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Intervista a Alice Oxman
L'italiano come elisir di giovinezza

Un'autrice americana che ama l'Italia tanto da voler scrivere nella nostra lingua. Si è avvicinata al nostro paese grazie a un legame importante con un grande giornalista e scrittore, Furio Colombo, ma anche per un'affinità elettiva particolare di cui lei stessa ci parla.


Protagoniste del suo romanzo Una donna in più sono due donne. È vero, come alcuni affermano, che i personaggi femminili sono più ricchi di sfaccettature e quindi permettono un maggiore approfondimento?
D ipende. Non credo che si possa generalizzare. Conosco alcuni personaggi femminili che non vorrei approfondire e alcuni personaggi maschili che sono ricchi di sfumature. E naturalmente viceversa.

Il suo romanzo è scritto in una forma narrativa particolare: solo dialoghi e brani di un epistolario. È una scelta interessante. Com'è nata?

I l romanzo è un'indagine-conversazione. E, dunque, è un dialogo. La scelta è nata con la storia. Non sarebbe stata possibile scriverlo in terza persona. È un libro diverso in cui la voglia di narrare dell'autrice è tenuta sotto controllo dai suoi propri personaggi che hanno una loro storia da raccontare e l'autrice ne prende atto.

"Questa è una storia vera" si dice all'inizio. Cosa significa "romanzare" una vicenda tratta dalla realtà? Quali sono le difficoltà che lei ha incontrato?

"R omanzare" una vicenda tratta della realtà vuol dire fare un montaggio, una revisione della vita vera. Come molti di noi vorrebbero fare con le proprie vite. Vuol dire eliminare e aggiungere senza togliere il senso della storia. La difficoltà è che i personaggi sono veri. E alcuni sono vivi e possono essere giustamente disturbati da una storia distorta. Bisogna tenere sempre in mente questo fatto. E poi bisogna dimenticarlo. Così nasce una storia vera che è, però, un romanzo.

Il suo romanzo è stato scritto in italiano. Cosa apprezza della nostra lingua? Aveva scritto precedentemente altre opere in inglese? Qual è stata la differenza?

L a lingua italiana, per me, è una sfida. L'attacco della frase, il ritmo delle parole, l'attesa dell'aggettivo, l'infinita arbitrarietà del maschile e femminile... L'italiano è un lungo percorso avventuroso di cose che non si conoscono mai abbastanza. In questo senso scrivere in italiano mi ringiovanisce, mi riporta ad uno stato di adolescenza in cui il meglio deve ancora venire. A me piace scrivere in inglese. Ma non sono la stessa persona che scrive in italiano. In inglese sono concreta, prosaica. L'inglese, per me, è la constatazione delle cose così come sono con in più una battuta di spirito secco, a volte ben riuscita. A volte.

Quali autori italiani sono stati per lei il punto di riferimento per approfondire la conoscenza della lingua?

A lberto Moravia. Ho imparato dalla sua pagina: mai dire tutto. Mai troppe parole, mai troppo affollamento sulla pagina, mai un aggettivo o una descrizione non necessari. Solo tratti essenziali, e nessun esercizio di meraviglia o di stupore.




Di Giulia Mozzato




8 settembre 2000