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Intervista a Abraham Yehoshua
La lettura e l'anima

Incontriamo uno dei più grandi scrittori contemporanei, uno dei massimi esponenti della letteratura ebraica, molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica più raffinata. Con molta cortesia e disponibilità, chiedendo in quale delle numerose lingue che parla perfettamente si desidera che venga svolta l'intervista, discute di letteratura, di moralità del romanzo, delle difficoltà di uno scrittore a svolgere anche oggi una funzione attiva.


La critica letteraria e il pubblico oggi mostrano particolare interesse per la cultura ebraica. Come si spiega questo fenomeno?
P robabilmente nella cultura ebraica vengono date risposte generali, i comandamenti corrispondono ad esigenze universali, a leggi che varranno sempre, anche se l'affermazione morale è personale e non storica, filosofica o religiosa.
Nella letteratura oggi quale peso ha il giudizio etico formulato dallo scrittore?
F ino alla fine dell'Ottocento i personaggi erano o buoni o malvagi, oggi è meno facile che vengano proposte figure così nettamente distinte. Esiste sempre una spiegazione alla malvagità: l'individuo o è disturbato psicologicamente, o è nevrotico o è da giudicare vittima dell'ambiente. Dostoevskij mostra i problemi dei personaggi ma non distoglie l'attenzione del lettore dal problema morale, non vi sono giustificazioni per certe azioni. Diversa invece è già la posizione di Camus, il suo eroe in Lo Straniero è alienato, il delitto in realtà è causato dal modernismo. Oggi non possiamo più ignorare la psicologia, ma dobbiamo introdurre il giudizio morale nel subconscio del protagonista.
Le nuove tecnologie, i nuovi mezzi di informazione come hanno modificato la letteratura?
L a letteratura è stata in parte sopraffatta dai media. Infatti l'efficienza, la rapidità dell'informazione oggi ha privato di parte del suo fascino quella particolare informazione che deriva dalla lettura di un libro. Di certo le nuove forme di comunicazione hanno una grande importanza, sia a livello sociale che personale, sono, per così dire, più popolari. La letteratura si deve quasi chiudere in un angolo e, a volte, deve lamentarsi della superficialità del mondo moderno, anche di quello che dovrebbe essere più attento. Gli editori americani per esempio spesso compiono delle grossolane gaffes letterarie...
Quale è il rapporto tra lo scrittore e il lettore?
I l giudizio su di un'opera dovrebbe essere regolato da leggi autonome, che si autodeterminano: è l'estetica che definisce il valore di un'opera d'arte non il fruitore. Il lettore non dovrebbe esercitare un giudizio morale su un libro, anche perché tali giudizi si modificherebbero nel tempo: i problemi della generazione precedente sono diversi da quelli della successiva e così le opinioni, i gusti. Inoltre ciò che è morale o eticamente positivo per lo scrittore non è detto che lo sia per il lettore.
E la critica letteraria?
L a critica letteraria tenta di avere dei criteri oggettivi di analisi. Sicuramente però il critico deve tener presente il lettore, ma deve anche trovare elementi di giudizio che abbiano un respiro ampio, che sappiano superare lo spazio di una generazione. Ed è diversa la posizione del critico letterario da quella del critico d'arte, o musicale.
Ma nella società contemporanea la lettura ha ancora un peso rilevante?
C apita che leggere un libro sconvolga la nostra anima, che nasca un'empatia straordinaria, che addirittura arrivi a cambiare la nostra vita. Parlo soprattutto di libri scritti nella prima metà di questo secolo. Oggi spesso la letteratura entra a far parte dell'intrattenimento o del mondo dello spettacolo.


Intervista a cura di Grazia Casagrande




7 maggio 1999