foto Effigie

I libri di Erik Orsenna sono ordinabili presso Internet Bookshop


Erik Orsenna

Dopo il grande successo ottenuto da noi con La grammatica è una canzone dolce, Erik Orsenna ha vestito i coloratissimi panni di Madame Ba, una imponente matrona cinquantenne del Mali, per svelarci i segreti dell’Africa, confermando la poliedricità dei suoi interessi, che lo portano in giro per il mondo nei ruoli più svariati: è stato docente di economia alla Sorbona, consigliere di Stato con Mitterand, direttore del Centro internazionale del Mare e della Scuola Superiore del Paesaggio, oltre che romanziere premiato col Goncourt e Accademico di Francia. Ora, sul filo della Corrente del Golfo, Orsenna intraprende un viaggio intorno alla Terra, sui suoi mari e nelle sue profondità, con entusiasmo, stupore ed erudizione. Di fronte alle sue mille attività non si può non chiedergli:

La scrittura è per lei soltanto un passatempo?

Niente affatto, l’ho sempre presa molto sul serio, tant’è vero che fin dai tempi della scuola guadagnavo qualcosa facendo temi e compiti per i compagni. Ho scritto testi di tutti i generi, firmati da altri: lo trovo divertente, dato che ho successo anche con il mio nome, anzi col mio pseudonimo, desunto dal nome di una leggendaria città trovata nel libro Rivage des Syrtes di Julien Gracq. Il mio vero cognome è Arnoult. Il posto della scrittura nella mia giornata è dalle sette alle nove del mattino, mi resta quindi tutto il tempo per viaggiare, per fare regate e per dedicarmi a diverse professioni, nelle quali mi impegno per circa tre anni, prima di passare ad altro. È il mio segreto per mantenere l’entusiasmo di vivere.

Dalla grammatica alla musica, dai giardini all’Africa: i suoi percorsi letterari sono imprevedibili e ora sono approdati al mare con Ritratto della Corrente del Golfo. Elogio del mare e dei suoi itinerari invisibili.

Io sono follemente incuriosito e affascinato dalla vita in tutte le sue forme, e ogni branca della scienza e della cultura mi interessa. Sento il nostro pianeta come se fosse la mia stanza, da conoscere intimamente.
Per tre anni ho studiato climatologia, una scienza meravigliosa attraverso la quale si possono ricostruire le ere più antiche e immaginare gli scenari futuri. Il mio libro è imperniato sull’affascinante avventura della Corrente del Golfo, ma vuole essere anche un piccolo ritratto del nostro pianeta attraverso elementi di geografia, fisica dell’atmosfera, storia della scienza e della nautica. E ora ci sono altri studi che mi attendono, come quello dei ghiacciai.

Da Madame Ba, emerge non solo il suo amore per l’Africa, ma anche la dimestichezza con i suoi problemi: anche questa conoscenza diretta l’ha occupata per tre anni?

Ci sono alcuni amori, come il mare e l’Africa, che mi accompagnano sempre. Ero adolescente quando è finito il colonialismo e l’avvio dell’indipendenza africana mi sembrava un fenomeno da osservare da vicino. Per questo ho scelto di laurearmi in Economia dello sviluppo e mi sono aggregato a un’équipe che studiava il Senegal, dove ho conosciuto il presidente Senghor, vero statista e vero poeta. Da allora mi sono convinto che l’uomo africano poteva essere un uomo completo, se avesse valorizzato la sua identità.

Eppure come protagonista del romanzo ha scelto una donna: è stato difficile calarsi nei panni della gigantesca, materna e cicalona madame Ba?

L’io narrante del romanzo è l’Africa stessa, e non poteva che essere donna, perché sono le donne che sostengono con il loro lavoro la famiglia e la società africana. Si alzano prima dell’alba per procurare l’acqua e la legna quotidiana, percorrendo sempre più strada per la crescente desertificazione, poi lavorano nei campi o al mercato fino a sera, e dopo aver preparato la cena sono le ultime a coricarsi. Per essere sicuro di non tradire, con la mia interpretazione, la sensibilità delle donne africane, ho sottoposto quanto venivo scrivendo ad alcune amiche, impegnate nei loro paesi all’interno delle istituzioni in difesa dei diritti femminili: leggendo le pagine sulle mutilazioni genitali, hanno pianto di commozione, ed io con loro.

Il filo conduttore del libro è il modulo con la richiesta di espatrio che madame Ba deve compilare per poter andare in Francia a cercare il nipotino, partito con il sogno di diventare calciatore. Ogni casella da riempire la porta a rievocare le sue origini, la famiglia, i luoghi dove ha vissuto. Donna coraggiosa e intelligente, si è adoperata per favorire lo sviluppo dell’Africa, attraverso il modello e la tecnologia occidentali, ma resterà delusa, perché la corruzione e l’ignoranza, anche da parte dell’ex potenza colonialista, la Francia, impediscono di formulare soluzioni adeguate. La sua visione del futuro dell’Africa è quindi pessimista ?

Certamente, perché il modello di sviluppo occidentale è diametralmente opposto alla tradizione e ai valori africani: è un modello competitivo, meritocratico e individualista, mentre laggiù tutto si basa sulla comunità, sulla solidarietà familiare. Quando qualcuno fa carriera, ad esempio, ha il dovere di favorire i membri della sua vastissima famiglia: non è considerato corruzione, anzi sarebbe emarginato socialmente se trasgredisse a questa usanza. Una maggiore responsabilità demografica e l’istruzione di massa potrebbero dare una possibilità alle generazioni future, ma prevalgono le scuole coraniche, in cui il progresso occidentale viene presentato come un’arma del nemico. Da queste scuole africane escono potenziali terroristi, pronti all’espatrio non per apprendere possibili modelli di sviluppo, ma per affermare la propria identità attraverso la destabilizzazione dei modelli altrui.

Di Daniela Pizzagalli




3 febbraio 2006