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ARTICOLO

L'ANNUNCIO DEL «GRANMA»

La via cubana contro la crisi: Raul lancia la nuova «rivoluzione» agraria

L'articolo è apparso su il manifesto del 4 febbraio 2009

Già accolte 45.500 domande di assegnazione di terre statali incolte: la più grande riforma dagli anni '60
L'agricoltura cubana vive una discreta ma «rivoluzionaria» riforma agraria. In quattro mesi il governo ha assegnato in usufrutto a privati, cooperative o associazioni, 660.000 ettari di terre statali incolte. Al 22 gennaio, ha informato il quotidiano del Pc Granma, sono state accettate un po' meno della metà delle 96.419 domande avanzate da persone fisiche o legali che hanno fatto richiesta di terreni - da 13,4 fino a 40,3 ettari - per seminarli o allevare bestiame. Le assegnazioni proseguiranno nei prossimi mesi. La proprietà delle terre date in usufrutto continua a essere statale, ma gli assegnatari le gestiranno per dieci anni se privati o 25 se associazioni e cooperative; in entrambi i casi con la possibilità di un rinnovo per pari tempo.

Il piano di rilancio della produzione agricola è stato varato in luglio dell'anno scorso ed è entrato in vigore a fine settembre. Oltre l'assegnazione di terre incolte (circa la metà dei terreni potenzialmente coltivabili nell'isola) prevede una radicale decentralizzazione amministrativa e l'ampliamento delle quote che i contadini possono vendere nei mercati liberi (agropecuarios) e un aumento dei prezzi per i prodotti dati allo Stato.
Tutte misure volute dal presidente Raul Castro. Aumentare la produzione di prodotti alimentari, aveva messo in chiaro l'anno scorso il presidente cubano, costituisce una questione di «sicurezza nazionale». Tantopiù dopo la devastazione causata dal passaggio di tre uragani che hanno provocato danni per più di otto miliardi di euro.


Alcuni specialisti parlano apertamente di nuova riforma agraria, con la R maiuscola. I dati ufficiali parlano chiaro: i produttori agricoli privati, che operano sul 35% della terra coltivata, producono il 60% degli alimenti. Da qui la novità - per alcuni rivoluzionaria: il concessionario della terra assegnatagli avrà completamente mano libera, senza che lo Stato si intrometta nelle sue scelte. Le autorità si limiteranno a garantire agli agricoltori i mezzi necessari per produrre - trattori, semi, sistemi di irrigazione. Inoltre sono stati aperti negozi dove i produttori possono comprare in moneta nazionale attrezzi e vestiti da lavoro, bardature ecc. Il presidente dell'Associazione nazionale piccoli agricoltori (Anap) Orlando Lugo ha informato che l'unico obbligo degli assegnatari sarà la vendita di una consistente quota (fino al 90%) di prodotti allo Stato a prezzi fissati dalle autorità.

La riforma voluta da Raul affronta anche un'altra difficile situazione. Il deficit di circa 3000 agronomi e veterinari i quali, al lavoro in aziende statali, preferiscono altri mestieri che garantiscano migliori introiti e condizioni di lavoro. Lavorare in zone - spesso disagiate - delle campagne rende meno che inventarsi lavori in città: il giornale Trabajadores - del sindacato unico Ctc- cita l'esempio di ingegneri pecuarios - specializzati in bestiame - che scrivono di baseball, veterinari che lavorano in città come costruttori, agronomi che comercializzano in proprio prodotti agricoli ecc.

Così le Unità basiche della produzione cooperativa (Ubpc, controlla il 40% dei 3,5 milioni di ettari coltivati a Cuba) devono affrontare un'«estrema scarsezza» di tecnici. Una delle direttrici del ministero dell'agricoltura, Adriana Bellester, ha affermato che il numero dei laureati nel settore «non soddisfa le necessità». Nel 2007 Cuba aveva circa 31.000 tecnici e circa 7000 ingegneri agronomi. Dunque la riforme deve servire anche a dare «maggiori motivazioni» ai lavoratori e ai tecnici agricoli per «riavvicinarli al solco» (dell'aratro).



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05 febbraio 2009 Di José Habanero


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