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Buenos Aires: luoghi e memoriaIl mio nome è Victoria di Victoria Donda L'intervista a Marco Bechis, il regista di Garage Olimpo e di Hijos Madres y Abuelas de Plaza de Mayo
Le immagini spesso sono più evocative delle parole. Parlare di desaparecidos, e della infaticabile ricerca della verità da parte di madri e di nonne, che ogni giovedì da più di vent'anni manifestano con i loro fazzoletti bianchi nella piazza centrale di Buenos Aires chiedendo giustizia, è sicuramente più efficace se è possibile osservarne i volti per riconoscere la grandezza delle loro battaglie. Così la tragedia di una generazione fatta sparire, si parla di oltre 30.000 desaparecidos, dalla ferocia di una dittatura diventa sempre più viva, anche a distanza di anni, se si possono vedere i luoghi della detenzione e della tortura e empaticamente soffrire per la bestialità che l'uomo ha saputo esprimere.
La Escuela de Mecanica de la Armada - l'E.S.M.A.
Questa scuola militare fu il maggior luogo di detenzione e tortura dei prigionieri politici. Qui venivano fatte partorire le donne che erano state catturate incinte, e da qui partivano per i cosiddetti "voli della morte" dopo che erano stati loro sottratti i figli neonati e dati ai militari che ne facevano richiesta.
Il cartello che introduce i visitatori nell'ESMA che sotto la presidenza Kirchner è diventato il Museo della memoria
Rapiti dalle case e dalle strade e incappucciati i prigionieri, caricati sulle macchine, entravano nell'inferno dell'ESMA per questa strada
Mentre nei primi piani si svolgevano regolarmente le lezioni e vi erano i locali in cui soggiornavano gli studenti, nei piani superiori vi erano le stanze delle torture e i veri e propri loculi in cui erano rinchiusi i prigionieri, incappucciati e sdraiati in spazi minuscoli l'uno accanto. In un piccolo locale avvenivano i parti.
Altri locali dove avvenivano interrogatori e torture. Si deve notare che nei pressi dell'ESMA vi erano palazzi in cui vivevano "tranquillamente" molti civili che difficilmente potevano ignorare quello che accadeva a due passi dalle loro confortevoli case.
| 08 febbraio 2010 | | Di Grazia Casagrande |
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