ed esistenziali della Russia di oggi


E tra loro si dividono sui torti e le ragioni per cui le cose nel paese non vanno così come si vorrebbe che andassero. Su come l’uomo russo non riesca vivere in modo conforme alla legge perché questa è qualcosa che non gli appartiene e lo annoia, e di come, invece, in Russia siano il cuore e l’anima a essere predominanti rispetto alla legge.  Un cuore e un’anima di cui sono dotati ciascuno dei dodici giurati. Semplicemente in alcuni di loro questo aspetto ci mette più tempo ad affiorare a causa della spessa patina di risentimento che la storia individuale di alcuni dei protagonisti ha in loro depositato.
Il più acceso sostenitore della colpevolezza del ragazzo è un tipo rude, un tassista, animato da sentimenti nazionalistici, il quale è convinto della sua colpevolezza soltanto per il fatto che è un ceceno, un “troglodita” e dunque malvagio e assassino per definizione. La linea narrativa sfocia poi nella complessa storia dei rapporti tra il tassista e il proprio figlio, portato dal padre sull’orlo del suicidio. 
Tanto discordano le loro opinioni, che talvolta si ha l’impressione che i giurati si siano scordati del motivo che li ha condotti lì, la necessità cioè di emettere un verdetto nei confronti del ragazzo ceceno. Lo stesso tassista è animato da un feroce odio verso tutti gli immigrati provenienti da altre città o regioni, solo per il fatto che sono diversi e che la sua Mosca non gli sembra più Mosca.


Anche l’operaio della metropolitana, solidale in un primo momento con il tassista nel considerare gli stranieri animali tout court, si mette di punto in bianco a raccontare di un suo zio, un idraulico, trovatosi in una difficile, tragicomica situazione, e che, a causa di una sfortunata perdita al casinò, stava per diventare un terrorista prendendo in ostaggio alcune persone e facendo richiesta di riavere la somma persa al gioco. Nonostante le premesse, la situazione si risolve senza spargimenti di sangue perché… L’operaio della metropolitana fa fatica ad esprimere i pensieri che gli si affollano in testa… insomma, perché “i buoni vanno aiutati, e i cattivi vanno eliminati”.
Persino il cinico attore-intrattenitore, che è in ritardo per la sua tournée e che all’inizio considera questa riunione come una fonte di ispirazione per i suoi prossimi spettacoli,  all’improvviso sfocia in un monologo, dai toni tragici, sull’unico sorriso che abbia mai guadagnato quando, bambino, al capezzale della nonna morente, aveva cercato di farla svagare. Si trattava, forse, dell’unico sorriso che si era davvero guadagnato in tutta la sua vita. Perché è nauseato dal pubblico in sala che, durante i suoi spettacoli, è pronto a ridere di tutto, dalle vittime dei terremoti ai poliziotti killer. Si ride soltanto perché si ha paura.


Tutto il film è costruito sul continuo alternarsi di aspetti faceti e profondamente tragici, assomigliando in questo a un’opera sinfonica che da un certo momento in poi cattura con la sua melodia, uno ad uno, tutti gli spettatori. Una melodia che va a sfiorare  ciascuno di essi, trasportandoli nello spazio dello schermo e costringendoli e cercare, insieme ai dodici giurati, la propria, intima verità. 
Il regista sfiora soltanto alcune tematiche, temendo sicuramente le maglie della rigida censura russa e non volendo precludersi la possibilità di continuare a lavorare in patria, per cui mancano strali diretti, anche se lo spettatore coglie tutto il travaglio, tutto il tormento di questi anni difficili.



Cast Artistico


Nikita Michalkov - Sergej Makovetskij - Sergej Garmash - Aleksej Petrenko - Valentin Gaft - Jurij Stojanov - Michail Efremov - Sergej Gazarov - Aleksandr Adabashjan - Viktor Verzhbitskij - Aleksej Gorbunov - Roman Madjanov - Sergej  Artsybashev


Cast Tecnico

Regia - Nikita Michalkov
Sceneggiatura - Nikita Michalkov, Vladimir Moiseenko, Aleksandr Novototskij
Fotografia - Vladislav Opeljants
Musiche - Eduard Artemev
Produttori - Nikita Michalkov, Leonid Vereschagin 
Produzione - Three T Production
Distribuzione italiana - 01 Distribution  


"La parola ai giurati" di Sidney Lumet
Sidney Lumet vs Nikita Michalkov

"Twelve angry men" di Reginald Rose, regia di Alessandro Gassman  


04 luglio 2008 Di Grazia Casagrande


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