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Roberto Vecchioni
La poesia in musica

Un intellettuale, un poeta, un cantante? Tutto questo e qualcosa di più: la capacità di comunicare emozioni e pensieri attraverso la poesia in musica, oggi anche attraverso la parola scritta.
Che cosa ci dice professore?


E' spesso citato un autore come tuo maestro: Pessoa. Mi puoi dire quale è l'eredità che senti di avere avuto da Pessoa?
L'eredità di Pessoa è pesantissima, irripetibile, penso che sia quasi impossibile andargli dietro. Credo che i modelli più tipici del Novecento siano altri, i Borges, i Calvino, se vuoi andare sul linguaggio surreale, o anche altri autori realisti, anche italiani e molto recenti. Ma per quello che riguarda la poesia, la poesia portata all'estremo della disperazione, credo che Pessoa sia irripetibile. Di Pessoa io adoro questo straordinario far poesia piena di cose, fatto che nella poesia moderna italiana si va perdendo sempre di più.
Che cosa critichi della poesia contemporanea?
La parola si smagrisce, si snatura, diventa fine a se stessa, è un bell'esperimento, ma non ha più niente a che vedere con la poesia. Credo che la letteratura in musica debba essere comunque significante, debba dire qualcosa, non può essere assolutamente un assurdo, un inspiegabile. Deve divergere molto dalla strada segnata dall'ermetismo o da altri "-ismi" incomprensibili. Credo che si debba andare verso una poesia aperta a tutti, ma con una terminologia costruita, non caricata, ma adeguata alla situazione. La poesia è fatta di cose, cose da toccare, di situazioni da ricreare, di realtà, di cose viventi. Oggi la poesia in musica credo sia molto più avanti della poesia da sola, perché è molto più vicina alla gente, al popolo, al gusto popolare. Sta prendendo un'eredità che era della poesia dell'Ottocento, perché nel Seicento e nel Settecento la poesia era soprattutto accademica, credo che la canzone d'autore abbia un futuro grandissimo.
Dicevi che la poesia in musica deve avere un effetto "da prima volta", e la letteratura?
No, non credo che la letteratura debba avere questa proprietà. La letteratura puoi rileggerla, puoi rimeditarla, riperseguirla, avere diverse chiavi di lettura, invece la poesia in musica deve essere immediata e non può non esserlo: la musica è immediata, se le parole hanno un altro significato rispetto alla musica, se arrivano molto dopo, hanno perso il loro senso, la loro funzione.
E il tuo passaggio alla letteratura?
Parli di letteratura, ma è un tentativo di narrativa quello che ho fatto io, la letteratura è un'altra cosa. Io posso insegnare la letteratura e non saperla fare. Sono uno scrittore "debuttante" e oltre che debuttante anche "dilettante".
Gli anni della scrittura per le canzoni fanno parte di un tuo itinerario, così come è avvenuto anche per Guccini.
Sicuramente. Sono stati una gran palestra. Ho cercato di fare in altro modo rispetto alla canzone. La canzone è un avvenimento rivoluzionario, se seguiamo Alberoni. Devi coglierla al volo, dura tre minuti, quattro minuti e devi "dire" un'opera in tre minuti. Invece la narrativa dà più adito a terminologie esatte, in un certo senso è più facile. Più difficile però per chi gli schemi narrativi non li conosce bene, per chi non è stato abituato a scrivere in narrativa fin dalla prima volta.
Tu hai un forte transfert nei tuoi personaggi "musicali", e come narratore?
Si, tantissimo, io sono in tutti i miei personaggi "musicali". Come narratore invece di meno. Infatti mi vedo sempre di più in personaggi femminili e in questo lavoro di narrativa ci sono pochi personaggi femminili, a parte Saffo alla fine. Il transfert è più forte quando posso urlare in prima persona, cantare, quindi narrare mentre agisco e così mi colloco bene dentro al personaggio, ma scrivendo alieni un po' da te il messaggio scritto, non lo ripeti in prima persona come nella canzone.
Tu guardi da fuori perciò i tuoi personaggi
Per me adesso sono così come li ho immaginati, non sono più come ce li descrive la Storia. Sono molto pirandelliani.
A quale pubblico di lettori ti rivolgi?
A questo mistero che c'è in ognuno di noi, senza voler esagerare. Tento di scavare per trovare un equilibrio, una certa serenità in noi stessi. Il fondamento è che l'essere umano è bellissimo, irripetibile, quelli che hanno fatto la Storia sono forse i più fortunati, però la parte importante di loro, quella che ha permesso loro di passare alla Storia, è anche in molte altre persone. Ad esempio l'avventurismo, l'errore, lo sforzo per arrivare, le invenzioni, sono in tutti noi come potenzialità. E non dobbiamo perdere queste potenzialità ed è bello poterci rispecchiare in questi "grandi".
La sofferenza è materia di ispirazione per l'artista?
La sofferenza è però anche un po' sopravvalutata. Non è vero che i grandi artisti, i grandi pittori, debbano per forza e solo soffrire. Se non ci fosse la sofferenza allora non esisterebbe l'arte? È assurdo. Pensiamo all'Atene di Pericle, al Rinascimento, periodi meravigliosi in cui anche l'arte è stata meravigliosa e senza grandi sofferenze.

Nell'intervista si fa riferimento al volume di Roberto Vecchioni, Viaggi del tempo immobile, Edizioni Einaudi (I Coralli, n.50). Vecchioni ha trattato il rapporto poesia e musica nella prefazione e in un saggio del volume Parole in musica. Lingua e poesia nella canzone d'autore italiana, Edizioni Interlinea.



7 marzo 1997