I libri di Younis Tawfik sono ordinabili presso Internet Bookshop



Intervista a Younis Tawfik

Scrivo per sentirmi vivo, per esorcizzare la nostalgia e per non morire, così ha detto di sé Younis Tawfik scrittore, giornalista e saggista. Nato a Mosul (l'antica Ninive), in Irak, si è trasferito nel 1979 in Italia dove si è laureato in Lettere e Filosofia all'Università di Torino. Dirige la collana Abadir Culture dell'Africa e del Medio Oriente della casa editrice Ananke, è vicepresidente del Centro Culturale italo-arabo Dar al Hikma e con il suo ultimo romanzo ha vinto numerosi e prestigiosi premi letterari.


Lei è docente di letteratura araba. Secondo lei lo studente italiano ha una preparazione adeguata quando accede all'università?
N o. C'è una scarsa preparazione, la scuola è spesso priva di contenuti letterari internazionali, soprattutto dei paesi da cui c'è una forte immigrazione in Italia. In questo periodo però si sta lavorando molto in questo senso, so di insegnanti impegnati a preparare i loro alunni ad un mondo multiculturale. Si cerca di far conoscere scrittori, opere e arte dei paesi non europei, soprattutto di quelli che hanno numerosi rappresentanti qui in Italia. So però che in alcune scuole ci sono insegnanti che pongono molte resistenze e che ignorano queste "contaminazioni", sia perché loro stessi non sono sufficientemente preparati, sia per un vero e proprio rifiuto ideologico. Invito molto caldamente le istituzioni a dare sempre maggiore impulso allo studio della cultura "dell'altro", perché ormai l'Italia è un paese di forte immigrazione, fa parte della comunità europea e non può continuare a ignorare quello che sta accadendo un po' dovunque.

In Italia c'è una tradizione antica di rapporti con la cultura araba.

È proprio quello che ho indicato nel mio ultimo romanzo (La straniera, ndr) quando ho utilizzato uno stile arcaico, evocando il Convivio di Dante e altri classici, però visti sotto una nuova luce.

La ricerca linguistica operata da chi scrive in italiano, ma è di madre lingua straniera come avviene? Quali differenze ci sono rispetto a chi scrive nella propria lingua naturale?

G li scrittori italiani dell'ultima generazione che compiono delle ricerche sul linguaggio hanno logicamente maggiori possibilità, rispetto a uno straniero che scriva in italiano. Maneggiano infatti meglio lo strumento-lingua, come è logico; noi stranieri abbiamo altri orizzonti, altre potenzialità ad esempio sappiamo usare la nostra cultura di provenienza per creare un genere letterario assolutamente nuovo: possiamo complementarci però. Gli scrittori italiani non devono ostinarsi a tentare un rinnovamento unicamente linguistico che non contempli anche le trasformazioni sociali, etniche e culturali in senso lato.

Ma allora, secondo lei, le letterature nazionali sono destinate ad estinguersi?

L a tradizione culturale italiana ha le sue caratteristiche nazionali, così come la francese o l'inglese, così ci saranno sempre delle letterature nazionali, e questo vale anche per la cultura e la produzione letteraria araba. Oggi però assistiamo ad un fatto del tutto nuovo: una letteratura italiana scritta da non italiani. Il problema è: come definirla? Esprime infatti l'intreccio culturale, il meticciato (brutta parola che sembra quasi spregiativa), testimonia insomma il complesso scambio tra ciò che l'immigrato porta con sé e quello che qui riceve. Diventa una specie di laboratorio di letteratura universale.




Di Grazia Casagrande




16 febbraio 2001