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Eric Emmanuel Schmitt

"Diderot è il mio modello, perché è uno scrittore capace di mescolare la leggerezza e la gravità, la riflessione e la finzione, l'aneddoto e il ragionamento, lo scrittore più libero e più sprovvisto di pregiudizi che io conosca. Amerei diventare uno dei suoi lontani "bastardi". Questa esortazione d'impianto filosofico ci presenta l'autore che sta dietro "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano", prima opera pubblicata in Italia dell'autore francese (Edizioni E/O). Eric Emmanuel Schmitt, poco più che quarantenne nato in Francia, scrive dall'età di undici anni, immediatamente dopo aver letto tutti i romanzi che avevano per protagonista il ladro gentiluomo "Arsenio Lupin" di Maurice Leblanc, fu allora che: "Rubai un grande quaderno rosso a mia sorella e mi misi a scrivere un racconto di avventura. Scrivo perché è il miglior modo per incontrare gli altri."


Monsieur Ibrahim è un piccolo tesoro dove filosofia, saggezza e semplicità vanno perfettamente d'accordo. Come e quando è nata questa storia? E chi le ha ispirato questo personaggio così amabile?
Il personaggio di Monsieur Ibrahim è ispirato da mio nonno che non era né musulmano né un droghiere ma era un saggio. Lui mi ha insegnato a sorridere, a gioire, a ridere e a lavorare. È morto troppo presto, ma anche dopo la sua morte ha continuato a farmi dei regali. Dopo la sua scomparsa sono diventato insonne e per passare le ore più profonde della notte, mi sono messo a leggere dei libri. Tutta la mia cultura viene da lui.

Nel romanzo si respira un'atmosfera fatata, questo permette all'opera di raggiungere la coscienza profonda dell'animo umano. Un proverbio africano dice: "i saggi parlano parole semplici". Pensa che per parlare o scrivere di argomenti importanti, oggi più del passato, sia necessario utilizzare parole semplici?

Parlare un linguaggio incomprensibile sarebbe come tradire la missione delle parole. Una frase deve essere chiara altrimenti non viene compresa. Ma sapesse com'è difficile scrivere in modo semplice!

Momo è un ragazzo di sedici anni che nonostante alcuni "brutti colpi" ricevuti dalla vita, è un ragazzo positivo, non si arrende, va avanti pungola sua strada. Se non avesse incontrato Monsieur Ibrahim, pensa sarebbe stato lo stesso ragazzo?

No, penso che l'incontro con Monsieur Ibrahim sia stato provvidenziale. Ciò ha permesso a Momo di utilizzare positivamente le sue forze vitali e di deviare la sua violenza. Probabilmente Momo sarebbe diventato un monello senza il sorriso e l'amore di Monsieur Ibrahim. Non credo agli angeli, ma credo che ciascuno di noi può essere un angelo per un'altra persona.

Il suo romanzo offre un'ampia visuale sulla diversità, in questo caso la diversità religiosa e su come sia possibile convivere con diversi modi di pensare, vivere, essere. Perché era importante per lei riflettere sulla possibilità di rompere le barriere dell'intolleranza?

La tolleranza non è solo un'idea, talvolta è una realtà quotidiana. Nel caso di Monsieur Ibrahim e di Momo, la tolleranza prende innanzi tutto la forma della curiosità che ciascuno prova nei confronti dell'altro. In numerosi quartieri di Parigi, ebrei e arabi vivono armoniosamente insieme. Ciò non accade in molte altre parti del mondo. Monsieur Ibrahim rispetta il giudaismo di Momo e non cerca in alcun modo di convertirlo all'Islam. Gli mostra semplicemente come viva felice nella sua fede. In compenso, Momo non ha ereditato molto da suo padre che non ha voluto né trasmettergli dei valori né la sua storia familiare. Il giudaismo di Momo è vuoto, senza contenuto come lui stesso dice nel libro: "è giusto qualcosa che mi impedisce di essere altre cose."

C'è una parte del romanzo dove riflette sul ruolo che ha la storia, la memoria (nella vita di Momo). Quanto è importante per superare i conflitti che fanno piangere la nostra terra, ricordare, mantenere viva la memoria?

L'errore del padre di Momo, è di aver scelto il silenzio. Egli ha taciuto la tragica storia ebraica della sua famiglia, ha anche taciuto le vere ragioni della partenza della madre di Momo. Essendo depresso è un cattivo padre, un padre che non ha trasmesso niente a suo figlio, che non lo ha nutrito. È Monsieur Ibrahim che spiega a Momo di come i suoi nonni siano morti durante la deportazione e di come suo padre ne fosse rimasto traumatizzato. Durante il tour promozionale del mio libro in Germania ho incontrato molte ragazze ebree che avevano avuto la stessa infanzia di Momo, una infanzia afflitta dal silenzio, senza memoria storica e mi hanno detto: "per uscire da questo silenzio si possono fare quattordici anni di psicoanalisi oppure incontrare Monsieur Ibrahim".

Monieur Ibrahim diventa una guida per Momo, ogni giorno il vecchio droghiere musulmano dona a Momo I suoi "fiori del Corano", piccole perle di saggezza. Pensa che le giovani generazioni di oggi necessitino di persone come Ibrahim?

I giovani di oggi non sono diversi dai giovani delle altre generazioni: hanno bisogno di sapere come si attraversa la vita e come si arriva alla vecchiaia e alla morte sempre sorridendo. Solo la gente matura può non comprendere questo. Non dobbiamo perdere mai la consapevolezza che lo scambio generazionale arricchisce.

Uno dei consigli che Ibrahim dà a Momo è "vivi la vita lentamente". Condanna il sistema di vita occidentale dove tutti sembrano asserviti ad una schizofrenica logica di automatismi inespressi?

Esattamente. Noi trascorriamo la nostra vita a correre, a voler guadagnare denaro e ad avere successo. Ma qual è una vita riuscita? Quella di Moniseur Ibrahim felice di svegliarsi presto la mattina, di andare a dormire la sera, di gestire la sua piccola drogheria e di apportare amore nella vita di Momo.

Nel suo romanzo si muove delicatamente con un certo humor, quanto conta nella sua scrittura e nella vita?

Lo humor permette di restare semplici, umili e di subire l'incantamento della vita.

Quanto ha influito il suo bagaglio filosofico nella sua scrittura?

Ha cento pagine da mettermi a disposizione?!
Nota Bio-Bibliografica

Eric- Emmanuel Schmitt è nato a St Foy Les Lyon nel 1960 e vive tra la Francia e l'Irlanda. Ha studiato musica e letteratura e si è laureato in filosofia presso la École Normale Supérieure nel 1983. Dopo aver ottenuto un dottorato nel 1987 è diventato "maître de conférences" all'Università di Chambery. È autore di racconti, romanzi e di opere teatrali tradotte e rappresentate in tutto il mondo ed è considerato uno degli autori di maggior successo nel panorama della drammaturgia francese contemporanea.
Il suo sito è www.eric-emmanuel-schmitt.com

Monsieur Ibrahim e I fiori del Corano di Eric Emmanuel Schmitt
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca - Edizioni E/O

Di Valentina Acava Mmaka




22 dicembre 2003