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I libri di Gregory David Roberts sono ordinabili presso Internet Bookshop


Gregory David Roberts

Basta dire che Russel Crowe e Johnny Deep hanno litigato per accaparrarsi i diritti cinematografici del suo libro, Shantaram (ed. Neri Pozza), per capire quanto siano avvincenti le avventure vissute nei suoi drammatici ma affascinanti cinquant’anni. Australiano di Melbourne, Gregory David Roberts a metà degli anni ’70 era un leader della contestazione giovanile, filosofo e promettente scrittore, quando, a causa del fallimento del suo matrimonio, si diede all’eroina. Per finanziarsi fece rapine a mano armata, e fu arrestato. Evaso dal carcere, fuggì in Nuova Zelanda e poi a Bombay, dove visse in uno slum e fu ingaggiato dalla criminalità organizzata. Catturato ed estradato in Australia, mentre scontava la pena ha scritto un romanzo in parte autobiografico intitolato Shantaram, cioè “Uomo di pace”, il nome indiano che si è guadagnato allestendo un ambulatorio nello slum e condividendo la vita quotidiana dei più poveri ed emarginati: un nome che rispecchia la sua indole, ma che non gli ha impedito di fare il guerrigliero in Afganistan e Pakistan, al fianco di amici musulmani. Adesso è un uomo libero e il suo libro è un best seller internazionale. Sta preparando il seguito: ha in programma addirittura una tetralogia per poter narrare tutte le sue esperienze. Infatti il materiale di Shantaram, raccolto in mille pagine dalle quali non ci si vorrebbe mai staccare, descrive soltanto otto anni dell’esistenza eccezionale, nel male e nel bene, di un uomo che non vuole essere definito “un duro”, perché “è la cosa più triste che si possa dire di un uomo, almeno nel significato di indurito, cioè incapace di soffrire e di gioire.”
Gregory Roberts è in Italia per presentare il suo libro: alto e atletico, con i capelli biondi legati in una lunghissima coda di cavallo, sarebbe adatto a interpretare lui stesso la parte del protagonista nel film tratto da Shantaram, ma Roberts è felice di lasciare il ruolo a Johnny Deep, di cui è diventato amicissimo e che gli ha assicurato in un colpo la ricchezza e la fama.


Il successo non sembra che le abbia fatto perdere la testa.

No, certamente, anche perché sento ancora un forte senso di colpa per il dolore che ho dato alla mia famiglia, soprattutto a mia madre e a mia figlia, e per lo spreco, stupido e imperdonabile, di tanta parte della mia vita. Questa consapevolezza mi tiene con i piedi per terra.

Il suo si potrebbe definire un romanzo-fiume per la vastità degli scenari, la folla dei personaggi e l’approfondimento psicologico, ma lo stile è in un certo modo epigrammatico.

Non ho mai dimenticato la mia formazione filosofica e letteraria. Anche da criminale mi sentivo un artista, e quando scrivevo in cella i miei quaderni lasciavo sempre la facciata sinistra bianca, annotandoci alcune massime che mi venivano in mente come commento all’azione narrata. Oggi molti scrittori – io non so nemmeno se si possono definire così – rifuggono dalle belle frasi, preferiscono frasi brevi e spoglie, quasi ci si vergogna della conoscenza e dell’intelligenza. Io no. Cerco di fare letteratura, come Stendhal, Eliot, la Woolf.

Ci faccia un esempio

“La fortuna è quello che ti capita quando il destino si stanca di aspettare”. Questa frase è collegata alla casualità dell’arrivo a Bombay

Come mai è andato a Bombay?

Dopo l’evasione sono stato per un po’ in Nuova Zelanda, ma poi decisi di trasferirmi in Germania. Quando andai all’agenzia a comprare il biglietto, mi dissero che, essendoci una sosta a Bombay, se volevo avrei potuto restarci 48 ore e prendere con lo stesso biglietto l’aereo successivo. Accettai, e già durante il tragitto del bus dall’aeroporto al centro capii che sarei restato, che questa città avrebbe cambiato la mia vita.

Ed è stato così dato che oggi abita gran parte dell’anno a Bombay, anima e finanzia iniziative a favore degli abitanti degli slums.

È una metropoli moderna e cosmopolita, molto più di quando ci arrivai vent’anni fa, ma ha mantenuto quell’atmosfera che ti aiuta a caricare le energie, più di qualsiasi altra città al mondo.

Di Daniela Pizzagalli




14 aprile 2006