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Intervista a Luis Sepúlveda
Un poeta militante

Uno scrittore latinoamericano che gli italiani sentono profondamente familiare, amato dagli intellettuali più raffinati e dai bambini, ammirato per la coerenza e l'impegno di tutta la sua vita: Luis Sepúlveda. Vicino ad Allende nel momento della tragedia, perseguitato e clandestino sotto la dittatura, ha sfiorato la morte.
Ma i suoi libri sono ricchi di poesia e di quella magia fiabesca che incanta i cuori dei lettori. Lo incontriamo e, col suo musicalissimo accento spagnolo, ci parla di sé e delle sue opere.
¡ Hasta siempre compañero Luis!



È l'autore latinoamericano più amato dagli italiani. Da cosa nasce questo suo straordinario successo in Italia?
C redo che le mie storie siano interessanti, e che abbiano l'approvazione del pubblico italiano. Il lettore italiano è amante della poesia e la mia letteratura ha una gran componente poetica: questa è forse la chiave di interpretazione del mio successo in questo Paese e del mio rapporto bellissimo con i lettori.
Le è piaciuto il cartone animato prodotto in Italia dal suo famosissimo romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare?
S ì, assolutamente, ne sono felicissimo. Sapevo che la Gabbianella, fatta da un regista come Enzo D'Alò, aveva tutte le garanzie per avere un esito davvero positivo.
La politica, così importante nella sua vita, è però per lo più assente nella sua letteratura. Perché?
L a politica è sempre una parte importante nella vita di tutti gli uomini, nessuno può sentirsene estraneo. Qualcuno partecipa direttamente, altri no, ma non è possibile esserne alieni.
Lei ha rischiato la vita...
H o cercato sempre di avere coerenza tra il mio pensiero e la mia azione.
Però la sua ispirazione letteraria è più fiabesca, poetica...
S ì perché una cosa è la mia opzione etica nei confronti del mondo, nei confronti della vita che si risolve nella militanza politica, altro è il mio rapporto estetico con la letteratura che si svolge su altre vie: la via estetica ha molteplici possibilità. Raccontare in forma poetica è anche uno strumento politico di resistenza alla banalità e alla mediocrità che ci circonda.
Lei ha detto che oggi si sente straniero in Cile. Perché?
È vero. Abito in Spagna, il mio rapporto è ottimo con le brave persone che vivono in Cile, pessimo con il governo, la cupola militare. In Cile la gente vuole stare in pace, vuole uno sviluppo democratico, tranquillo e credo che così piano piano si arriverà a una situazione di normalità. L'importante è che Pinochet resti a Londra per un periodo il più lungo possibile. Se vi resta almeno un anno sarà dimenticato da tutti i cileni, anche da quelli che adesso manifestano in suo favore.
Ci parli del suo ultimo libro.
J acaré è un romanzo-breve scritto in una forma che si chiama "novela negra latino-americana" e che ha tutti gli elementi di questo genere: il viaggio, l'avventura, anche la riflessione politica, quella ambientalista... Però tutto ciò non è intenzionale perché descrivendo il mondo di oggi, cerco di rispecchiarne le peculiarità. Jacaré è un romanzo che ha suspence e che nello stesso tempo riesce ad essere anche divertente.
Con quale canzone concluderebbe questa chiacchierata?
N on so, con un buon tema di un cantante italiano, sì di Jovanotti.


Intervista a cura di Grazia Casagrande




4 giugno 1999