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Intervista a Piergiorgio Odifreddi

Insegna Logica a Torino e negli Stati Uniti. Ma malgrado l'alto livello delle sue competenze sa scrivere anche per i profani. Prova ne sia l'ultimo suo saggio Il computer di Dio, edito da Raffello Cortina. Per questo gli abbiamo chiesto di parlarci dello stato della divulgazione scientifica in Italia, con particolare attenzione all'ambito matematico.


L'Italia è un paese in cui la divulgazione scientifica è notoriamente carente. A tuo giudizio a quali fattori si deve imputare questa mancanza? La scuola? Gli autori? Le case editrici? Il mercato?...
C ome in genere accade, si tratta più di una concomitanza di cause che di un solo fattore. Tutto nasce dall'influsso deleterio di Croce e Gentile, che hanno forgiato la scuola agli inizi del secolo in maniera che riflettesse i loro pregiudizi: cultura classica per i dirigenti, cultura scientifica per i lavoratori. Questo era vero per loro, e magari anche per il loro mondo, ma certo non lo è più per il nostro, che è un mondo tecnologico basato sulla scienza e, dunque, sulla matematica. Naturalmente, non possiamo però continuare a imputare tutto a Croce e Gentile. Sono ormai passati decenni, molto avrebbe dovuto essere cambiato, e invece troppo rimane ancora com'era, anche nelle università.
La divulgazione scientifica è ormai una parte integrante della cultura, e anche del mercato editoriale, dei paesi anglosassoni, dall'Inghilterra agli Stati Uniti. Noi siamo ancora fermi al livello amatoriale, ma mi sembra che qualcosa si muova. Negli ultimi anni i libri di divulgazione matematica stanno raggiungendo anche da noi ottime tirature: si pensi a Il mago dei numeri, che ha venduto come un best seller. Anche se Enzensberger non è un matematico, ma un letterato: il che dimostra, appunto, che siamo ancora al livello dell'interesse generico, non specifico. Questo interesse comunque esiste, e sta a noi saperlo sfruttare nella maniera migliore.

La matematica "fa paura". Eppure leggendo un saggio come il tuo si comprende che è una paura infondata. Perché abitualmente non si utilizza un approccio di questo tipo anche in ambito scolastico?

L a matematica fa paura a chi non la conosce, ma non basta ripetere che è bella o facile per convincere del contrario chi di essa ha un'esperienza diversa. Soprattutto, non serve scrivere testi che insegnino a contare o a risolvere problemini, perché non fanno altro che confermare il lettore nelle sue impressioni. Io cerco di muovermi su un terreno diverso, mostrando come la matematica affiori in tanti aspetti della vita quotidiana, dove meno te l'aspetti. e devo dire che a volte me ne stupisco pure io. Ad esempio, l'altro giorno ho avuto l'occasione di parlare con Dario Fo. Quando ha saputo che ero un matematico, mi ha immediatamente raccontato di come strutturi le sue commedie secondo modelli di geometria proiettiva, mostrandomi le linee di interazione fra i personaggi di Morte accidentale di un anarchico. Non mi aspettavo neppure io di trovare la matematica nascosta nel teatro di satira politica!
Naturalmente, un conto è parlare di queste cose, un altro usarle in classe. Ci sono i programmi da svolgere, e agli esami possono capitare commissioni poco comprensive... ma le connessioni della matematica con le altre materie sono utili a creare legami interdisciplinari, a far capire agli studenti o al lettore che la cultura è una e indivisibile, e che le varie specializzazioni sono soltanto prospettive diverse di un unico edificio. Oltre che a permettere a insegnanti di materie diverse di collaborare a progetti comuni.

Com'è nata l'idea di scrivere un saggio in cui presentare la matematica come chiave di lettura per l'arte, la politica, la filosofia, la letteratura...?

A me la matematica è sempre stata stretta, perché mi è sempre piaciuto leggere romanzi, andare a concerti, vedere il mondo, capirne la storia...
Dapprima le connessioni con la matematica si sono presentate come semplici osservazioni, curiosità, aneddoti. poi, poco per volta, mi è sembrato di poter scorgere una trama più necessaria.
Mi ha aiutato anche la mia specialità, che è la logica, perché è un'area che sta a metà tra matematica, informatica e filosofia, e la si insegna appunto in tutti e tre questi corsi di laurea. Con una materia del genere, viene spontaneo cercare di vedere come la si applica in quei tre campi, e questo significa muoversi in tre direzioni diverse: l'umanesimo attraverso la filosofia, la scienza attraverso la matematica, e la tecnologia attraverso l'informatica. e, come si sa, muovendosi in tre direzioni ortogonali si copre tutto lo spazio...

Il tuo libro è ricchissimo di curiosità, notizie, informazioni. Quanto tempo e lavoro ha richiesto?

I n un certo senso, come dicevo, ci lavoro da sempre. In pratica, però, ho messo giù questi "pensieri", come sono presentati nel sottotitolo di copertina, negli ultimi cinque anni. A volte come osservazioni su fatti di cronaca o di storia, altre volte in seguito a letture o idee. In altre parole, questo non è un libro a tema, al singolare, bensì un libro a temi, al plurale.
È un libro interattivo, per usare una parola di moda, nel senso che si può sfogliare come un giornale, o navigare come la rete, senza doverlo necessariamente leggere dal principio alla fine come un libro convenzionale. Non dico che questo sia un bene assoluto, che tutti i libri debbano essere fatti così. Infatti ne ho scritti altri che vanno letti dal principio alla fine. ma questo è così. Si può veramente aprirlo a caso, e leggere una pagina o due. Se l'argomento non interessa, basta saltare altrove. Spero che il lettore ne trovi almeno qualcuno che gli interessi, che magari gli faccia dire, come Fo a me: "ma guarda, qui la matematica non credevo proprio di trovarla".

Quali sono le principali difficoltà che si presentano a uno scienziato che deve "tradurre" in termini comprensibili nozioni complesse? Come riesce a valutarne la "leggibilità"?

L a divulgazione scientifica è più facile in materie quali la fisica o la biologia, che sono legate al mondo esterno e si possono esemplificare con belle immagini, dalle stelle agli animali. Non è un caso che questi siano appunti gli argomenti preferiti dai divulgatori scientifici di formazione non scientifica, quali Piero Angela o Piero Bianucci.
La matematica è più difficile da divulgare, perché più astratta. qui la via regia è la geometria, perché permette visualizzazioni interessanti, in cui superfici e frattali fanno la parte del leone. Ma se non si vuole dare un'immagine distorta della matematica, bisogna affrontarne tutti i vari aspetti.
Io ne ho parlato in maniera più tecnica, rivolta agli studenti o ai laureati delle facoltà scientifiche, in un libro precedente (La matematica del novecento, Einaudi, 2000). In quest'ultimo libro ho allargato il campo, cercando di raggiungere un pubblico più vasto con argomenti più umanistici che tecnici.

Per quale pubblico scrivi? E a chi è rivolta la divulgazione scientifica in generale oggi?

S crivo, per lo meno in questo libro, per il pubblico che legge il giornale, guarda la televisione o naviga in rete. Gente che non è particolarmente interessata alla matematica, o che addirittura non ne vuole sentire parlare direttamente. e allora io ne parlo indirettamente: attraverso i quadri, i romanzi, i brani musicali, i testi filosofici, le scoperte scientifiche, le vite di alcuni personaggi. Ne parlo come ne parlerei andando a passeggio o viaggiando, non come se fossi di fronte a una lavagna. Non intendo insinuare che non si debba mai far lezione, soltanto che non bisogna farla sempre. Ogni cosa a suo tempo. In questo libro, è tempo di ricreazione. Buon divertimento!




Di Giulia Mozzato




24 novembre 2000