foto Effigie

I libri di Wilbur Smith sono ordinabili presso Internet Bookshop



Intervista a Wilbur Smith

A distanza di circa quattro anni dal precedente incontro italiano, Wilbur Smith è tornato nel nostro paese per presentare, in anteprima mondiale, il suo nuovo romanzo, Figli del Nilo. I libri di questo grande autore, sudafricano d'adozione e rodesiano di nascita, hanno venduto 100 milioni di copie in tutto il mondo e 13 milioni in Italia. Anche per questo l'uscita di un nuovo romanzo è un evento. E parlare con lui è doveroso.


È appena uscito in Italia il suo nuovo romanzo, ambientato nell'Egitto dei faraoni. Cosa l'ha portata a "saltare" dalle storie incentrate sulle famiglie inglesi afrikaner a quelle basate sulla storia dell'antico Egitto.
P rima di tutto io cerco di alternare la creazione di un libro che potremmo definire parte di una "saga delle famiglie inglesi" nella storia dell'Africa con uno che parli di tutt'altro. In questo caso dell'antico Egitto. Cerco di non scrivere due libri consuecutivi con la stessa ambientazione, cosa che mi darebbe un'impressione di ripetizione non fornendomi lo stesso tipo di stimolo. Ho bisogno di cambiare in modo da "rinfrescare" me stesso e le storie. Altre persone possono ovviamente avere esigenze diverse. La vicenda portante di un romanzo per me è un po' come una storia d'amore: deve arrivare al momento giusto. C'è un tempo in cui un amore o un libro maturano, bene, in altri momenti non potrebbero nascere, né svilupparsi.

Ma perché ha scelto l'Egitto?

A l tempo in cui ho scritto il primo della trilogia, Il Dio del fiume, ero affascinatissimo dall'Egitto e dalla sua storia, anche perché è una parte dell'Africa che conosco bene. Lì e nata la civiltà, per esempio, e quella zona ha sempre colpito la mia immaginazione. In questo romanzo ho sviluppato il rapporto tra Taita (figura molto importante per me, un esperto in arti magiche) e una giovane principessa, inclusa tra i personaggi principali del libro. Taita mi aveva appassionato già nelle opere precedenti e volevo riprenderlo, pensando che non avesse esaurito il suo valore. Probabilmente il prossimo libro sarà di tutt'altra impostazione e anche ambientazione.

Prima della sua scomparsa, Danielle Thomas, sua moglie e anche scrittrice, collaborava con lei per le ricerche storiche che erano alla base dei suoi romanzi. Ora qualcuno ha preso il suo posto?

N o, questo libro l'ho scritto senza alcun aiuto.

Un tema molto presente nel suo romanzo è la magia. Ne è particolarmente affascinato?

S ono sempre stato affascinato dal misticismo, dagli aspetti religiosi del misticismo e anche dal soprannaturale, nel senso più lato. Dovendo scrivere di Taita, un mago stregone, è ovvio che la visione esoterica avesse una presenza preponderante nel libro. Del resto il tempo in cui ho ambientato questa storia era un tempo di dei, di superstizioni, di fatture, anni in cui su questi temi si fondava in gran parte il pensiero collettivo. Grazie al personaggio di Taita ho potuto "scatenarmi" e divertirmi rielaborando questo argomento che per me tra l'altro è importante: non dimentichiamoci che sono nato e vivo in Africa, dove quotidianamente si parla di fatture e stregonerie fatte per ingraziarsi o far del male a qualcun altro.

Il suo lavoro è molto apprezzato in Italia, dove è nato un particolare feeling con i lettori. Non ha mai pensato di ambientare un romanzo, magari storico, in questo paese?

N on si può mai escludere una possibilità, però sarebbe un balzo straordinario per me, perché significherebbe lasciare l'Africa. Io scrivo solo del continente africano perché tendo a descrivere quello che conosco. Certo, se stessi qui un altro buon quarant'anni... Naturalmente esagero, però dubito che riuscirei a immedesimarmi in situazioni che mi sono "aliene" come potrebbe essere, ad esempio, la storia dell'antica Roma.

Quali sono stati i suoi maestri letterari?

I o leggo tantissimo. Ho sempre letto. La prima ragione per cui mi sono accostato alla scrittura è perché ho amato leggere e ho conosciuto una varietà immensa di autori, di tutti i tipi e di valori diversi. Non posso dire di avere un modello, uno o più autori da considerare miei maestri. Ho letto tanti libri buoni e ho imparato molto da questi, perché naturalmente si impara se si presta attenzione a come viene scritto un buon testo, ma ho imparato molto anche dai libri che ho giudicato pessimi, perché penso che leggendo un cattivo romanzo con occhio critico si possa capire quali siano le trappole narrative in cui non cadere e ciò che è assolutamente importante evitare di fare. E questo è per me importantissimo da sottolineare. Comunque sono convinto che non sia possibile essere uno scrittore se non si è un grande lettore.




Di Giulia Mozzato




2 marzo 2001