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Intervista a Daniela Pizzagalli
La Signora di Milano: un'altra donna celebre raccontata da Daniela Pizzagalli



Nel suo precedente libro, lei innalzava La Dama con l'ermellino a simbolo femminile del Rinascimento; non potrebbe ricoprire questo ruolo anche Bianca Maria Visconti, protagonista de La Signora di Milano?
S e Cecilia Gallerani rappresentava gli ideali di bellezza e di cultura del primo Cinquecento, Bianca Maria, vissuta tra il 1425 e il 1468, possiamo dire che apra la stagione del Rinascimento, incarnando una visione sociale e politica a misura d'uomo che fu appunto caratteristica del periodo dell'Umanesimo. Bianca Maria fu dal marito Francesco Sforza associata ufficialmente al governo, e diede prova di una gestione femminile del potere che ritengo possa essere un modello valido anche oggi: protesse gli umili, i malati e le donne; si oppose alla pratica della tortura e della schiavitù; favorì le iniziative economiche della piccola borghesia; fondò nuove chiese e per suo impulso fu costruito l'Ospedale Maggiore. A differenza di Cecilia, che non lasciò nulla di scritto, la personalità di Bianca Maria si manifesta ampiamente nel suo epistolario, con doti di intelligenza e di cultura, ma anche di semplicità e di ironia, che la rendono a mio parere una figura indimenticabile.
Che rapporti coltivava Bianca Maria con i potenti del suo tempo?
L a sua educazione principesca e il suo ruolo di duchessa la mettevano in grado di instaurare rapporti paritari con papi e sovrani; naturalmente aveva le sue simpatie e antipatie. Non potendo sopportare, ad esempio, il terribile Sigismondo Malatesta signore di Rimini, si rifiutò di mandargli le carte da gioco che lui le aveva chiesto. La sua migliore amica era Barbara Gonzaga, e le spiacque sinceramente quando sfumò il matrimonio tra i loro figli. Ammirava il grande umanista Enea Silvio Piccolomini, e quando divenne Papa lo appoggiò nella sua propaganda a favore della Crociata in Terra Santa. Descrivere la rete di rapporti coltivata da Bianca Maria mi ha permesso di ricostruire il turbolento periodo dell'Italia delle Signorie, cercando di dare contorni umani a dei nomi che distrattamente abbiamo sentito a scuola.
Oltre che nel suo ruolo pubblico, lei descrive Bianca Maria anche nel privato: quali sono le sue caratteristiche di moglie e di madre?
B ianca Maria ebbe otto figli, sei maschi e due femmine: pur seguendoli premurosamente li affidava spesso a sua madre Agnese, perché era molto occupata negli impegni pubblici. Si faceva relazionare dai precettori su come procedevano gli studi, e doveva frequentemente rampognare il primogenito Galeazzo Maria per la sua svogliatezza. Però per lei aveva la precedenza il suo ruolo di moglie: amò appassionatamente Francesco Sforza, nonostante la differenza di età di ventiquattro anni, e fu follemente gelosa. Si disse che addirittura avesse fatto uccidere una rivale; di certo l'infedeltà dello Sforza e le scenate della duchessa erano talmente note da essere materia di novelle salaci. Però l'amore la portava sempre al perdono: fece costruire perfino una chiesa a san Niccolò da Tolentino, protettore dei matrimoni, per ribadire la sua fede nel legame coniugale.
Accanto a Bianca Maria, nel suo libro campeggia la figura di Francesco Sforza. Lo considera il più grande uomo del suo tempo?
C osì lo giudicarono i suoi contemporanei e anche molti storici successivi. Io ritengo addirittura che sia il più grande uomo politico italiano di tutti i tempi, perché seppe rinunciare a una parte del suo potere per favorire la pace. Con la sua Lega italica assicurò tranquillità alla penisola proprio nel periodo in cui fiorì il Rinascimento. La sua politica quindi permise la libera circolazione degli artisti tra una città e l'altra, e favorì il mecenatismo rendendo disponibili somme che prima venivano impiegate per la guerra. Se la nostra storiografia, notoriamente di matrice fiorentina e quindi antimilanese, ha esaltato il ruolo di Lorenzo il Magnifico, è però ingiusto dimenticare che il clima culturale creato da Lorenzo fu favorito, nella generazione precedente, dalla stabilità politica tenacemente voluta da Francesco Sforza.



Intervista a cura di Grazia Casagrande




3 marzo 2000