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Intervista a Elisabetta Rasy

Questa intervista è nata in occasione della XVII Edizione del Premio Letterario "Donna Città di Roma", un premio nato diciassette anni fa grazie a Gabriella Sobrino e destinato ad un autore, donna o uomo, che analizzasse e sottolineasse l'immagine della donna nella società odierna. Per conoscere meglio il percorso intellettuale ed emotivo da cui è nata l'opera vincitrice, L'ombra della luna, abbiamo voluto raccogliere la testimonianza dell'autrice, Elisabetta Rasy.


Come nasce L'ombra della luna?
I l libro ha avuto una lunghissima gestazione. Più di venticinque anni fa, quando mi occupavo di storia delle donne, mi sono imbattuta nella figura di Mary Wollstonecraft e rimasi molto colpita non solo dalle sue opere ma anche dalla biografia.

In che senso?

L a storiografia ufficiale ci presenta questo personaggio come la prima teorica del femminismo, convinta della dignità e dell'emancipazione della donna. Una figura forte, quindi, impegnata, autrice nel 1792 della prima "Dichiarazione dei diritti delle donne". Alla fine dello stesso anno decide di recarsi da sola in Francia per raccontare la Rivoluzione. Ad un certo punto, accadono degli episodi nella sua vita molto particolari: si innamora di un avventuriero americano, mette al mondo una figlia illegittima, tenta il suicidio due volte e torna in Inghilterra.

Un duello tra ragione e sentimento?

Q uesta esperienza così significativa nella vita di Mary Wollstonecraft mi è rimasta impressa. Desideravo ritornarci mettendo in evidenza la corrispondenza tra la vicenda umana della teorica della razionalità e le contraddizioni dei vincoli della passione. Il tutto in un'epoca in cui a Parigi i sogni della Rivoluzione cedono il passo agli incubi del Terrore.

Suggestioni, narrazione a più voci. Cosa prevale nel suo libro, la ricerca della studiosa o semplicemente la sensibilità del romanziere?

S enz'altro la seconda ipotesi, essendo questo un romanzo a pieno titolo. La Wollstonecraft è stata la prima femminista della storia a scoprire il lato romantico della passione in tempi, come dire, abbastanza difficili. Ciò che mi interessa è proprio il rapporto tra la grande storia e la vicenda individuale degli uomini. C'è qualcosa che la storia non registra: i sogni, i sentimenti, le passioni degli esseri umani. Ecco, sono affascinata da tutto ciò che la storia non dice. Un'inclinazione che ha caratterizzato anche i miei precedenti libri. Per esempio in Ritratti di Signora racconto la giovinezza di Matilde Serao, Ada Negri e Grazia Deledda.

È per questo che la storia quotidiana della Parigi rivoluzionaria sembra inchinarsi a "quel cuore di ghiaccio del mondo"?

I l momento storico in cui si svolge il romanzo è significativo. L'utopia illuminista della dea ragione trionfatrice cede alle tenebre. Ho trovato straordinaria la sincronia tra la biografia della protagonista e il momento storico dell'Illuminismo con la sua fede nella razionalità al Romanticismo, cioè al lato notturno dell'esistenza.

Da qui il titolo, che racchiude tutto il testo?

L e cito un passo de L'ombra della luna in cui Mary spiega il proprio stato d'animo: "sono figlia della solare luce della razionalità e mi trovo invece ad essere una creatura che del giorno occupa il rovescio notturno". Ecco, questo è il nucleo, il cuore del mio libro.




Di Grazia Casagrande




19 gennaio 2001