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Siddarth D. Shanghvi

Un ragazzo dall’aspetto dolce e quasi adolescenziale, che non si atteggia a grande scrittore nonostante abbia ottenuto un successo davvero strepitoso con il suo primo romanzo, L’ultima canzone, una saga familiare in cui tradizione e modernità si intrecciano all’interno di una appassionata storia d’amore.

Quale è stata la tua formazione umana e culturale?

Ho avuto una famiglia forte, forse insolita: mio padre è di certo una figura di riferimento, ma è mia madre in particolare l’elemento chiave. Ho due sorelle maggiori altrettanto stimolanti. In casa insomma la lettura e la cultura in generale sono strumenti quotidiani di discussione.

Il romanzo è stato scritto quando eri davvero molto giovane.

Ho impiegato quattro anni a completarlo, e a sottoporlo a continue revisioni. L’ho scritto a 22 anni e solo ora l’ho considerato degno di pubblicazione.

Quali studi hai compiuto?

Ho una laurea in giornalismo e ho completato un master in Comunicazioni di massa, ho studiato in India, negli Stati Uniti e in Inghilterra.

La storia che racconti è molto ampia e complessa: avevi già in mente tutto fin dall’inizio o la vicenda si è sviluppata man mano?

In mente avevo alcuni aneddoti, e alcuni personaggi. Ho unito i vari spunti e li ho approfonditi e sviluppati perché il mio scopo era di investigare vari aspetti dell’amore, del sesso e del karma.

Le figure femminili che tracci nel romanzo hanno psicologie e caratteristiche molto diverse tra loro. Qual è il tipo di donna che più ti sembra interessante?

Le donne indipendenti, ma che non abbiano perso la loro femminilità. In India la situazione è in forte evoluzione, ma non viene data nessuna priorità al lavoro rispetto alla vita privata e una giovane professionista veste con piacere il proprio sari in ogni situazione, anche lavorativa. Questa indipendenza delle donne è però ancora un fenomeno urbano, e non riguarda le campagne. Molto diversa è la situazione negli Usa in cui le donne spesso annullano la loro femminilità e tendono ad apparire il più possibile maschili.

La tradizione e la modernità sono entrambi presenti nel tuo romanzo.

SSi tratta di piani diversi, di un terreno vibrante e vibratile: è l’India, un paese così vasto in cui possono convivere tradizione, modernità e postmodernità ed è questo intreccio che rende tutto molto interessante.

Il sesso è una componente importante del romanzo. Perché hai scelto questo come uno dei maggiori temi narrativi?

La mia agente a Londra ha detto che il mio romanzo dovrebbe piacere agli italiani perché sono passionali…
Ho scelto una strada graduale per introdurre questa tematica: prima solo degli accenni, poi, a poco a poco, si sviluppa la passione. Un po’ come avviene in musica: alcuni temi sono solo annunciati fino a diventare dominanti.

Il romanzo è pieno di ironia e di leggerezza: mi sembra che sia una nota comune ad altri scrittori indiani?

Gran parte degli elementi di leggerezza sono tipici dell’attuale gioventù indiana, molto vitale ed energica e molti degli scrittori che vengono attualmente tradotti in Europa sono giovani.

La tua scrittura in qualche modo ha rapporti con il cinema e con il fenomeno Bollywood?

No, non molti. La cosa interessante di Bollywood è il suo fondere in un unico progetto narrativo tante storie, ma non penso proprio di averne avuto delle influenze anche perché non è un tipo di cinema che amo particolarmente.

In questi ultimi anni gli scrittori indiani hanno avuto molto successo in Italia. Secondo te come mai?

Non credo che sia solo moda! Gli editori sono troppo furbi per decidere di tradurre e pubblicare solo per accondiscendere a una moda passeggera. Il pubblico apprezza la grande gamma umana proposta dai romanzi indiani. E anche la costruzione delle storie è complessa e riesce a dare soddisfazione ai lettori.

Hai già iniziato a scrivere un secondo romanzo?

No, ho la storia solo in testa. Devo farla sedimentare ancora un po’.

Pensi di essere ormai definitivamente uno scrittore di professione e che cosa ha significato per te un così grande successo?

Non mi sento uno “scrittore”, ma solo uno che racconta delle storie. Il successo, così grande e così inaspettato, mi ha sorpreso molto. L’essere pubblicato in tanti paesi diversi mi sembra una cosa eccezionale. Sinceramente penso che una mattina qualcuno mi sveglierà e mi dirà che è stato tutto un sogno…

Di Grazia Casagrande




25 giugno 2004