foto Effigie
Manuel Vázquez Montalbán
Parlando con Manolo

Tardo pomeriggio, in una piazzetta di Milano, davanti a una libreria del tutto particolare, la Libreria del Giallo. Si aspetta l'arrivo di Manolo Vázquez Montalbán. Molti intellettuali, alcuni scrittori, e un piccolo pubblico di lettori appassionati. Eccolo finalmente! Cortese, disponibile, siamo i primi a parlargli...

Quest'anno Pepe Carvalho compie venticinque anni, se in un primo tempo pensava di farlo morire, adesso mi sembra di aver letto che ha cambiato idea. Che fine farà insomma Pepe?
Non lo so ancora esattamente. Però penso che potrà diventare una spia postmoderna, una spia consacrata a una grande causa, come la Guerra Fredda, o lo spionaggio tra i Palestinesi e Israele. Questa scienza contemporanea della guerra civile, per questioni etniche, linguistiche o ecologiste, tutto questo significherà l'apparizione di un nuovo spionaggio e la possibilità di praticare uno spionaggio ironico e un po' ludico e Carvalho come protagonista è sicuramente in questa direzione.
Per il suo compleanno, secondo lei, che ricetta si preparerà Carvalho?
Io credo che resterà fedele alla sua memoria gastronomica, sarà una ricetta della cucina della sua infanzia, della cucina di quando era bimbo. La cucina della memoria, di fatto è quella che resta per sempre.
Lei è uno scrittore di gialli, di gialli particolari, ma è anche uno scrittore civile, politico, come unisce queste due modalità di scrittura?
Io credo che il giallo sia una poetica, una poetica che evidenzia molto bene le contraddizioni di un sistema politico-economico in un momento determinato, così come nel secolo diciannovesimo l'umanesimo naturalistico, l'umanesimo critico dopo. Il romanzo poliziesco è un'estetica per riflettere sulle contraddizioni di un sistema a un livello determinato, una iperconcorrenza, una lotta dell'uomo contro l'uomo, come se fosse un lupo. Per me il giallo è una poetica capace di riprodurre questa società, che oggi è una società globale, e i meccanismi di questa società.
Fosse lei Pepe, quale libro brucerebbe per primo e quale per ultimo, della sua biblioteca?
Io non brucio i libri, io li scrivo. Quello è un problema di Carvalho.
L'Italia è piena di contraddizioni, secondo lei che cosa rende simile e cosa differenzia l'Italia dalla Spagna?
C'è un forte rapporto. L'unica rivoluzione industriale che si sia fatta in Spagna è stata in Catalogna e nei Paesi Baschi e questo significa un tessuto sociale diverso dal tessuto sociale spagnolo e anche un particolare tessuto culturale. Qui al Nord Italia si può trovare un tessuto equivalente, ma il background, il substrato storico è diverso e questo significa differenze. Ma oggi non si possono stabilire differenze, in un universo globale, con una comunicazione totale, nel mondo della verità unica, del pensiero unico, del discorso unico: praticamente Milano è come Barcellona, è come Bangkok.
La Pasionaria, parliamo del suo ultimo libro, è forse l'unica donna della tradizione "rivoluzionaria" diventata leggendaria.
Non è l'unica figura femminile, ma le altre donne sono delle intellettuali, Rosa Luxemburg, la Kollontaj o una politica come Anna Pauker. La Pasionaria rappresenta invece la figura dell'intellettuale secondo Lenin, un intellettuale creato dalla stessa classe operaia. Una classe condannata al silenzio, a non avere il sapere, e la Pasionaria è la prima intellettuale donna del movimento operaio spagnolo che arriva a un livello di capacità di teorizzazione, di capacità di linguaggio per esprimere le sue idee, la sua volontà di redenzione delle masse, e da questo deriva il ruolo simbolico del personaggio.



21 febbraio 1997