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Tiziano Scarpa

La mia vita da poeta molto pop e poco star


Nelle galassie oggi come oggi. Covers è uno spettacolo che vede tre nomi in cartellone: Raul Montanari, Aldo Nove e Tiziano Scarpa. Il testo al centro di questa originale tournée (gli incontri sono arrivati a quota 60 tra teatri, biblioteche, librerie, festiva, piazze, scuole, tendoni...) è quello dell'omonimo libro collettivo, di cui vi ricordiamo una presentazione su Café Letterario

Ecco come Tiziano Scarpa con ironia racconta ai lettori di libriAlice.it la sua esperienza di poeta molto pop e poco star:
  Intanto, il nome. Come chiamarli? Spettacoli? Troppo. Letture? Troppo poco.
  Letture-spettacoli!
  Poi, l'età: hanno due anni. Abbiamo cominciato in giugno, nel 2000. Adesso, giugno 2002, siamo arrivati a una sessantina di serate. Ma anche mattinate, pomeriggi, notti...
  Davvero.
  Di mattina: davanti a ragazzi delle scuole medie e primi anni del liceo, a Pordenone: scrupoli e imbarazzo pedagogico da parte nostra, per le parolacce presenti nei nostri versi. Un'altra volta, vicino a Milano, scrupoli e imbarazzi da parte della ragazza organizzatrice, perché in sala erano presenti i suoi genitori. Abbiamo risolto così, al microfono: "Perdonateci, siamo troppo romantici... Abbiamo cercato in tutti i modi di essere scrittori realisti, ci siamo sforzati di mettere nei nostri versi quante più parolacce possibile. Niente da fare: siamo riusciti a infilarne pochissime. Avremmo voluto essere più in sintonia con la nostra epoca, ma è risaputo: chi scrive versi vive in un mondo tutto suo. Perciò scusateci se stasera pronunceremo così poche volte la parola 'cazzo', 'troia', ecc."
  Di notte: a un "bivacco letterario", organizzato a Mestre dai professori per gli alunni dell'ultimo anno di un liceo. Sul serio: si sono portati i sacchi a pelo, stesi per terra, sessanta ragazze e ragazzi, ad ascoltarci, in uno stanzone del centro multimediale del Comune. Titoli dei giornali locali: "Scrittori passano la notte con tre classi dello scientifico". Giuro. (Lo so che adesso vi deludo: niente orgia, siamo sgattaiolati via verso le due lasciandoli soli, i sessanta piccioncini). Faccio notare che questo è un caso interessantissimo di trasgressione istituzionalizzata, un segno dei nostri tempi: è la scuola stessa che, invece di vietartelo, ti esorta a passare la notte con i tuoi compagni e compagne di classe...
  Geografia: a nord abbiamo fatto irruzione nel Canton Ticino, a sud ci siamo spinti fino a Potenza. In mezzo, ci hanno invitati soprattutto in Padania, con parecchie escursioni nelle Marche e in Toscana.

  Abbiamo recitato i nostri versi in teatri, piazze, tendoni, chiostri, giardini, librerie, ristoranti, parchi, biblioteche, festival, università, sagre. Con impianti da 5000 watt, o con stereo portatili. Una volta ci hanno fatto trovare un microfono tenuto su con il nastro adesivo in cima a una scaletta casalinga, di quelle per spolverare il lampadario: "Non abbiamo l'asta," si è scusato l'organizzatore.
  I locali sono i peggiori. I più ostici. Almeno metà della gente è lì per bere un bicchiere, gli dai solo fastidio a imporgli i tuoi versi. Quando ce la fai è magico. Ce l'abbiamo fatta a Rimini: anche nei momenti senza supporto musicale non volava una mosca, non tintinnava un cubetto di ghiaccio. Non ce l'abbiamo fatta a Reggio Emilia.
  Una volta, ad Ascoli, hanno inserito il nostro show fra un produttore di vini e uno di salumi, con illustrazione delle tecniche di vinificazione e affinamento in barrique, affumicatura e insaccatura, prima dei nostri versi; e degustazione a fine lettura. Recitavamo le nostre cover, e intanto agenti provocatori travestiti da camerieri tacchettavano avanti e indietro arieggiando il locale con profumatissimi vassoi di culatelli e bottiglie appena stappate, con la scusa di preparare il buffet. Che però è miracolosamente rimasto intatto per un'ora, finché non abbiamo pronunciato l'ultima sillaba dell'ultimo endecasillabo. Poesia batte Salami & Rossi Marchigiani due a zero... Ma no! Perché batterli? Erano squisiti! Si è trattato di un gustosissimo pareggio, di quelli pieni di gol.

  All'inizio di ogni show, noi (che poi saremmo Raul Montanari, Aldo Nove e io) facciamo così: spieghiamo che cos'è una cover nella musica rock, applichiamo brevemente il concetto alla scrittura, mettiamo su le canzoni che hanno ispirato i nostri versi, li recitiamo a (perlopiù) memoria sopra la musica, alternandoci fra microfono, lettore cd e mixer.
  Ci sono stati lunghi dibattiti fra noi: "Come si fa a dedicare un libro di versi ai Kraktwerk (Ralf e Florian, nominati nel frontespizio di Nelle galassie oggi come oggi, fanno Hütter e Schneider di cognome), che erano talmente rigorosi, talmente enigmatici da mettere sul palco i propri manichini nei concerti..., e poi, quando si recitano in pubblico quegli stessi versi, essere così chiacchieroni! Siamo troppo cordiali col pubblico! Troppo didascalici!" Il fatto è che a queste letture-spettacolo arriva di tutto, persone di tutte le età e le estrazioni, gente che la settimana prima è andata a sentire Balestrini e gente che in vita sua non ha mai sentito un verso di Campana.
  Ma, anche con le didascalie, non tutti lo colgono, il concetto di cover: una bella signora a Bassano si è complimentata perché le avevamo fatto riascoltare dopo tanti anni la splendida "Bela Lugosi's Dead" dei Bauhaus (chi l'avrebbe detto che sotto quella permanente batteva il cuore tenebroso di una ex darkina?), ma poi ha rovinato tutto precisando che non avrebbe mai immaginato che il testo dei Bauhaus, da noi "tradotto", fosse così bello.
   "Signora, non è una traduzione! Ci reinventiamo completamente tutto! La canzone ispiratrice è solo un pretesto..."

   Un editore di poesia, che ci ha visti in una serata molto affollata, era allibito, mi ha detto che era dai tempi della Beat Generation che non gli capitava di vedere centinaia di persone stare per un'ora e mezza ad ascoltare una lettura di poesia...
  Ho abbassato la testa, pelosamente modestino (sono un pessimo incassatore di complimenti), e ho pelosamente minimizzato: "Be', la formula delle cover è un po' un espediente, un cavallo di Troia..."
  "Ma con i cavalli di Troia si vincono le guerre!" ha rincarato lui.
  Mica ci va sempre così grassa, eh!
  Nel pomeriggio più caldo del secolo, in una libreria universitaria, a luglio, alle tre del pomeriggio:
  "Ma chi vuoi che venga alle tre del pomeriggio, a luglio!" (questa è la mia voce, lagnosa).
  "Tu non hai idea di quanti studenti bazzicano, vengono a studiare in biblioteca qua vicino, hanno gli esami!" (questa è la voce del libraio, che in quanto libraio ne ha viste di tutti i colori, conosce la vita).
  Dopo quella volta però potrò dire, con cognizione di causa, che ne ho idea: in vista degli esami, a luglio, alle tre del pomeriggio, nelle librerie e biblioteche universitarie bazzicano in tutto 7 (sette) studenti.
  Il record lo detiene Malo, al Festival Azioni InClementi: milleduecento ingressi sbigliettati (quella volta si pagava, mentre di solito l'ingresso è libero). Secondo posto, Piazza Affari, Milano: settecento posti a sedere, quasi tutti occupati.

  Fare letture-spettacolo innesca stati d'animo ambivalenti: in quanto scrittori, siamo abituati alle cifre delle presentazioni dei libri (cifre che, statisticamente, si attestano su tre ordini di grandezza: bassissimo; demoralizzante; suicidale), però a volte succede invece che ci troviamo in situazioni da popstar (di rado, eh!, di rado...). O meglio: ci troviamo in situazioni che, in proporzione, possono fare intuire molto in piccolo che cosa dev'essere essere una popstar.
  Il bello è riuscire a capire subito che tipo di spettatori hai davanti.
  Se sono bendisposti o stronzetti lo si verifica in un un punto scientificamente preciso, grazie ai due versi "praticamente il giorno dopo, pressappoco, oppure il giorno prima, chi lo sa?" di "The bed's too big without you": che è la cover rompighiaccio di Raul Montanari, quella che da sempre apre il nostro show. E' l'ardimentoso Raul che si addossa il compito di fare da apripista, e quando arriva a recitare quei due versi, se dalla platea, di rimbalzo, arriva la prima risata, siamo abbastanza sicuri che trattasi di Pubblico Compagnone. Altrimenti, se la risata non arriva (di rado, eh!, di rado...) trattasi di Pubblico Sfinge. Il quale, a sua volta, può celare un Pubblico Molto Incantato, o un Pubblico Molto Disincantato, il quale a sua volta può celare un Pubblico Ferocemente Autistico, il quale a sua volta può celare un Pubblico Di Lettori Di Poesia D'Avanguardia Che Giudica Esteticamente Puerile La Nostra Performance Giacché S'Aspettava Ben Altre Verbigerazioni Nonché Oltranze Fonetiche, il quale a sua volta può celare un Pubblico Che Sta Ascoltando La Partita Con Gli Auricolari, il quale a sua volta...

  Gli autori di libri oscillano, sempre, tutti (cioè anche quelli che non fanno show), tra la modestia e la megalomania (sempre, perché competiamo tutti, almeno potenzialmente, con Dante e Melville): sappiamo benissimo che la letteratura è un'esperienza intima e non ci deprimiamo affatto se alle nostre serate vengono cinquanta persone (che è già un ottimo risultato), salvo poi montarci la testa quando ne accorrono inaspettatamente centinaia (di rado, eh!, di rado...).
  Una volta Aldo Nove è andato a cena con un paio di popstar. Mi ha raccontato che le popstar gli hanno raccontato che loro, dopo un mezzo successo con il brano d'esordio da soliste (prima facevano il coro in un gruppo), si sono impantanate in una specie di purgatorio, praticamente ricominciando da capo la gavetta: andavano a fare piccoli concerti nei centri commerciali, quelle cose che adesso va di moda chiamare "show-case", perché l'attrezzatura per suonare ci sta tutta in una valigia, una cosa spartana, tutto il contrario dei tour con il camion che trasporta il mega-impianto... Suonavano di fronte a quattro gatti, con amplificazioni precarie, e rimborso-spese da cento, duecento euro (insomma, portavano a casa una media di 300mila lire, all'epoca). E, alla fine del concertino, non mancava mai il glorioso momento della foto, a braccetto con il gestore o la gestora dell'ipermercato, e la dedica sulla polaroid...
  "Vedi! Quando si parla di popstar si immaginano sempre rose e fiori, e invece hanno passato periodi nerissimi!", sottolineava Aldo Nove, che aveva appreso dell'esistenza di questi mondi purgatoriali dalle due umili popstar durante la cena, e ne era rimasto piuttosto impietosito: poverine, avevano tenuto duro, ma la loro determinazione era stata ripagata: avevano appena imbroccato un brano di successo, adesso erano di nuovo in classifica, in copertina, in tivù...
  A quel punto sono sbottato: "Mi hai commosso, guarda... Come fai a compatirle! Ti rendi conto che noi abbiamo il doppio della loro età?, siamo di fatto quarantenni, e attualmente andiamo in giro a esibirci in situazioni praticamente uguali al loro 'periodo nerissimo'! E invece di deprimerci siamo felici, perché quello che per una popstar è il fondo dell'abisso, il purgatorio... quello che per una popstar equivale a depressione e insuccesso... per un autore di libri è gioia e avventura! Per un autore di libri che va in giro a recitare i propri versi, avere quattro gatti che ti stanno ad ascoltare da un impianto di amplificazione scalcinato nelle librerie dei centri commerciali (siamo andati anche in posti così) è un successo interiore e artistico enorme!"
  Insomma, fra popstar e autori di libri c'è una bella differenza: anzi, ce ne sono due: primo, noi autori di libri non ci facciamo fotografare tetta contro tetta; secondo, ci godiamo di più la vita: siamo molto più furbi: partiamo da aspettative così basse, ma così basse che alla vita basta fare un saltino per superarle.

Tiziano Scarpa




5 giugno 2002