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Wilbur Smith

Ma perchè non l’hanno invitato come ospite al festival di Sanremo, dato che Wilbur Smith è tanto popolare in Italia da avere quindici milioni di appassionati lettori? Infatti i suoi romanzi ormai escono in Italia in prima mondiale, perché le cifre di vendita indicano che i nostri connazionali rappresentano una bella fetta dei suoi sostenitori, sui cento milioni di libri venduti in tutto il mondo dal maestro dell’avventura. Un record straordinario per un popolo notoriamente poco affezionato alla carta stampata. Per questo Smith non manca mai al lancio italiano di un suo nuovo romanzo, infatti è ritornato - insieme alla bella giovane moglie Mokhiniso, originaria del Tadzikistan - per questo nuovissimo Il trionfo del sole anche se ha dovuto scambiare il suo sole sudafricano con la neve dell’Italia del nord. Pensa che gli italiani amino i suoi romanzi soprattutto perché sono interessati all’Africa da sempre, fino da quando Cleopatra venne a Roma con Giulio Cesare, e anche l’avventura coloniale, per quanto poco gloriosa, ha rafforzato “il mal d’Africa” di noi italiani, mettendoci in sintonia con la passione che Wilbur Smith dimostra per la sua terra, non soltanto sfondo ma vera protagonista di ogni suo libro.

Il trionfo del sole si svolge nel Sudan, durante lo storico assedio di Khartum del 1884, che vide la guarnigione inglese comandata dal generale Gordon attaccata dalla popolazione indigena fanatizzata da un bellicoso profeta, il Mahdi: una situazione che ha molti agganci con l’attualità, per lo scontro di civiltà fra la non disinteressata protezione occidentale e la rivolta islamica.

È vero, questa storia presenta un conflitto molto attuale, ma la mia scelta dipende da un fattore più casuale. Mi sono imbattuto in un libro di Wiston Churchill, La guerra del fiume, che parlava appunto del generale Gordon e dell’assedio di Khartum, un episodio molto significativo nella storia dell’Africa, e ho subito pensato che sarebbe stato uno scenario perfetto per una trama eroica e avventurosa.

Poiché, come in ogni romanzo storico, i personaggi realmente vissuti interagiscono con quelli creati dalla fantasia, ecco che lei accanto a Gordon e al Mahdi ha inserito uomini e donne destinati ad amarsi follemente fra le più incredibili difficoltà. E i suoi protagonisti maschili – questa è la grande novità del romanzo – sono due antenati delle famiglie “storiche” della sua narrativa, cioè il mercante Ryder Courteney e il capitano Penrod Ballantyne, che finiranno per sposare due sorelle, creando così un legame tra queste saghe. È la prima volta che Courteney e Ballantyne, finora due cicli narrativi separati, s’incontrano: era un desiderio da tempo accarezzato dal loro creatore?

Non è stato premeditato. Come autore, io non mi sento tanto un deus ex machina quanto un cameraman che segue i personaggi nella loro vita. Il mercante e il soldato erano entrambi necessari al racconto, perché rappresentavano le strategie economiche e militari portate avanti dall’Inghilterra nella conquista del Sudan, e in questi due personaggi ho subito visto un Courteney e un Ballantyne, mi è sembrato perfettamente adatto questo incontro: era il momento giusto per me e per loro. È una questione di tempismo, che io considero la vera chiave del successo, in ogni campo. Soltanto chi sa trovare i tempi giusti ce la fa: nel lavoro, nello sport, nella vita. Come scrittore, io do la massima importanza alla scansione, alternando descrizioni, dialoghi, avventure in modo che ci sia sempre un ritmo serrato, senza cedimenti.

Di romanzo in romanzo conquista spazio l’attività erotica dei protagonisti, che nei primi libri era in secondo piano rispetto alle avventure. Una concessione alle richieste del mercato?

Al contrario: io fin dall’inizio volevo mettere più sesso nei miei libri. Amo le donne, amo il sesso, e avrei voluto inserire più scene erotiche nei miei romanzi, ma l’editore mi censurava, in nome del comune senso del pudore. Oggi per fortuna la mentalità è cambiata e posso soffermarmi con piacere su quelle scene che rappresentano la mia “parte sexy”, un aspetto molto valorizzato dall’avere io una moglie musulmana. Le musulmane fin da ragazzine vengono istruite su come occuparsi dei futuri mariti: un’usanza che io non posso non apprezzare!

Di Daniela Pizzagalli




11 marzo 2005