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Fra cinema, letteratura e disegni, ecco Hugo Cabret e la sua straordinaria invenzione (che piace anche a Scorsese) Un gioco di specchi raffinato e divertente, ma anche un atto d'amore colmo di nostalgia per un mondo che non c'è più. Nel libro di Brian Selznick e nel film di Martin Scorsese tutti gli ingredienti per lasciarsi andare ad un bel racconto per immagini.
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È arrivato al cinema da pochi giorni, ma la sua strada parte da lontano. Da molto lontano, anzi. Potremmo prendere come data di nascita dell'avventura di Hugo Cabret quel 2008 nel corso del quale il libro che porta il suo nome è stato insignito del Caldcott Honor, massima onorificenza riservata alla letteratura per ragazzi. Oppure potremmo andare più indietro, verso quegli anni trenta del secolo scorso, dove la storia di questo ragazzo speciale trova la sua ambientazione. O - risalendo ancora il fiume del tempo - potremmo arrivare, in un lampo di flash al magnesio e trovandoci come d'incanto in una inquadratura virata al seppia, negli ultimi anni dell'Ottocento, quando il cinematografo - autentico protagonista del racconto di Hugo Cabret - muoveva i suoi primi passi e cercava la sua lingua, nelle traballanti ma poetiche invenzioni di un manipolo di artisti come i fratelli Lumière e Georges Méliès.
 | Ben Kingsley nei panni di Georges Méliès
 | Méliès, abbiamo detto: e partiamo proprio da lui, dal suo viaggio verso la luna e da tutto lo straordinario lascito di invenzioni visive, per proporre ai nostri lettori un approfondimento su Hugo Cabret e sugli artisti che ne raccontano le gesta. Perché nella vicenda che lega un libro (... passato in Italia relativamente inosservato ai tempi della sua prima uscita, più di tre anni fa) alla sua trasposizione su schermo, che promette di fare sfracelli al botteghino, c'è anche - e soprattutto - un omaggio al cinema, e al modo in cui la grammatica del cinema ha permeato la nostra immaginazione, insegnandoci a vedere le storie con occhi tutti nuovi. Ecco allora un'intervista e due recensioni, per avvicinarsi a questa nuova avventura con lo stesso spirito di quell'impavido missile che, più di cento anni fa, viaggiava fotogramma dopo fotogramma verso l'occhio destro della luna, per andare a conficcarsi nel suo occhio, lasciando lei orba e tutti coloro che assistevano alla proiezione strabiliati dalla meraviglia. Ecco: se ci fosse una parola per descrivere il motore che muove le lancette degli orologi della Gare Montparnasse come (forse) la mano dell'automa che Hugo vuole a tutti i costi rimettere in funzione, la parola sarebbe proprio quella: meraviglia.
Leggi la recensione al libro di Brian Selznick, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
Leggi l'intervista a Brian Selznick, autore del libro
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