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Intervista a Andrea Pinketts

Simpatico, disponibile, brillante, Andrea Pinketts è uno degli scrittori più noti e amati dell'ultimo decennio. E anche tra i più originali, sempre alla ricerca di spunti inusuali per le trame dei suoi gialli (con il detective "per forza" Lazzaro Santandrea) e dei racconti. Nell'intervista emerge la sua vena corrosiva e sarcastica, ma anche la grande attenzione che rivolge ai suoi lettori.


Ho visto che è in uscita un tuo nuovo libro. Ci puoi raccontare qualcosa in anteprima?
U scirà il 18 aprile e si intitolerà Il dente del pregiudizio: sono racconti che ho scritto per il mio dentista e ripercorrono una strada che avevo già per certi versi sperimentato. Nel 1996 era uscito un libro che si chiamava Io, non io, neanche lui e aveva l'ambizione di essere un "romanzo di racconti" correlati attraverso una storia portante, basata sulla psicoanalisi. Avevo scritto quei racconti per la mia analista; ora ho deciso di trasferire il discorso in campo dentistico. Dato che esistono un sacco di professioni penso che avrò una vena inesauribile: la prossima volta il protagonista potrà essere un salumiere. L'ambientazione de Il dente del pregiudizio comunque è quella della sala d'aspetto del dentista, in cui il tempo passa e cambiano sia il protagonista che il dentista, cambiano le stagioni, cambiano gli umori, cambiano gli amori... Nel frattempo si intrecciano le storie deliranti che vengono in mente quando hai il faretto puntato sulla faccia.
Sei molto partecipe della vita letteraria della tua città, ma non solo. Trovi importante il rapporto diretto con il lettore?
S ono assolutamente convinto di quello che diceva di se stesso George Bernard Shaw: Io sono un predicatore travestito da saltimbanco. E credo nella necessità di avere un rapporto diretto con i lettori che in parte vanno coccolati, in parte addirittura educati, anche se sembra presuntuoso perché in realtà poi sono loro che riescono a educare e coccolare te.
Questo rapporto diretto ti ha portato anche a scrivere in maniera diversa o non ha influito sul tuo lavoro?
C redo che sia indipendente, però mi ha portato a fare alcune follie. Come quella che ho fatto nell'ultimo libro, L'assenza dell'assenzio: ho messo il mio vero numero di cellulare e sono stato tempestato di telefonate di lettori coraggiosi, di lettori che osavano (perché alcuni potevano pensare che fosse un numero falso...). Il mio lettore preferito, il lettore coraggioso, era quello che provava il numero. Così ho avuto modo di "tastare e testare" lettori dalla Sardegna a Udine e mi sono reso conto che esiste un discorso comune, perché anche se le mie storie sono ambientate a Milano, parlano in genere di drop-out, di ragazzi border-line, ai margini, in cui c'è l'orrore, il giallo, il mistero, ma c'è anche il divertimento e soprattutto c'è questa sorta di pink-generation.
Piaci molto ai giovani e ai giovanissimi.
P erché credo che le tematiche del mistero siano assolutamente riconducibili al grande mistero della vita e della morte. Io scrivo di vite molto movimentate con lo spettro della morte, che non è necessariamente quella legata al delitto, ma è anche la morte sociale, la morte civile, la noia, il vero serial killer è il vuoto.
Che rapporto hai con Internet?
N on ho il computer, ma mi interessa moltissimo.
In Internet, tra l'altro, c'è una grande piazza di lettori.
I nfatti. C'è un mio amico, Davide, detto "il fan", perché è un lettore davvero "fissato", che sta creando il mio sito su Internet. Davide è un esempio di lettore appassionato: è venuto a recuperarmi cinque anni fa (adesso è diventato un mio caro amico) perché aveva letto un mio libro e, volendo parlare con me, ha girato tutti i possibili luoghi in cui avrei potuto abitare, secondo le indicazioni che avevo dato nel testo, finché, dopo un mese di ricerche, una mattina mi ha citofonato.
E lì avrai un dialogo aperto con i lettori?
S ì, tramite lui, comunque, perché io non possedendo computer...
Dunque scrivi ancora a mano?
C erto, con belle penne in locali fumosi. Anche perché purtroppo anche se dovessi scrivere al computer, essendo molto distratto (perdo borse, dimentico oggetti, sono quasi la caricatura dell'idea dello scrittore maledetto) sono sicuro che perderei anche il portatile. Già perdo le Mont Blanc, che costano anche loro non poco... Allora preferisco scrivere a mano e farmi digitare poi tutto sul computer. Non ho nulla contro il computer però non lo so usare. È una scelta anche questa.
Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Cosa leggi?
S ono assolutamente onnivoro. Leggo da Shakespeare a Tex Willer, non mi piace la letteratura italiana intimista, togata. So che mi creerò dei nemici ma non ho mai amato Moravia, mi lascia "indifferente". Tra l'altro come critico ha preso anche notevoli cantonate. Ha detto che James Bond non avrebbe mai avuto successo e che Hemingway non era poi questo grande scrittore, mentre io credo che Hemingway abbia insegnato non solo a una generazione di scrittori a scrivere libri, ma che abbia anche cambiato la storia del giornalismo, cosa che Moravia non ha fatto nonostante i suoi reportage africani.



Intervista a cura di Giulia Mozzato




17 marzo 2000