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Corrado Stajano
Un intellettuale e il potere: "Promemoria" di Corrado Stajano

Corrado Stajano, scrittore civile della Prima e della Seconda Repubblica, forte e coraggioso nel denunciare i mali della Prima, amareggiato e deluso nel guardare, da attore, quelli della Seconda. Quanti si possono riconoscere nella sua delusione? Forse in molti, forse i migliori...

Promemoria è un libro sofferto, che mostra una passione che la realtà esterna si è sforzata di spegnere.
E' stata un'esperienza importante. Ma non è solo un libro triste, è pieno di personaggi che fanno ridere e sorridere. È pieno di grotteschi. Credo che possa anche definirsi una rappresentazione della realtà così com'è.
Si pensava però che la realtà potesse essere cambiata.
Certo, è un'esperienza anche di delusione, anche di amarezza. Però bisogna tenere conto che un libro è anche un atto di fede. Quindi c'è sempre un margine. Il mio libro è dedicato ai compagni sconosciuti, a coloro che operano con grande dedizione, con grande competenza e che nel gruppo parlamentare progressista dove io ero, erano la grande maggioranza. Di qualità intellettuale, civile e morale superiore al gruppo dirigente, quelli che io chiamo i piccoli oligarchi. Queste persone sono tante in questo paese, bisogna fare in modo che abbiano la possibilità di decidere. Purtroppo la possibilità di decidere ce l'hanno due o tre persone. In grande ce l'hanno pochissime persone, dalla politica, all'economia e alla finanza, che poi è la stessa cosa.
Roma, per chi viene da Milano, è una realtà diversa e poco conosciuta. Qual è stato l'impatto con la città?
Io ho lavorato a Roma, quando lavoravo per la televisione sono stato per lunghi periodi a Roma. Qui, però, il dover andare tutti i giorni in quello che io chiamo un collegio per adulti, è stata una esperienza singolare. Il mio libro racconta l'esperienza di un senatore che accetta di fare il senatore come una sorta di "servizio civile" in nome della collettività. C'è questo continuo parallelo tra Palazzo Madama, dove io lavoravo, e l'esterno, il quartiere dove abitavo, da via Giulia a Piazza Farnese, a Campo de' fiori, a Piazza Navona, tutte le strade attorno, per cui io riempio il libro anche con tutte le storie dei personaggi del passato che sono passati di lì: da Caravaggio che ha anche vissuto dentro Palazzo Madama, a Giordano Bruno che è stato bruciato a due passi da Palazzo Madama, a Galileo Galilei che ha fatto la sua famosa abiura in una delle sale di Palazzo San Macuto. Io ero uno dei componenti della commissione antimafia e, dopo ricerche che ho fatto (perché non si riusciva bene a capire dove fosse il posto dove Galilei aveva fatto la sua famosa abiura) ho scoperto che bastava prendere l'ascensore e dal quinto piano arrivare al secondo e, nella sala della biblioteca, sotto una scaletta, in una sala deserta c'era proprio quel posto.
Nel libro sono presentati anche personaggi più recenti
Sì, personaggi del passato ma anche del presente, ad esempio quelli della Banda della Magliana o i ragazzi ebrei, i 112 ragazzi ebrei morti a Auschwitz. Un giorno, andando a Trastevere, vedo una lapide sulla scuola ebraica che dice che lì sono stati allievi 112 ragazzi che non sono tornati. Mi sono messo a cercare i nomi e non sono riuscito a trovarli tutti, ne ho trovati solo 33. Mi ha preso una violentissima angoscia davanti a questa città indifferente.
Che cosa le è sembrato più importante raccontare nel suo libro?
Io ho raccontato il "dentro" e ho raccontato il "fuori". Il dentro: i meccanismi della politica. Molti mi chiedono, ma tu non sapevi che questa è la politica? Certo sapevo che questa è la politica così come viene fatta, ma io non ritengo che debba essere questa la politica, penso che debba essere diversa. Certo avendo lavorato per due anni come senatore semplice, dentro un gruppo parlamentare, uno si rende conto di quanto sia difficile fare la democrazia in Italia, questo lo dico con assoluta serietà, ci si provi a dirmi il contrario. Non è possibile. Poco tempo fa ai senatori, io non sono più senatore, è stato dato in mano un foglietto coi nomi delle persone da votare per la Corte Costituzionale o per il CSM (che poi non sono stati eletti, evidentemente hanno detto di no), ma questo senza discussione, chi aveva deciso i nomi? Chi lo sa? Lo avevano deciso i gruppi dirigenti dei partiti, questo toccava ai Popolari, l'altro ad Alleanza Nazionale... e allora che cosa è cambiato dopo la famosa caduta dei "muri" dell'89 e dopo Tangentopoli? È questa l'amarezza e la delusione. Certo altri devono andare avanti...
Nell'iter dei suoi libri c'è sempre stata una ricerca della verità, una denuncia?
Non è solo una denuncia, è anche il tentativo di trovare quelli che fanno ciò che devono. In tutti i miei libri. Nel Sovversivo c'erano i giudici bravi, che cercano di far uscire la verità; nell'Eroe borghese c'è la figura di Ambrosoli che, a costo della vita, si batte per l'onestà e perché i cittadini non debbano pagare ciò che non devono pagare e ciò che il potere politico dell'epoca voleva che pagassero. Tutti i miei libri non sono libri negativi, che mettono in rilievo solo l'Italia peggiore.
Senz'altro le figure più belle, ma sono anche figure perdenti.
Certo spesso sono degli sconfitti, ma bisogna appunto fare in modo che non siano degli sconfitti.
Gli intellettuali oggi che cosa possono fare?
Non so, io parlo per me, devono scriverne. Che facciano ciò che devono, che si guardino intorno, che prendano il tram, che guardino quella che è la società italiana. Quello che colpiva anche dentro Palazzo Madama era la non conoscenza della società italiana che per i politici professionali è sempre mediata.
Perché la loro vita è molto diversa da quella del cittadino medio.
Non fanno una vita normale, passano la vita tra riunioni e convegni e quindi non sanno pressoché nulla. Tante volte gli veniva detto: guardate che la vita è diversa... Ma era molto, molto difficile farsi capire
Anche questi personaggi della società civile prestati alla politica degli ultimi anni, sono lontani dalla vita quotidiana?
Sono stati esclusi, direi, perché hanno smesso quasi subito di fare politica. Io non sono mai stato iscritto a un partito. Non voglio parlare di quelli che hanno tutelato un interesse di azienda o altro,facendo politica, ma di tutte quelle persone che nell'ultima legislatura avevano tentato di modificare le cose. Ad esempio Sandra Bonsanti, Miriam Mafai, altri che adesso non ricordo, oggi si sono autoesclusi, non sono tornati. A me era stato offerto di tornare al Senato e ho rifiutato la candidatura. Ora c'è da dire che da un lato ci sono elementi di professionalità effettiva: è un lavoro, bisogna saperlo fare, fin da ragazzi bisogna conoscere certi elementi, questo senz'altro. Però c'è anche un altro fatto: questi nomi valgono al momento delle elezioni, poi non valgono più. Io per esempio avrei potuto fare delle cose, avrei potuto tenere una serie di rapporti con la società intellettuale e culturale, con l'informazione, ma pare che non gliene importi nulla, gli schemi sono molto, molto stretti.
Promemoria di Corrado Stajano - Edizioni Garzanti



4 luglio 1997