foto Effigie

I libri di Mian Mian sono ordinabili presso Internet Bookshop


Mian Mian

Scrittrice piuttosto popolare in Italia due o tre anni fa, Mian Mian è un personaggio stravagante e originale, figlia di una Cina in totale trasformazione per noi forse difficile da immaginare per colpa degli stereotipi banali che ci hanno sempre presentato quel paese come un luogo legato strettamente alla tradizione e incapace di superare il Maoismo più cieco e ottuso.
Ci racconta in questa intervista cos'è la Cina di oggi, come vivono i ragazzi della sua generazione, cosa vuol dire essere censurata e come funziona il mercato editoriale, sempre in lotta col gigantesco fenomeno della pirateria.



In un'intervista apparsa tempo addietro, lei dichiarava di non leggere, anzi, di non aver mai letto nulla. Probabilmente si trattava di una provocazione. Com'è arrivata alla scrittura e cosa pensa della scrittura?
All'inizio volevo cantare poi per problemi alla gola ho dovuto abbandonare questo sogno. Studiavo musica per esprimere me stessa e, per continuare a farlo, sono ricorsa alla scrittura. Adesso ho momentaneamente interrotto questa attività per cercare di esprimermi attraverso il cinema, anche se con questo non voglio dire che non tornerò alla scrittura... Comunque certo, realizzare un film è molto diverso dallo scrivere un romanzo, ma mettermi in gioco su nuovi terreni, anche poco conosciuti, mi piace.

Come ha pubblicato il primo libro?

Ho cominciato a scrivere nel '95. Nel ‘97 è stato pubblicato qualche racconto su alcune riviste. Il mio primo "vero" editore è a Hong Kong.

Come l'ha contattata?

È stato un mio amico a trovare l'editore che ha stampato il libro in sole 1000 copie. Però, malgrado i pochi esemplari, il volume è arrivato alla traduttrice italiana Maria Rita Masci. L'edizione italiana [Nove oggetti di desiderio, Einaudi] è stata la prima all'estero. Per me è stato molto importante perché si è trattato del primo riconoscimento straniero, la conferma che quello che scrivevo era buono.

Ma com'è riuscita Maria Rita Masci a trovare quel libro?

Era uscito un articolo sul Times, un trafiletto, proprio nei giorni in cui un suo amico stava organizzando un viaggio a Hong Kong... in genere Hong Kong è il luogo in cui si va a "caccia" di libri (o almeno, si andava). Ma quando l'amico è arrivato a Hong Kong si è accorto che le cose nel frattempo erano veramente cambiate, anche se ancora non era avvenuto il passaggio alla Cina: non era più il luogo dove trovare tutto ciò che era introvabile nella Cina Popolare. Stava già cambiando la situazione e le "cose nuove" si potevano anche reperire in Cina, in una "città replicante" situata vicino a Hong Kong. Un luogo che gli stranieri ignorano, di 4 milioni di abitanti! Proprio lì, attraverso un editore locale e un passa parola fra gli scrittori, l'amico di Maria Rita Masci è riuscito a rintracciare una copia del libro.

Si è parlato anche di traduzioni in francese, in tedesco...

Anche in giapponese, brasiliano, greco, spagnolo e inglese. Comunque sono traduzioni del romanzo Candy e non di questi primi racconti.

Che diffusione ha avuto questo romanzo, questi scritti in Cina, come è stato accolto?

Ho avuto moltissimi lettori con Candy, ma prima avevo un pubblico molto ristretto. Bisogna aggiungere che i miei libri sono stati molto piratati. In Cina gli scrittori addirittura scrivono solo su internet, perché non c'è controllo. I miei libri "piratati" vanno a ruba e si trovano dappertutto, anche se sono proibiti.

Proibiti?

Sì, sono proibiti.

Parliamo della questione della pirateria editoriale. È così diffusa?

Bisogna dire che in Cina chi duplica illegalmente un libro rischia molto perché se viene scoperto sono dolori, le pene sono severe. Nel mio paese esiste un numero di controllo che possiedono le case editrici accreditate, in mancanza del quale non si possono duplicare libri. Ciononostante c'è un grande giro d'affari attorno a questo pirataggio (che si chiama Tao-Pan). Mio padre è riuscito a comprare otto edizioni differenti del mio libro, stampato da otto differenti pirati. Poi ha realizzato un timbro con la scritta "piratato" e ha timbrato queste copie, ma devo dire che non so perché l'abbia fatto...

Esiste anche il fenomeno dei libri firmati da un autore famoso ma non scritti da lui?

Sì, ed è buffo. Nei primi secoli della storia dell'editoria esisteva già questo problema. Cervantes, per esempio, era vittima di questo pirataggio totale e seguitò a scrivere proprio per evitarlo. In effetti si trovano in commercio in Cina libri che non sono miei ma che appaiono sotto il mio nome. Io ho scritto Candy (che significa dolce): qualcuno ha usato come titolo un altro termine che ha lo stesso significato, realizzando un libro che "sembra quello" ma è scritto da un altro, anche se c'è il mio nome (che tra l'altro è uno pseudonimo). Quando ho trovato quel volume e l'ho aperto ho scoperto che dentro c'era solo sesso, sesso, sesso. Così la mia fama è diventata quella di un'autrice che scrive di sesso. Questo dimostra che i miei libri si vendono dappertutto, ma anche che non tutti i lettori hanno capito la mia vera scrittura, perché molti credono di aver letto un mio libro ma invece hanno letto il libro di un altro. Il tutto si basa su un malinteso e su un particolare fenomeno socio-economico.

Che tipo di scrittura ha? Scrive ogni giorno, ha una scrittura "sofferta"?

Il fatto che i miei libri non possano essere pubblicati ufficialmente è per me una liberazione, perché non devo pensare a cosa devo o non devo scrivere. Evito alla radice il problema della censura. Scrivo cercando di seguire ed esprimere un sentimento. Creo i miei personaggi traendo spunto dalla vita reale e dalle persone che conosco. Il lettore in questo modo credo percepisca una sensazione di "verità". Anche nei film lavoro in questo modo: cerco delle persone vere da inserire in un racconto finto e all'interno di questo racconto le lascio agire.

Quali accuse sono state rivolte ai suoi libri per essere censurati?

La lettera ufficiale cita eccessivi riferimenti all'omosessualità, alla droga, all'amore libero e a comportamenti non consoni. Questa è la ragione.

Leggendo i racconti contenuti nel libro uscito in Italia sembrerebbe scomparso l'apparato burocratico del Partito Comunista Cinese e non vi è traccia dei problemi narrati in passato da altri suoi connazionali. Quali sono le nuove tematiche del romanzo cinese? Cosa è importante per lei?

Io voglio descrivere le persone che conosco bene e che capisco, quelle che frequento. E queste non sono per nulla interessate alla politica.

E allora che cosa ha trasformato una città come la sua Shanghai? Cosa ha reso possibile una trasformazione così radicale?

Lo sviluppo economico e la storia. Soprattutto fra i giovani il modello occidentale è diffusissimo, attraverso "cloni" di qualunque cosa che abbia un marchio occidentale.

Però per noi il modello diciamo "sesso droga e rock and roll" appartiene un po' ad un passato che cerchiamo di superare. Perché i giovani cinesi si rivolgono a questo stile occidentale? Non c'è anche una strada che recuperi una vostra identità? Leggendo i suoi racconti si direbbe che, per ciò che riguarda la musica ad esempio, amiate solo quella occidentale.

Non è giusto dire che noi amiamo questa musica, noi abbiamo "bisogno" di quella musica e non perché è occidentale ma perché è "quella" musica. Avendo bisogno di quel tipo di musica, automaticamente diventa anche nostra. Potrei fare un esempio: quando i Gesuiti portarono in Cina la scienza occidentale l'imperatore diede una risposta simile: "non è perché è occidentale, ma perché è scienza". A noi serve, quindi ce ne appropriamo. La musica è l'arte più vicina al corpo. Noi ne abbiamo bisogno e quindi la prendiamo. Certe cose sono di tutti.

Nella sua vita privata che rapporto ha con la Cina e con Shanghai, è felice di vivere lì?

Venendo in Italia ho scoperto la bellezza di questo paese e non sarebbe male vivere qui... ma i miei genitori e i miei amici sono indispensabili per me e non credo che vorrebbero trasferirsi in massa; per questo non potrei vivere in altro luogo che a Shanghai. Grazie ai miei genitori e ai miei più cari amici ho avuto forza e sono diventata quella che sono: dove stanno loro, quella è la mia casa. Il mio sogno è avere così tanti soldi da portarli tutti con me e cercare un posto migliore dove abitare.

Cos'è per lei la letteratura, dovendone dare una definizione?

Un lavoro dell'anima, un lavoro sacro. È basata sul sacro. La moralità è una parte del sacro e io penso che la mia scrittura sia morale.
L'etica è qualcosa che riguarda me stessa, con gli insegnamenti e con la società non ha rapporti.

Cosa non è morale? Chi ha un comportamento immorale?

Quelli che mi copiano. Quelli non hanno nessuna moralità. Le persone che piratano i miei libri sono solo da compiangere.

Ha affermato che i suoi libri sono scritti con un linguaggio semplice però non sono libri semplici.

Voi avete letto solo alcuni dei miei racconti, ma non avete potuto leggere tutta la mia opera perché non è tradotta. In Candy si narra di una giovane donna che si trasforma all'interno di una società che è a sua volta in trasformazione. Io mi pongo domande continuamente: il mio destino dov'è in tutto questo? l'amore che cos'è? e il sesso? cos'è la lotta dei sessi tra uomo e donna? qual è il vero rapporto tra corpo e l'anima? amare ciò che è male cosa vuol dire? Penso che non ci siano domande più importanti. Con un linguaggio semplice cerco di affrontare delle questioni non facili, anche se non sono un'intellettuale e sono molto contenta di non esserlo.

Ha più volte dichiarato di aver avuto esperienze tormentate, anche problemi di droga. Come è riuscita a superare quel periodo?

È un periodo della mia vita ancora segreto. Spero di avere la forza un giorno di riuscire a sciogliere il nodo di quegli anni, ma adesso non è il momento. Quello che posso dire è che in quel periodo ho toccato il fondo più oscuro. E in sintesi penso che lo scopo della mia scrittura sia prendere tutta questa oscurità, questa spazzatura e trasformarla in dolcezza. Proseguirò a scrivere in futuro anche per poter raggiungere la pace. E a quel punto forse smetterò.

Nella sua scrittura lei crede di rappresentare i sentimenti delle giovani generazioni di cinesi?

Io non rappresento nessuno se non me stessa e il mio punto di vista. Dopo aver pubblicato, moltissimi lettori hanno amato i miei libri e questo non l'avrei mai immaginato, perché la vita e la cultura delle giovani generazioni è estremamente complessa e variegata e io non posso in alcun modo rappresentarla, posso solo rappresentare la mia, cioè quella di una giovane cinese appartenente a un gruppo di estrema minoranza, che rimarrà tale.

A mio parere il suo successo è legato alla rappresentazione di una tipologia giovanile legata a un modello consumistico che è poi quello comune al Giappone, agli Stati Uniti, all'Occidente. Non sono affatto convinta, come dice lei, che rappresenti se stessa e basta. Il suo successo, a mio giudizio, è dovuto proprio a questo.

Io non sono una sociologa e non posso dire nulla al proposito. In Cina questo gruppo di giovani rappresenta indubbiamente una minoranza, magari in crescita, che forse non scomparirà nei prossimi anni, ma sempre una minoranza.

Di Giulia Mozzato




6 febbraio 2004