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Intervista a Piergiorgio Paterlini

John Wesley Lewis alias Piergiorgio Paterlini: da Ragazzi che amano ragazzi a Jesus, dall'analisi della società contemporanea alla Palestina di Gesù


Prima di tutto, perché ha scelto un nome americano per un libro di argomento religioso?
L a scelta è stata dell'editore Sonzogno, penso per ragioni, peraltro ovvie, di marketing. Personalmente ho accettato perché la cosa mi divertiva.

Come mai ha trattato, appunto, un argomento come la vita di Gesù, dopo essersi tanto interessato alla più difficile attualità?

A mo la scrittura in tutte, o quasi, le sue sfaccettature. E amo - senza megalomanie - le sfide. Odio rimanere ingabbiato in un cliché, dunque mi piace cambiare.
Questa trilogia rispondeva meravigliosamente a tutte queste esigenze, o mie caratteristiche. Cercherò di non ripetere cose banali come il fatto che la figura di Gesù, per i cristiani come per i fedeli di altre religioni e per i non credenti tout-court, rimane, nei secoli, una figura affascinante. Quello che ho cercato di scrivere è un romanzo "vero". Quindi con molta invenzione, curiose interpolazioni, personaggi, storie parallele, sorprese... Certo, c'è anche Gesù, ci mancherebbe! E ciò che di altro si trova nel romanzo è congruente con la sua storia.

La sua esperienza di giornalista e di attento osservatore della società come le è stata d'aiuto nel trattare un tema così "antico?"

C' è molta attualità, credo, in questo romanzo, senza con questo dire che ho "strumentalizzato" la figura di Gesù per trattare altri argomenti, più attuali e più interessanti. Mi limito a un esempio: affrontando il contesto storico dell'epoca, contrassegnato dalla lotta di un vero "partito rivoluzionario" impegnato a liberare il popolo d'Israele dalla dominazione romana, non solo non era difficile, ma direi era impossibile non affrontare, pur in modo narrativo, temi di grande attualità come le lotte di liberazione da un lato, la violenza politica, il rapporto etico fra mezzi e fini, il rapporto fra liberazione politica e liberazione spirituale, fino all'eterno irrisolto problema del male in relazione all'esistenza di Dio per arrivare a quello che io chiamo il "cinismo della politica": un dibattito che affido nel romanzo a due opposte fazioni del partito rivoluzionario ma che risuona fin troppo "attuale".

Quale è stato il suo approccio alla figura di Cristo?

M olteplice, e sarebbe lungo e noioso elencare tutti i filoni che ho seguito (peraltro non voglio svelare tutto al lettore adesso). Mi limiterò anche qui a un esempio, ma credo sia quello cruciale: il mio Gesù è un Gesù ebraico, cioè pienamente e consapevolmente radicato nelle tradizioni del suo popolo. I vangeli, come tutti sanno, non sono un documento storico, ma un testo catechetico, cioè una rilettura della storia compiuta dalla prima comunità, già strutturata in "chiesa", dei seguaci di Gesù di Nazaret. Sono, insomma, banalmente e giustamente, di parte. Sono una "interpretazione" potremmo dire "ideologica". Raccontano quello che serve, e soprattutto nel modo in cui serve, alla nuova chiesa appena sorta. Questo è palpabile soprattutto nel loro "antisemitismo". Ecco, questa lettura io l'ho a mia volta reinterpretata e, a volte, "corretta" (vedi il ruolo di Pilato nella condanna di Gesù). Questo è risultato, alla fine, un ulteriore elemento di inattesa attualità: la trilogia esce proprio nel momento in cui il dialogo ebrei-cattolici, che aveva fatto enormi passi avanti, sta regredendo paurosamente. Credo che Jesus potrebbe contribuire all'intensa e sofferta discussione di questi mesi. E il Gesù che tratteggio - con convinzione, non per mediazioni tattiche studiate a tavolino - sia un Gesù del dialogo, un Gesù in cui si possono riconoscere sia ebrei che cristiani purché aperti al dialogo.

Quali le fonti e le ricerche da lei fatte?

T ante. Tante davvero. Documenti storici, letterari, i vangeli ovviamente (con una appassionante selezione degli episodi da inserire nel romanzo e un'ancora più appassionante scelta sul modo in cui raccontarli), i vangeli apocrifi, testi critici contemporanei, soprattutto studiosi ebrei del Nuovo Testamento. Devo ringraziare, per questo, Brunetto Salvarani, un bravissimo teologo laico, da anni impegnato nel dibattito e nel dialogo interreligioso e interconfessionale, che mi ha affiancato per tutta la stesura dei tre volumi. Molto intrigante, per me, è stato poi il gioco delle citazioni nascoste, tutte prese da grandi della contemporaneità, molto diversi fra loro, sparse nel libro a uso dell'efficacia della narrazione ma anche del lettore che potrà appassionarsi a scoprirle dove meno se le aspetta e quali meno si aspetta.

Come mai ha deciso di strutturare in tre volumi il racconto della vita di Gesù?

L a struttura di un romanzo, secondo me, è importante quanto i contenuti e la scrittura. E altrettanto opinabile, naturalmente. Ho cercato una struttura, come dire, riconoscibile, oltre che adatta a ciò che intendevo raccontare: 3 volumi, 25 capitoli per ogni volume, 3 dei quali (9 in tutto, dunque) in carattere corsivo perché narrati in prima persona da Gesù, mentre la voce narrante è quella di Ester, una strana ragazzina di Nazaret che a 14 anni abbandona villaggio e famiglia proprio per seguire Gesù, cosa che farà fino alla fine, e che le permetterà appunto di scrivere questa storia (una delle tante "stranezze" di Gesù è proprio quella di non aver lasciato nulla di scritto). Il primo volume racconta la vita di Gesù fino ai trent'anni, cioè fino alla partenza da Nazaret. Il secondo racconta i sei (non tre) anni della "predicazione" itinerante del rabbi, fino alle porte di Gerusalemme. Il terzo è tutto concentrato sui dieci, undici giorni (non tre o quattro) che trascorrono fra l'ingresso a Gerusalemme e la condanna a morte. Con un doppio epilogo... naturalmente a sorpresa.




Di Grazia Casagrande




20 ottobre 2000