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Derek Walcott

Proponiamo ai nostri lettori questa intervista che ci ha concesso Darek Walcott. Il premio Nobel per la letteratura del 1992 (questa la motivazione "per un'opera poetica di grande luminosità, retta da una visione storica, l'esito di un impegno multiculturale") vive a Trinidad e insegna all'università di Boston, con la sua opera poetica e drammaturgica ha saputo compiere una sintesi tra cultura caraibica e letteratura anglofona. Ha detto di sé:
Io sono solamente un negro rosso che ama il mare,
ho avuto una buona istruzione coloniale,
ho in me dell'olandese, del negro e dell'inglese,
sono nessuno, o sono una nazione.



Quali sono le sue abitudini di scrittura?
Quando scrivo? Tempo fa prevalentemente la mattina molto presto: vivo ai Caraibi e svegliarsi alle cinque del mattino, vedere il sole che sorge è un'esperienza meravigliosa. Ma ora penso che forse mi svegliavo così presto soprattutto per fumare e non per scrivere, per bere un caffè e fumare tranquillamente una sigaretta in solitudine. Quando ho smesso di fumare mi sono reso conto che non avevo bisogno di svegliarmi all'alba e da allora la mia giornata comincia un po' più tardi. Continuo a lavorare soprattutto al mattino, ma c'è stato un periodo in cui avevo bisogno di vedere sorgere il sole per sentire che il giorno stava cominciando. Non potete immaginare quanto sia bello rimanere vicino al mare all'alba, è una sensazione splendida.

Da che cosa nasce in lei l'ispirazione?

Per quanto riguarda "quello che scrivo", non ho mai avuto problemi nella ricerca del materiale su cui scrivere. Le mie sono prevalentemente opere teatrali, pagine su cui lavoro a lungo perché è sempre un processo molto delicato per me arrivare a completare un testo che mi soddisfi.

E per le opere poetiche?

Anche quando scrivo versi, il mio è un lavoro lento... Penso che sia molto simile scrivere un romanzo o delle poesie: il narratore si prefigge di elaborare un certo numero di pagine in un giorno, il poeta decide di comporre alcuni versi, e nei testi teatrali si devono scrivere un certo numero di dialoghi. Io però non intendo comporre una poesia al giorno, non mi fisso degli obiettivi precisi perché in realtà è impossibile stabilire a priori la propria ispirazione. Se non riesco a scrivere faccio altre cose, ad esempio dipingo. Diviso come sono tra teatro e pittura a volte provo a sperimentarmi in qualcosa di più ampio, e scrivere un poema impone molto lavoro. Il piacere di questo tipo di scrittura lenta è svegliarsi la mattina e sapere che bisogna lavorare sodo, mentre invece con la lirica ogni giorno devi chiederti se riuscirai a scrivere o no.

Non ha mai vissuto una crisi d'ispirazione?

Non ho avuto mai veri motivi che mi abbiano costretto a smettere di scrivere. Posso avere piccole crisi, come in questo momento, perché sto scrivendo un articolo di critica letteraria e faccio veramente molta fatica a finirlo. La cosa mi spaventa un po', ma non penso di avere un blocco nella scrittura; penso invece che la difficoltà dipenda dal fatto che sto trattando un argomento molto vasto.

Di Grazia Casagrande




6 settembre 2002