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Toni Morrison

Una grande scrittrice, lucida e intensa, capace di creare personaggi indimenticabili, ma nel contempo di delineare un preciso quadro storico e sociale in cui farli agire. Ecco alcune sue riflessioni sul proprio ruolo di scrittrice e di intellettuale che opera in questo mondo sempre più difficile e complesso.

Come nasce l’ispirazione per un nuovo romanzo?

Ogni artista, ogni scrittore ,deve trovare una propria strada; un proprio modo di esercitare la propria creatività. Per esempio ognuno dovrebbe chiedersi in quale momento della giornata è maggiormente creativo, più propenso a scrivere. Quindi la prima cosa è capire come funziona la propria creatività.

Nei suoi scritti qualche volta è difficile trovare la voce narrante, sembra quasi che ci sia un narratore collettivo e un senso di oralità. Questa è una caratteristica della letteratura afroamericana?

L’oralità è proprio una caratteristica degli scrittori afro-americani, questo particolare modo di parlare però lo combino con l’inglese standard, e questo perché mi interessa utilizzare tutti i registri linguistici presenti in America; è vero quindi che nella cultura afroamericana c’è una tradizione di oralità ma questa deve essere successivamente ricomposta.

Quando scrive, ascolta musica o ha bisogno di silenzio?

Non ascolto musica quando lavoro perché non voglio entrare in concorrenza con altri suoni. Certamente richiamo la musicalità quando scrivo perché mi interessa che questa sia evidente ma non predominante, inoltre vorrei che le mie opere, quando vengono lette, ispirino il silenzio.

Nelle sue opere il tema portante è l’amore. Come mai ha scelto un tema così universale per rappresentare la cultura afroamericana?

Credo di fare quello che fanno tutti gli scrittori, cioè prendere un caso specifico, una famiglia, una nazione, e studiare il suo rapporto con il mondo il mondo e con l’universalità. E non credo che ci sia un conflitto tra queste due dimensioni: siamo tutti esseri umani spinti ad amare dall’istinto senza aspettarci niente in cambio. Il mio intento, attraverso la scrittura, è quello di ricordarlo di modo che la mancanza d’amore non si trasformi in odio. Il nome che ho dato all’ultimo libro è Love, perché volevo far riflettere sulla difficoltà di un sentimento così complesso.

Lei racconta l’assenza dell’amore che nel mondo di oggi è totale: che ne pensa se si dice che questa mancanza di amore nel Presidente degli Stati Uniti è diventata odio?

Credo che il Presidente degli Stati Uniti creda esattamente il contrario, che sia convinto che il suo fondamentalismo cristiano sia un sentimento giusto; il che dimostra quanto confuso sia il tentativo di ogni essere umano di ricercare il giusto. Per esempio l’amore della famiglia può trasformarsi in qualcosa di opprimente ed ossessivo, l’amore per il proprio paese può diventare nazionalismo. Possiamo prendere l’amore e mutarlo in una spada o in un fucile, comunque in un qualcosa di negativo.
Quello che studio è esattamente speculare a questa situazione; mi interessa il processo in cui l’istinto ci porta alla generosità nei confronti delle necessità altrui.

Nei suoi romanzi ci sono due tipi di approfondimenti: il primo è di carattere politico sociale, e quindi una tensione etica, il secondo riguarda la psicologia dei personaggi e l’intimità dell’animo umano. Come fanno a coesistere queste due tematiche?

Credo che le due cose siano inestricabili, non separo mai la parte psicologica dal suo contesto; credo infatti che se si vive in un certo mondo, il proprio modo di essere è per forza legato a precise scelte politiche. Se in un’opera artistica c’è separazione tra le due dimensioni, significa che l’autore approva lo status quo.

Nei suoi scritti gli scenari tipici sono case, o disabitate o che riprendono vita o che vengono definitivamente abbandonate. Perché questa scelta simbolica?

Sono consapevole che spesso, nelle mie opere i paesaggi sono le case; ma questo perché io spesso scrivo dal punto di vista delle donne, che in genere sono molto legate alla dimensione della casa. Con Il Canto di Salomone per la prima volta sono uscita dall’ambiente-casa, proprio perché ho parlato di uomini.

Nell'ultimo libro, Love, c'é un personaggio che dice ad un altro: sei una schiava. La condizione di schiavitù viene sentita anche al giorno d'oggi come una maledizione?

Non proprio. Il periodo in cui, nel libro, viene pronunciata questa frase è quello degli anni Quaranta e allora poteva avere una connotazione di ostilità all'interno della comunità. Ma quello che il personaggio voleva sottolineare era la differenza di classe sociale tra sé, benestante, e l’altra ragazza, molto povera, così quando inizia la lite, la ragazza ricca dice la cosa peggiore che poteva pensare in quel momento.

Lei che ha vissuto la condizione di emarginazione della comunità afroamericana, come avverte la condizione attuale degli arabi americani, sente una similitudine tra le due etnie?

Certamente la comunità araba é così che sente questa situazione ed é così che la vive, loro fanno un parallelismo tra la loro condizione attuale e quella delle comunità afroamericana del passato. In un certo qual modo tutte le discriminazioni hanno qualcosa in comune; la differenza sostanziale tra noi e la comunità araba é che noi eravamo presenti fin dall'inizio, siamo la comunità più antica dopo gli indios a vivere in territorio americano. Questo paese lo consideriamo il nostro paese.

Lei crede che la letteratura, in qualche modo possa dare un contributo salvifico agli orrori che la cronaca ci sta proponendo in questi ultimi tempi?

Ho una grande fede nel fatto che gli intellettuali abbiano in qualche modo un ruolo da svolgere e una forte responsabilità. Sono anche consapevole che le peggiori persone al mondo ascoltano o leggono le migliori opere, dunque c'é un confine molto sottile tra la disperazione e la speranza: cercare un equilibrio é il significato di essere oggi al mondo.

Vista la presenza di consistenti classi che vivono ancora oggi in America al limite dell'emarginazione, ad esempio gli ispanici che, ghettizzati nel loro privato, non partecipano alla vita pubblica (nella fattispecie non vanno a votare), il ruolo dell'intellettuale non é anche quello di rivendicare i loro diritti?

Non é vero che le minoranze in America non votano, é vero invece che, in percentuale, in America si va poco a votare. C’è molta più partecipazione nelle elezioni locali perché hanno una ricaduta più tangibile su quelli che possono essere gli interessi specifici. Il problema é il sistema elettorale, che fu creato dagli schiavisti che potevano aumentare il peso della loro votazione in base alla quantità degli schiavi che possedevano e questo é uno dei retaggi del vecchio sistema che non rende giustizia alle votazioni. Per esempio nelle elezioni del 2000 in Florida furono cancellati tanti voti e si trattava per lo più di elettori afroamericani perché si aveva la paura che avrebbero potuto determinare il risultato.

La trama, la storia che narrerà le é chiara dall'inizio o la crea strada facendo, e il personaggio nasce dal ruolo che gli viene dato o dalla sua psicologia?

Di solito io comincio da un'area di pensiero che mi interessa, poi trovo i personaggi che mi aiutano a risolvere i problemi che mi sono posta e solo alla fine costruisco la trama. Per esempio nell'ultimo libro Love ho cominciato dall'idea che volevo trattare la transizione di una comunità dal momento che precede l’ottenimento dei diritti civili a quando sono stati ottenuti, fino al periodo successivo. Poi ho iniziato a pensare a quali personaggi avrebbero potuto trovarsi in quella situazione, ho creato questo proprietario di albergo e da quello sono arrivati altri personaggi che potessero in qualche modo rendere la storia più interessante anche dal punto di vista della trama.

Tutte le volte che una madre uccide un figlio ritorna in mente un suo romanzo e colpisce che a compiere quel gesto terribile lei abbia posto una madre coraggiosa che ama moltissimo quel figlio. Quali sono i motivi per cui una madre può arrivare a uccidere un figlio?

Indubbiamente é il crimine più odioso che si possa commettere, e quando un crimine del genere appare in letteratura é messo un po’ da parte, separato dal resto della storia, perché innaturale. Quando ho pensato a un caso del genere che apparisse però ragionevole, ho ricordato che le donne schiave, vittime di stupri, non volevano che i figli nascessero in schiavitù e preferivano consegnarli a “un'altra vita”. Ovviamente c'é il fatto che non avevano chiesto ai bambini che cosa ne pensassero. I casi giornalistici sono completamente diversi, le donne che commettono un atto simile sono sempre affette da qualche disturbo psichico.

La comparsa del terrorismo di matrice islamica ha modificato qualcosa all'interno della comunità musulmana afroamericana?

Credo che le etichette non ci aiutino molto, sono troppe le differenze di credo, sia tra i musulmani che tra i cristiani. Ma il conflitto non si é mai posto in questi termini , era semplicemente tra bianchi e neri. Poi a un certo punto della storia un gruppo di rivoluzionari neri ha abbracciato l'islam e questo ha generato un altro conflitto. Ma é difficile tracciare confini.

Di Grazia Casagrande




23 dicembre 2004