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Jonathan Stroud

Il maghetto come modello preferenziale dei ragazzi del terzo millennio? Così sembrerebbe, a giudicare dal crescente numero degli epigoni di Harry Potter, che si spintonano sui banchi delle librerie.
Il più recente romanzo incentrato su un maghetto inglese, L’amuleto di Samarcanda ha conquistato il successo grazie a un nuovo tipo di io narrante, addirittura il demone evocato dall’apprendista stregone Nathaniel.
L’autore, il londinese Jonathan Stroud, ha in cantiere una trilogia fantasy in cui quest’insolita coppia, il maghetto dodicenne e il millenario genio da lui evocato, Bartimeus, combatte contro i cattivi maghi che dirigono l’impero inglese. All’autore, in Italia per presentare il libro, i cui diritti cinematografici sono già stati acquistati dalla Miramax, abbiamo chiesto


Che parte ha avuto l’invidia per la Rawlings, la miliardaria autrice di Harry Potter, nella creazione del suo romanzo?

Non l’invidia, ma la gratitudine. Infatti il successo della serie di Harry Potter ha trainato notevolmente il mercato del fantasy; è grazie alla Rawlings se oggi i maghetti prosperano in libreria e al cinema, con un forte indotto nella pubblicità e nei gadgets.

La sua carta vincente, per emergere nella gara dei maghetti alla conquista del pubblico, è il personaggio del demone Bartimeus?

In effetti la novità del mio romanzo è proprio questa figura soprannaturale, questo jinn, o genio, per evitare la definizione di demone che risulterebbe troppo sinistra per un personaggio che non è del tutto malvagio, ma ha una personalità sfaccettata, ironica, e finisce per affezionarsi al ragazzino che l’ha evocato. Essendo un essere millenario, mi permette di raccontare aneddoti storici in chiave divertente, per questo l’ho elevato a voce narrante.

Le vicende raccontate nel romanzo alternano il punto di vista di Bartimeus e quello di Nathaniel, permettendo da una parte curiosi excursus storici e mitologici, e dall’altra la descrizione di una Londra futuribile, governata da una dittatura di maghi, ma con un nucleo di resistenza da parte degli umani. C’è quindi nel libro anche una chiave di lettura politica?

Non è l’elemento principale, perché si tratta pur sempre di una fiaba, però ho voluto inserire un aspetto un po’ più realistico rispetto agli altri fantasy. Tutti i rapporti che si vengono a creare fra i personaggi sono rapporti di potere. Ad esempio Nathaniel esercita un potere su Bartimeus perché l’ha evocato, ma quando il genio scopre il suo vero nome, acquista a sua volta un potere su di lui. In questo primo romanzo la figura di Kitty,la ragazzina che dirige la banda giovanile di dissidenti si intravede appena, ma nei due libri seguenti acquisterà importanza, interagendo sempre più, con risultati diversi, con Nathaniel e Bartimeus.

Concluderà la storia con l’annunciata trilogia oppure, se avrà successo, prolungherà la vita dei suoi personaggi?

Nel mio progetto, la permanenza di Bartimeus al fianco di Nathaniel è distribuita in tre episodi. Adesso sto scrivendo il secondo romanzo, e penso che quando sarà finito anche il terzo sarò abbastanza stanco da voler chiudere l’esperienza. Però Bartimeus è un genio immortale, e non posso escludere che qualche altro mago, in seguito, lo possa nuovamente evocare.

Di Daniela Pizzagalli




13 gennaio 2006