Intervista a David Riondino
Versi antichi e satira moderna

David Riondino, improvvisatore, poeta, acuto autore di satira politica: un personaggio noto al grande pubblico che non ha rinunciato ad un compito antico, utilizzare la letteratura per fustigare i costumi...

Una tua caratteristica è quella di unire satira e poesia, un modo di scrivere oggi poco frequentato.
S i chiamavano satire anche delle poesie che scrivevano i latini. Sempre satira e verso si sono sposati: anche Marziale scriveva delle poesie epigrammatiche e umoristiche; oppure Orazio, tutti quelli che cominciavano per "o" scrivevano delle poesie di questo tipo; Omero anche scriveva delle poesie, ma meno satiriche se non in certi punti. La Satire sono anche quelle dell'Ariosto: insomma, la tradizione della satira è principalmente legata ai versi, non si fa niente di nuovo nel recuperarla in questo modo.
Oggi però siete solo tu e Benni che scrivete questo tipo di satira...
S ì, io e Stefano. Stefano è un maestro da un certo punto di vista. Io sono, diciamo, più rigoroso. A me piace, neoclassicamente, rifare le "quadrature" dei versi: terzine incatenate, aba, bcb, cdc... Sono più un purista, mentre Stefano è più un "poeta del Novecento", infatti è molto più giovane di me, da un punto di vista letterario.
In questa "era dell'Ulivo" è più difficile scrivere per un poeta satirico di sinistra?
I o ho scritto, in un libretto che si chiama Epos, un poemetto sul Somnium Veltronis. Veltroni che sogna e ha delle trasfigurazioni, diventa tutte le cose che ha in testa, molte figurine, molta televisione, molte cose. Dopo di che lo choc, quasi da elettrochoc, che ha, facendosi attraversare da tutto questo immaginario (che è il nostro come anche il suo, è l'immaginario di una generazione), lo lascia completamente svuotato, invecchiato. Si narra nel Somnium Veltronis l'invecchiamento istantaneo di una generazione nell'ambito di una notte, la notte dopo la "presa del potere". Credo che tutti noi siamo invecchiati molto in poco tempo. Perché il potere invecchia, si diventa adulti all'improvviso.
Era troppo facile fare satira con altri governi, soprattutto con quello precedente?
I l governo precedente, essendo un governo di adulti (vestivano da adulti, portavano la cravatta e così via), ci metteva nelle condizioni di essere degli eterni ragazzi. Per non parlare di Andreotti e dei politici di prima... Erano dei nonni e noi dei nipoti che dicevamo "e noi? e noi?".
Ci si sentiva sempre giovani, allora?
S ì, questo equivoco è durato a lungo.
Quali sono le tue letture?
V arie e disparate. Leggo molto velocemente tre, quattro libri in pochi giorni per capire un genere, per essere informato: cannibali, pulp, infatti, si leggono come fumetti... Amo molto i fumetti, mi piacciono i racconti di Corto Maltese. Tra gli scrittori mi piace molto Alvaro Mutis, una lettura che ho fatto recentemente. Tra le letture di questi ultimi tempi, saggi e molta poesia. Chi scrive in Italia deve conoscere bene la poesia nazionale ed estera.
Perché tu sei un poeta "colto"...
U n lettore di poesia, più che altro. Io sono un rimatore.
E uno straordinario improvvisatore, come abbiamo potuto verificare a Quelli che il calcio...
A volte sì, mi diverto a improvvisare, soprattutto sul calcio. Mi piace rendere epiche le cose che non lo sono poi molto.
La televisione, secondo te, allontana dalla lettura o potrebbe invece avvicinare lo spettatore al libro?
P otrebbe servire: non si sostituisce certo ai libri, ma potrebbe aiutare a vedere un contesto che faccia scattare un'associazione, essere un invito a entrare nel mondo assolutamente solitario della lettura.
Hai in mente una trasmissione capace di farlo?
N e facevamo una che si chiamava A tutto volume e al Salone del libro di Torino abbiamo girato uno speciale di questa trasmissione. Speriamo che si possa continuare su questa strada.
Perché in televisione si parla pochissimo di lettura?
P erché tutti i programmi sui libri (A tutto volume era in qualche modo un'eccezione) sono in genere molto noiosi, nessuno li guarda. Per altro anche la musica è poco presente in televisione. Un disco o lo senti da solo o con gli amici, o lo balli, non lo guardi...
Allora non ci sono grandi possibilità?
C' è la possibilità di fare qualcosa che giri intorno alla lettura. La lettura nasce anche dall'associazione col teatro, col cinema, in occasioni che non sono fenomeni di lettura, ma di incontro.
Perché si legge così poco in Italia?
È un paese che si è imbarbarito, che ha una specie di giovinezza piuttosto enfatica nel dirigersi verso beni diversi: automobili, motorini, cellulari. C'è stata in Italia, a differenza di altri paesi, una pessima educazione all'intellettualità e gli intellettuali italiani sono stati dei tromboni più di quelli tedeschi e francesi. E anche le università e le scuole hanno spesso fatto la loro parte per allontanarci dal rapporto coi libri.


Intervista a cura di Grazia Casagrande




17 luglio 1998