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Intervista a Abel Prieto

Abel Prieto è ministro della cultura di Cuba, ma è anche uno scrittore affermato. Particolarmente affabile e informale, nei modi e nella persona, ci ha parlato non solo del suo ultimo romanzo, ma anche della situazione culturale nella sua bella isola e dei rapporti che intercorrono con l'Italia.


Come vede i rapporti tra Cuba e l'Italia per quanto riguarda la letteratura e la cultura in generale?
R itengo che ci sia da tempo una collaborazione che è in ulteriore fase di consolidamento. Per esempio Reynaldo Gonzales ha ricevuto ultimamente a Cuba il Premio Italo Calvino con un romanzo veramente eccellente che verrà pubblicato fra pochi mesi in Italia.
Anche per quanto riguarda il cinema le collaborazioni si moltiplicano. Da tempo, molto cinema italiano veniva presentato nei festival cubani e in questi giorni ho firmato con il ministro Giovanna Melandri una lettera d'intenti, una specie di protocollo, per aumentare la co-produzione italo-cubana in questo settore.

E in particolare, può portarci qualche esempio di collaborazione tra i nostri due paesi?

I l libro Pinocchio, con delle bellissime illustrazioni fatte da un disegnatore cubano, è stato presentato alla Fiera del Libro dell'Avana e ha avuto un enorme successo.
Tra l'altro vorrei anche sottolineare il successo e la calorosa accoglienza che ha ricevuto il maestro Abbado a Cuba e la collaborazione instauratasi con l'orchestra sinfonica cubana.
Ci sono molti musicisti dei nostri due paesi che collaborano da tempo: tra l'altro è sempre molto importante il contributo che l'Arci dà in questo senso. I rapporti sono forti anche per quanto riguarda l'architettura: gli italiani sono spesso chiamati come esperti nel mio paese e molti nostri giovani laureati vengono qui a perfezionarsi. La comunicazione culturale è sicuramente fattiva ed è anche dovuta ai all'amicizia tradizionale tra i nostri due popoli.

Il volo del gatto è il suo primo romanzo. Come è avvenuto il passaggio dal racconto, modalità di scrittura che le è abituale, al romanzo?

D irei che già negli ultimi racconti, anche in quelli più brevi, si avvertiva una tendenza al romanzo. Ho una naturale propensione all'amplificazione, alla digressione, non direi però al barocchismo. Romanzo e racconto sono generi letterari sicuramente diversi e richiedono diverse modalità di scrittura: infatti il racconto ha bisogno di sintesi, di precisione. Si pensi a quello che diceva Cortazar: col racconto bisogna vincere per KO, col romanzo invece si può anche vincere ai punti. Sicuramente io sento di avere una naturale tendenza alla "proliferazione", amo molto le digressioni e mi sono reso conto che gli ultimi racconti che avevo scritto portavano necessariamente ad una evoluzione: mi muovevo naturalmente verso il romanzo. E sicuramente questo è il genere che intendo coltivare d'ora in poi. Infatti, in futuro, se ne avrò il tempo, mi piacerebbe sperimentarmi in un altro romanzo per il quale sto già prendendo numerosi appunti.

Come riesce a conciliare la sua attività di ministro, di uomo pubblico con quella di scrittore?

S icuramente non è facile, soprattutto per il tempo necessario alla scrittura e io di tempo ne ho molto poco. Non parlo solo di tempo in senso cronologico, ma anche mentale, di momenti liberi dalle tensioni quotidiane, proprio perché non è impossibile ritagliarsi uno spazio, trovare qualche ora per se stessi. L'importante è che questo tempo non sia contaminato, per così dire, dalle pressioni, dalle chiamate, dalle telefonate. Dev'essere un tempo puro per la creazione. Devo dire che cerco sempre di scrivere al mattino presto, molto presto, come prima cosa, soprattutto prima di ricevere la prima telefonata perché questo mi permette di preservare, diciamo, un'innocenza spirituale: in quei momenti non voglio sapere, non voglio ricevere notizie né buone né cattive. Mi siedo davanti al computer e cerco di scrivere. Sto iniziando solo adesso a utilizzare il computer: avevo scritto Il volo del gatto ancora con la penna stilografica e un'altra persona ha inserito il testo nel computer: oggi voglio rendermi autonomo anche in questo e cerco di apprezzare i vantaggi della scrittura a computer.
Riprendendo il discorso precedente, la prima cosa che faccio al mattino è sedermi davanti al computer e scrivere. Chiaramente non è facile, ma non sono il solo a non avere tempo all'interno del Ministero della Cultura: tutti sono estremamente impegnati perché il compito di portare la cultura a tutti, negli ambiti anche più lontani (che è quello che sta cercando di fare Fidel) è qualcosa di molto forte, di molto difficile e impegnativo. Comunque cerco di portare avanti, di inseguire l'utopia di un altro romanzo.

La sua visita in Italia è centrata solo sulla presentazione del libro o implica anche un incontro con le personalità della cultura e della politica italiane.

H o potuto abbinare l'invito ufficiale che mi era stato rivolto dal ministro Melandri con la presentazione del libro. Nei cinque giorni in cui resto in Italia sono riuscito, come dire, ad infilare tutto quanto: innanzitutto la firma della lettera d'intenti, di questo impegno per la collaborazione in campo cinematografico tra Italia e Cuba fatta col ministro Melandri. A questo incontro si sono succedute molte riunioni interessanti con dirigenti di Cinecittà, ho incontrato Gillo Pontecorvo, ho incontrato il presidente di Cinecittà, ho parlato soprattutto della preoccupazione comune per la presenza schiacciante del cinema statunitense che sta spazzando via tutto il resto. Tra l'altro questo problema è sentito anche in altri paesi dell'America Latina. Da poco ne abbiamo parlato in un Forum che si è tenuto nella Repubblica Domenicana in cui tutti i latinoamericani hanno espresso l'enorme preoccupazione per questa presenza schiacciante del cinema statunitense che non lascia spazi liberi e ho potuto constatare una sensibilità comune in questo senso. Ho incontrato anche Sicilia, il direttore generale del patrimonio librario e abbiamo parlato anche della possibilità di far partecipare, alla prossima Biennale che si terrà all'Avana nel 2002, molti artisti del vostro Paese proprio perché sinora non abbiamo avuto una forte presenza italiana nell'ambito dell'arte.




Di Grazia Casagrande




13 aprile 2001