foto Effigie

Danielle Thomas
La "first lady" dell'avventura

Danielle Thomas è a Milano per presentare il suo ultimo libro, Grido di silenzio. L'abbiamo incontrata al Teatro Verdi dove, insieme al marito, presenta il suo lavoro al pubblico italiano. Sorridente e cordiale, mostra molta sicurezza di sé e non appare certo intimidita dalla presenza del più noto marito.

Si dice che uno dei segreti del successo di Wilbur Smith sia lei, sua moglie. Ma lei come è arrivata a decidere di scrivere e pubblicare?
Questa è una domanda molto interessante. Io per la verità ho sempre scritto, ma diciamo un po' scribacchiato, se vogliamo, nei giornaletti della scuola, e simili. Una cosa è certa che quando io ero giovane facevo l'insegnante e, dovendo tenere a freno i soliti ragazzini, dicevo loro "se non fate i buoni alla fine della lezione non vi racconto la storia" e in genere funzionava: amavano ascoltare le storie. Poi ho incontrato Wilbur Smith, che aveva scritto il suo primo bestseller e l'ho sposato. A quel punto ero estremamente intimidita, pensavo "addio scrittura privata, come faccio adesso a mettermi a scrivere, con quale coraggio? Lui naviga nelle alte sfere della letteratura e io sono qui per terra..." perciò per molto tempo ho abbandonato questa idea. Poi un giorno mi sono guardata allo specchio e ho visto le prime rughette, che tutte le donne guardano con orrore... così mi sono detta "se vuoi realizzare quel sogno cha hai da quando eri bambina, se vuoi vedere un libro con il tuo nome in copertina devi decidere: adesso o mai più". Così ho scritto il primo libro.
In quale modo armonizza il suo tempo di lavoro con quello di suo marito, dividendo con lui questa vita di scrittori?
Noi scriviamo insieme, intendendo con questo non nello stesso posto, ma tenendo gli stessi ritmi. Ogni due anni ci mettiamo al lavoro il 6 di febbraio, che è il giorno dell'anniversario di matrimonio, cominciamo entrambi alle 9 del mattino, però ai due lati opposti della casa: lui in fondo alla sua ala, nello studio, io dalla parte opposta. All'ora di colazione smetto, vado dalla sua parte e comincio a riguardare quello che lui ha scritto. Dopo discutiamo proprio su quello che ha scritto e varie altre cose contingenti. A questo punto io ho finito la mia parte di lavoro, mentre lui continua fino circa alle tre del pomeriggio. Posso perciò dire che scriviamo "insieme ma separati".
La "leggenda" vuole che lei si occupi di fare le ricerche nelle biblioteche per i libri di suo marito. Quando lei riporta i risultati di queste ricerche ne parlate insieme, selezionate il materiale, oppure è un lavoro che fate indipendentemente l'uno dall'altra?
Effettivamente io aiuto Wilbur nelle sue ricerche. Lui scrive, spesso su foglietti: "ho bisogno di sapere come sono le linee di carico delle colubrine" (ad esempio) e io vado in biblioteca a studiarmi tutti i libri di navigazione... Io faccio questo lavoro mentre scrivo anche il mio libro, ma mi fa piacere. All'inizio mi arrabbiavo perché andavo in biblioteca, studiavo come una matta, riportavo a casa volumi e appunti in quantità e l'indomani trovavo una frase. Perciò mi dicevo "non vale la pena". Invece, naturalmente, non è vero: anche queste cose sono importanti.
Quanto la sua scrittura si è "nutrita" del lavoro di suo marito?
Non penso di essere influenzata nello stile di scrittura da Wilbur. Chiunque legga due libri nostri parallelamente si renderà conto che è così. Quello che ho imparato da lui è che per scrivere ci vuole una fortissima disciplina e che bisogna lavorare, ma sodo! E che se il primo libro "va" non ci si può adagiare su questo successo e pensare che il secondo libro sarà un lavoro tutto in discesa, invece è peggio perché facilmente nasce l'idea che con il secondo libro arriverà la catastrofe, la caduta letteraria. Perciò per me la strada è ancora in salita. Certo Wilbur mi ha anche detto che, specie dopo molti anni, uno scrittore "va a regime" sa quando e come muoversi e impostare le cose. Sono sicura che per lui sia così. Ma per quel che mi riguarda mi sento ancora il novellino che deve imparare tutto.



4 aprile 1997