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Intervista a Beppe Severgnini
Lo humour inglese di un grande viaggiatore italiano

Beppe Severgnini è un autore che sa mettere in luce, con ironia e affetto, i vizi degli italiani in vacanza. I lettori hanno mostrato una buona capacità di ridere di se stessi e hanno tributato a questo scrittore un grande successo. Allora, nonostante tutto, noi italiani siamo capaci di un po' di autoironia...
Così, alle soglie delle vacanze, abbiamo intervistato Severgnini pensando di migliorare un po' la nostra condizione di "viaggiatori imperfetti".



La sua esperienza di viaggiatore è diventata materiale per i suoi libri. Pensa che si riesca a scrivere solo partendo dall'esperienza?
N o, ma l'esperienza, parlando di viaggi, è fondamentale. Un conto è immaginare una comitiva di italiani in viaggio-premio dentro un aeroporto; un conto è trovarsela davanti.

Quali sono le caratteristiche essenziali degli italiani in vacanza?

S iamo una nazione in perenne gita scolastica. Siamo impulsivi, rumorosi, fantasiosi, furbetti, eccitabili, scattiamo foto e compriamo souvenir. Urliamo nel cellulare (GSM = Gridare Senza Motivo). Siamo curiosi e generosi. Prego notare che sto usando la prima personale plurale (noi): anch'io faccio parte del gruppo.

Oggi amiamo molto le vacanze all'estero, l'Italia ci sembra poco interessante. È giustificato questo atteggiamento?

D iciamo che è comprensibile. Anch'io ho viaggiato come una trottola all'estero dai vent'anni ai quarant'anni. Ora sto scoprendo l'Italia, e mi piace moltissimo. Andare a Rovigo (sarò là il 2 agosto, a presentare il "Manuale") è per me più esotico che tornare a San Francisco, dove sono stato almeno sei o sette volte.

La sua scrittura è caratterizzata dall'ironia, perché in Italia abbiamo così poca letteratura satirica?

A bbiamo letteratura satirica, invece. Ma l'ironia non è la satira. È saper sorridere delle imperfezioni del mondo, e va unita all'affetto. L'ironia senza affetto diventa sarcasmo, e non funziona.

Quali sono i suoi "modelli" letterari?

H o letto tutto P. G. Wodehouse da ragazzino, e credo che abbia lasciato una traccia. E ho imparato a scrivere con Montanelli. Due maestri non incompatibili.




Di Grazia Casagrande




21 luglio 2000