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Giuseppe Pederiali

Giuseppe Pederiali già da tempo ha dimostrato di avere moltissime frecce al suo arco di scrittore, e ormai può permettersi di innamorarsi di un suo personaggio creando un’apposita serie, per il piacere suo e dei lettori. Parliamo della poliziotta modenese Camilla, bella, intelligente e passionale, giunta trionfalmente, in attesa di vederla sugli schermi televisivi, alla terza avventura: Camilla e il Grande Fratello, sempre più intrigante, attuale e originale.
Al suo felice “papà” abbiamo chiesto:


Diverse scrittrici hanno ideato dei detectives uomini come protagonisti dei loro romanzi, basti pensare ad Agata Christie con Poirot, ma il contrario, cioè una poliziotta creata da uno scrittore, è una vera novità: come mai questa scelta?

I personaggi principali dei miei romanzi sono quasi sempre delle donne, come rivelano molti titoli: Una donna per l’inverno, L’amica italiana, Donna di spade, Emiliana... La rappresentazione di un universo, quello femminile, da sempre mi affascina e incuriosisce. Figuriamoci poi se la donna è una poliziotta! C’è anche un secondo motivo che spiega la mia scelta: prima di raccontare di Camilla ho conosciuto una vice-questore intelligente, simpatica e carina. Mi ha raccontato molte cose della vita di un poliziotto-donna,e ancora oggi mi fa da consulente.

Potrebbe, come Flaubert, dire: “Camilla c’est moi”, oppure Camilla rappresenta la sua donna ideale?

Lo scrittore un po’ di se stesso, volente o nolente, lo mette in ogni personaggio.Camilla ha in comune con me i luoghi dell’infanzia e il carattere di quella gente emiliana che io amo molto. Per il resto vive di vita autonoma, tanto che dal primo romanzo a oggi un poco è cambiata, mio malgrado. Si è evoluta ed è leggermente maturata, quasi non fosse un personaggio di fantasia. Sarà perché vive ben dentro al nostro tempo. Prima o poi credo che la incontrerò.

Le tematiche dei suoi gialli sono sempre di attualità e di interesse sociale, e questo terzo romanzo della serie affronta i rischi del reality show e della spettacolarizzazione della vita: è un espediente per colpire l’attenzione dei lettori o un vero grido d’allarme?

ALa mia è stata una scommessa: un thriller sul tema del Grande Fratello, quello di Orwell e quello del famoso format televisivo, sviluppando in chiave narrativa, gialla e drammatica, alcuni temi conseguenti: la società costruita sull’apparenza, la realtà di tutti i giorni confrontata con quella che ci mostra la televisione (molto più accattivante, colorata, gradevole). Se in Orwell la società era sorvegliata dall’occhio del Grande Fratello, oggi il Grande Fratello si limita ad ammaestrarci. E forse è anche peggio. Sul tavolo della scommessa ho messo anche una variazione del Grande Fratello televisivo: una Casa che funziona come quella dei vari reality show, ma dove chi subisce la nomination viene ucciso, ed è compito degli spettatori indovinare l’assassino.
Ma le cose stanno veramente così, o si tratta di un altro inganno, di un’altra illusione? Toccherà ai miei lettori dire se ho vinto la scommessa.

Di romanzo in romanzo, conosciamo sempre meglio Camilla, scoprendo nuove sfumature della sua personalità, ma c’è sempre una costante, e cioè la disubbidienza agli ordini, per anteporre le ragioni del cuore a quelle della procedura: non pensa che questa mancanza di disciplina, questa autonomia di giudizio potrà metterla prima o poi nei guai?

Camilla è fatta così, e neppure io potrei cambiarla. Non è certo una poliziotta “politicamente corretta”. Anche perché lei antepone sempre il suo essere donna passionale a tutto il resto. Nei guai c’è già stata, anche se poi è riuscita a cavarsela. Di sicuro ci ricascherà.

Di Daniela Pizzagalli




4 novembre 2005