foto Effigie

I libri di Claudio Piersanti sono ordinabili presso Internet Bookshop
Intervista a Claudio Piersanti
Dal romanzo al fumetto al film...

Poniamo a Claudio Piersanti, scrittore dell'ultima generazione, noto al grande pubblico e apprezzato dalla critica, alcune domande sulla produzione letteraria italiana contemporanea.


Quali sono le novità sostanziali dell'ultima generazione di scrittori italiani?
S econdo me, ammesso che sia possibile parlare di un fenomeno unico, cosa che non credo (molti letterati oggi sono infatti tra loro estranei, né io mi sento parte di un "gruppo"), c'è stata comunque, in tutti, una frattura e una ripresa. Questa ripresa è avvenuta alla fine degli anni Settanta e ai primi anni Ottanta: è il recupero di un discorso che era stato interrotto in modo spesso molto accademico. Non è stata solo una crisi interna del romanzo, della narrratività, credo sia stato anche un problema di leadership. Anche le case editrici hanno sentito questa crisi: quando sono arrivato in Feltrinelli i narratori erano le "ultime ruote del carro" e oggettivamente lo erano anche nel mercato. Le teorie dominanti erano quelle che irridevano il romanzo, la professione dello scrittore: paradossalmente anche chi insegnava nelle università non credeva più possibile la produzione di nuova letteratura.
E oggi, quale è il rapporto tra accademici e scrittori, tra editoria e autori?
C' è un conflitto che è rimasto intatto, ma c'è una ripresa. La narrativa, anche nell'editoria, viene privilegiata rispetto ad altri generi ma, come forse è inevitabile, non la si cura. Si va ad ondate... Questo è un grave pericolo perché si va incontro a ripetuti errori che portano le case editrici a ripensare la propria linea, a stringere troppo, a chiudere spazi. Penso comunque che quanto sta avvenendo sia un fenomeno positivo.
Quali sono le tematiche che sviluppi nella tua produzione narrativa?
M i accorgo solo a posteriori dei temi che propongo. Mi rendo conto che riguardano soprattutto dei fallimenti: non solo imprenditoriali, ma anche sentimentali e personali. Quello dei temi affrontati è sicuramente un discorso importante, ci sto riflettendo molto e proprio in questi giorni ho elaborato un esempio, ad uso sostanzialmente personale. È strano che un conflitto di passioni, come il rapporto tra padre e figlio, nei Karamazov ad esempio, abbia prodotto una vera tragedia e invece l'uccisione di due genitori per cambiare la BMW non sappia produrre oggi la stessa narratività. Dobbiamo render conto anche di una nuova antropologia, quindi. Chi scrive è frutto non solo dei libri ma anche della vita che fa, delle sensazioni che riceve. C'è questa sensazione di vaghezza, di vuoto, di inconsistenza di passioni.
Ci può essere una funzione etica della narrativa?
S econdo me sì, e credo che ci sia molta confusione sul significato della parola etica. In Italia forse significa l'assenza di una "amicizia" tra gli scrittori e addirittura i lettori, per non parlare (e non voglio sembrare retorico) del Paese. Non c'è un rapporto tra scrittori e Paese, c'è addirittura un conflitto, una inimicizia. La funzione etica può essere riassunta dalla vita di uno scrittore come Sciascia, ad esempio. Ho una grande ammirazione per la sua vita, oltre che per la sua opera.
Lo scrittore per te deve essere di nuovo coinvolto nel sociale?
S enz'altro sì, anche se non ho più nessuna illusione. Non credo che lo scrittore possa avere una funzione di direzione, o che debba essere consultato, o che sia una voce importante, perché non lo è nei fatti, c'è solo molta ipocrisia in questo. C'è qualche scrittore che viene chiamato ad esibirsi, ma in realtà c'è una base di indifferenza: gli scrittori in Italia non hanno mai contato niente.
Il direttore del Centro di cultura italiana di Parigi, Pietro Corsi, mi ha detto che sei tra gli scrittori italiani più letti in Francia. Da cosa nasce questa dimensione europea e, in generale, la produzione letteraria italiana è letta all'estero?
S inceramente non lo so. Sono stato tradotto in Francia e il mio libro Luisa e il silenzio, ha avuto un buon successo. Ho pubblicato anche una sceneggiatura di fumetti con Mattotti che è stata molto apprezzata. Non ho una dimensione davvero europea... Credo però che la nostra scrittura non abbia niente da invidiare a quella francese, né a quella tedesca e nemmeno a quella inglese, parlo di quella dei College, quella di Cambridge, dei grandi gruppi etnici che rendono originale quella letteratura perché utilizzano codici linguistici particolari. Noi italiani spesso sottovalutiamo il nostro lavoro, ma non abbiamo nulla da invidiare rispetto alla produzione di altri, ad esempio quella francese.
L'editoria privilegia lo scrittore straniero o quello italiano?
D irei che oggi c'è un grande spazio per la letteratura italiana presso tutte le case editrici; anche quelle che pubblicano prevalentemente autori stranieri danno oggi molto spazio agli italiani.
Quali progetti hai per il futuro?
S to lavorando, però preferisco non dire di più perché spesso lavoro a progetti che non escono.


Intervista a cura di Grazia Casagrande




9 aprile 1999