Un percorso bibliografico sulla Moda

Dopo un lungo periodo di “stagnazione” post anni Ottanta, specie italiana a dire il vero perché all’estero l’argomento è stato ancora seguito attentamente dagli editori, ecco riemergere negli scaffali delle librerie titoli interessanti dedicati alla moda. E titoli che non sono le solite, ripetitive enciclopedie della moda, di cui, dobbiamo proprio dire, non se ne sente affatto la necessità. Esaustiva quella attualmente in commercio edita da Bruno Mondadori: Enciclopedia illustrata della moda di Ludmila Kybalovà, Olga Herbenovà e Milena Lamarovà, disponibile in edizione rilegata (edita nel 2002) o in brossura (2004), e punto di partenza essenziale per chi non avesse mai approfondito l’argomento. Dall’antichità al Novecento si riassume l’importanza del costume nella vita quotidiana di donne, uomini e bambini, e il suo evolversi in base alle trasformazioni sociali. Con alcune tappe dirompenti come l’eliminazione della famigerata crinolina, colpevole della morte di molte poverette, o la liberazione dal corsetto, di cui dobbiamo ringraziare soprattutto Paul Poiret (per un approfondimento Dalla crinolina alla minigonna. La donna, l’abito e la società dal XVIII al XX secolo di Ada Gigli Marchetti, edizioni Clueb 1995). Eventualmente è possibile integrare le informazioni con l’attualità del Dizionario della moda 2004, edito da Baldini Castoldi Dalai, anch’esso un repertorio generale. E da non dimenticare, seppure limitato all’ambito italiano, il XIX volume degli Annali della Storia d’Italia Einaudi, dedicato interamente alla moda.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, appunto, si era sviluppato ampiamente un discorso iniziato in precedenza e che vedeva nel fenomeno moda non più una forma di artigianato di lusso, bensì qualcosa che si avvicinava maggiormente alla creatività artistica. Dal dopoguerra (per l’epoca fascista da ricordare il bellissimo Il lusso e l’autarchia di Natalia Aspesi - Rizzoli, attualmente introvabile), con la nascita degli eventi sartoriali di Firenze, ma anche di Roma e Torino, la moda italiana entra di diritto in una nuova era, ancora elitaria ma già più aperta al grande pubblico, pur mantenendo la sua connotazione artigianale. Sono gli anni tra la fine dei Sessanta e gli Ottanta a decretarne definitivamente l’importanza nazionale e internazionale, trasformando i sarti in stilisti e facendone delle star, come già era accaduto in Francia. È l’epoca d’oro di Armani, Versace, Ferrè, Albini, Coveri, Krizia... La sfilata di moda diventa spettacolo, viene allestita non più nelle sartorie ma in teatri, in padiglioni appositamente strutturati, nasce un nuovo “spazio scenico” (parafrasando il titolo del bellissimo saggio di Allardyce Nicoll edito da Bulzoni, 1971) e accanto alle indossatrici, nel frattempo anch’esse diventate dive dello starsystem, salgono sulle passerelle ballerini, musicisti, attori ripresi dalle telecamere televisive. Ed è proprio la televisione a ufficializzare l’importanza di un fenomeno di costume e commerciale senza precedenti.
Escono in quegli anni numerosi libri fotografici che riassumono magnificamente questa evoluzione e che purtroppo al momento sono esauriti. Potrete trovare in biblioteca, tra i tanti, Moda. Arte/Storia/Società di Grazietta Buttazzi, Fabbri.

Contemporaneamente si moltiplicano gli studi socio-antropologici e semiologici che analizzano il fenomeno moda “scientificamente”, vedendo le ragioni di un comportamento umano che ha radici antichissime: la trasmissione di un messaggio preciso attraverso il corpo e il suo abbigliarsi. Solo marginalmente il termine “moda” in questa sede è applicato nella sua più vasta accezione, che racchiude uno spettro assai più ampio di elementi che vanno ben oltre il gusto del vestire.
Possiamo partire dal fondamentale testo di George Simmel La moda, ripubblicato da Mondadori negli Oscar Classici (2001), breve saggio di estetica imprescindibile, così come lo sarebbe Il sistema moda di Roland Barthes (Einaudi 1970) se fosse ancora reperibile. Speriamo venga ripubblicato presto. Tuttora in libreria invece La moda della moda (Costa & Nolan 1999), uno dei tanti saggi dedicati al tema da Gillo Dorfles. Da non perdere anche Mode&Modi (Mazzotta 1979 e poi 1990) e Nuovi riti e nuovi miti del 1965, riproposto da Skira nel 2003.
In questa linea l’analisi del semiologo italiano Ugo Volli: Contro la moda (Feltrinelli 1990) e Block Modes. Il linguaggio del corpo e della moda (Lupetti 1998), tra i tanti titoli da lui pubblicati in questi anni.
Non dimentichiamo il taglio storico-sociale di Rosita Levy Pisetsky de Il costume e la moda nella società italiana, datato 1978 (ma riedito nel 1995), di cui attendiamo una ristampa. E, infine, Psicoanalisi della moda di Eugénie Lemoine-Luccioni (Bruno Mondadori 2002).

Le ultime uscite in libreria

E veniamo all’oggi.
Simona Segre Reinach, studiosa di antropologia culturale e docente di Fashion Studies presso l’Università IULM di Milano, propone con La moda. Un’introduzione (Laterza 2005) una dettagliata analisi partendo dalla definizione “moda”, attraversando la storia delle idee sulla moda, approdando ai modelli produttivi e culturali e chiudendo con il “fashion marketing”. Notevole la bibliografia.

La casa editrice romana Meltemi ha inaugurato un Manuale di comunicazione, sociologia e cultura della moda in più volumi. Sono usciti i primi due titoli.
Nel primo, Moda e società (2004), l’autrice Maria Cristina Marchetti, docente di Teorie delle comunicazioni di massa e Sociologia dei consumi presso la LUMSA, sottolinea sin da subito quanto la “storia delle idee, dalla scienza alla filosofia, non sia immune dall’azione della moda”, seppure l’abbigliamento resti il campo privilegiato di applicazione del fenomeno e sicuramente quello più studiato (su questa linea anche I paradossi della moda. Originalità e transitorietà nella società moderna di Elena Esposito, Baskerville 2004). Maria Cristina Marchetti sviluppa, tra l’altro, l’interessante discorso del diffondersi delle mode e i meccanismi che regolano questa propagazione rispetto alla stratificazione sociale. Anche in questo caso la bibliografia è curatissima.
Il secondo volume del Manuale di comunicazione, sociologia e cultura della moda è firmato Nello Barile (esperto e docente di Sociologia della comunicazione) e si intitola Moda e stili (2005). Lo studio, che prosegue e approfondisce per molti versi quello del primo volume, è estremamente attualizzato e si concentra sul rapporto non escludente tra stile e moda: “nell’epoca della globalizzazione il concetto di stile ha contagiato quello di moda mentre la forma pura della fashion è penetrata nell’universo dello stile alterandone la struttura”. Inoltre analizza i vari livelli e linguaggi della comunicazione nei confronti dell’universo moda. Tra i punti di riferimento di Barile i saggi di Alberto Abruzzese, di Paola Colaiacomo (ricordiamo Mercanti di stile. Le culture della moda dagli anni ’20 a oggi, Editori Riuniti 2002, e Cartamodello. Antologie di scrittori e scritture sulla moda Edizioni Luca Sossella, 2000). Bibliografia interessante.

Chiudiamo con due titoli meno impegnativi.

Nobiltà dell’abito, della Principessa Bibesco, pseudonimo della principessa rumena Marthe Lucile Bibesco scrittrice di talento apprezzata anche da Proust. Appena edito da Sellerio è la splendida testimonianza diretta della visione anni ’20 del mondo della moda: diciotto ritratti, più o meno romanzati (ma è poco importante) di protagonisti di quel mondo, commissionati nel 1927 da “Vogue”. La Francia ha una notevole storia letteraria sulla moda. Citiamo solamente Madame de Sévigné e le sue Lettres alla figlia (XVII secolo), il Traité de la Vie Elégante di Balzac (1857) La dernière Mode di Mallarmé, rivista fondata alla fine dell’Ottocento, e le molte pagine di Proust e Colette dedicate alle toilette delle dame del gran mondo.

Mai il mondo saprà. Conversazioni sulla moda di Quirino Conti (Feltrinelli 2005) è invece la voce di un protagonista di questo mondo, uno che i meccanismi li vive dall’interno, che ha conosciuto tutti i protagonisti degli ultimi decenni. Uno “stilista occulto” come l’ha definito Natalia Aspesi, scenografo e costumista che collabora con molte grandi firme dell’industria della moda. È un po’ storia della moda (anzi della Moda con la emme maiuscola), un po’ analisi del costume, con qualche cenno di critica d’arte, di storia del cinema e del teatro. Ma non cercate una cronologia precisa: è tutto mescolato in modo gradevolissimo e così la moda diventa divertimento, fascino, allegria, mondanità, diario e anche romanzo dell’effimero, perché “la Moda è come la neve, prende forma da ciò che ricopre”, è tutto e nulla.

E la fotografia?
In uscita proprio in questi giorni Lo sguardo italiano. Fotografie italiane di moda dal 1951 a oggi, un progetto importante della Fondazione Pitti Immagine Discovery edito da Charta, che si va ad aggiungere ai precedenti Nelle ombre di un sogno. storia e idee della fotografia di moda, saggio di Claudio Marra (Bruno Mondadori 2004) e Archeologia dell’eleganza. 1980-2000. 20 anni di fotografia di moda (Contrasto DUE 2002) volume illustrato edito da una delle maggiori agenzie fotografiche italiane.

Chiudiamo con una frase dall’Introduzione di Maria Cristina Marchetti al suo volume Moda e società:
“La moda deve sempre difendere se stessa e i suoi seguaci dall’accusa di frivolezza e superficialità che la relega tra le manifestazioni della cultura che non sono destinate a lasciare un segno nella storia dell’umanità. Il dibattito in materia è alquanto acceso e trascende l’interesse specifico per la moda. Esso investe le basi epistemologiche della conoscenza, divisa tra l’aspirazione alla totalità e l’attenzione alle piccole cose [...] Come afferma Nietzsche, è possibile arrivare alla profondità delle cose passando attraverso la loro superficialità. In questo caso la moda diviene uno strumento di lettura della società, dei suoi mutamenti e delle dinamiche d’interazione che gli individui stabiliscono al suo interno.”
E ora guardiamo le sfilate su Donna Moderna o su Glamour, ma certamente con un altro occhio!

Di Giulia Mozzato
22 febbraio 2005