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Intervista a Brad Meltzer

Brad Meltzer è stato davvero "consigliere" di un presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, anche se forse non il "primo". La sua conoscenza della Casa Bianca, e della vita che là si svolge, è quindi diretta. Curiosità, pettegolezzi, misteri: lo abbiamo intervistato come autore di un buon thriller, ma anche per carpirgli qualche segreto in più.


Secondo lei, perché noi italiani siamo così affascinati dal tempio della politica americana?
P enso che il potere sia qualcosa di interessante e la Casa Bianca non è altro che essenza del potere così come le persone che vi vivono. La cosa interessante è che c'è sempre una macchia, un neo ed è quello che incuriosisce.

I personaggi che popolano la Casa Bianca appaiono abbastanza negativamente all'interno del libro. È davvero così amara la situazione di chi fa politica negli Stati Uniti?

I n realtà noi conosciamo le persone della Casa Bianca solo attraverso conferenze stampa di due minuti o vedendole passeggiare per qualche minuto nel giardino. tuttavia guardandole durante tutto l'arco di una giornata si vede che nessuna di queste è perfetta. L'intenzione non è quella di essere critico, ma di essere realistico, osservando dall'interno la vita che si svolge nella Casa Bianca.

Qual è la molla più forte per gli uomini, il potere o la ricchezza?

D ipende dalla città: a New York il denaro è potere, a Washington invece lo è il potere stesso, a Los Angeles lo è la fama, la notorietà.

Vera protagonista del suo ultimo romanzo è la Casa Bianca. Esiste però una trama gialla, intensa e avvincente. Perché ha scelto il genere giallo per descrivere in realtà altro?

N on ho mai pensato di dire "Bene, ora scrivo un triller"; ho cercato di descrivere situazioni che mi sembrassero affascinanti e nella fattispecie questa, di cui volevo parlare, mi sembrava davvero interessante. Per quanto riguarda il genere, penso che ogni autore che scriva gialli sia un po' paranoico, e io amo la paranoia.

La figlia del presidente che lei ha descritto è un personaggio molto simpatico. Ha avuto qualche modello recente per potersi ispirare, cioè la figlia di Clinton era così?

H o avuto una reale "figlia del presidente" che mi ha aiutato a scrivere il libro, a documentarmi; mi ha anche raccontato dei dettagli della Casa Bianca poco noti. Ma quella descritta in questo libro, non è la figlia di qualche vero presidente, non è una in particolare. Ogni figlia di presidente ha un momento in cui vuole urlare, ribellarsi, ma non le è possibile, non può. E nel libro si vede il momento in cui Nora, il mio personaggio, vorrebbe farlo, ma senza poterle.

L'essere un personaggio pubblico, inevitabilmente, è davvero qualcosa che schiaccia o da cui non è possibile difendersi?

P enso che sia possibile salvarsi, ma rimane una situazione opprimente. Penso che quella che si vive non sia più la propria vita: ci sono così tante persone che guardano, che giudicano, che è necessario pagare un prezzo. Il fatto è che non sei tu che puoi cambiare la Casa Bianca, è lei che cambia te. È questo il punto cruciale. I vari giochi di potere non sono collegati al senso di responsabilità delle azioni, cioè alla responsabilità che ricade sull'esterno, anche se dalla Casa Bianca dipende in un certo senso tutto il mondo.

Ma, da presidente a presidente, cambia qualcosa?

P enso che cambi, e molto ma non nella maniera in cui pensiamo noi. La vita può essere cambiata non solo dalle leggi ma anche da personalità diverse, come Clinton e Reagan. Penso che le singole persone possano modificare le cose, addirittura il mondo: talvolta è il presidente che cambia noi, talvolta siamo noi che cambiamo il presidente, è un movimento reciproco.

Lei ha scritto discorsi per Clinton, aveva delle indicazioni precise? Insomma era più suo il discorso o aveva studiato il presidente per adeguarsi al suo stile?

R icordo, in particolare un discorso che avevo scritto per Clinton, che non corrispondeva a quello che desideravano e l'hanno interamente cambiato. Ero troppo giovane per poter essere in assoluta sintonia con il presidente. Ero il suo portavoce, ma ci sono altre persone alla Casa Bianca ancora più vicine a lui: scrittori che costruiscono tutti i suoi discorsi ogni giorno. Ma Clinton parlava molto anche a braccio.

Con questo libro può aver dato fastidio a qualcuno?

N o, spero di no.

Cioè non ci si è riconosciuto nessuno?

F ino ad ora, no. Quando ho finito di scrivere il libro l'ho fatto leggere a una persona dei servizi segreti perché mi dicesse se potevo pubblicarlo. Non volevo da parte sua una critica letteraria, ma l'autorizzazione a rivelare determinate cose, certi segreti.

Ha rivelato anche cose non note al grande pubblico: le ha sapute direttamente, o dalla figlia del presidente che l'ha aiutato?

A lcune persone mi hanno raccontato certe storie segrete, altre le ho viste io stesso: come il "teatro", cioè la sala cinematografica in cui alcuni presidenti si facevano proiettare dei filmati particolari; o la "stanza segreta" cioè un attico segreto. Io vi sono andato con un amica e abbiamo visto la camera da letto "non ufficiale" del presidente. Volevo che il libro fosse pieno di tutti questi dettagli. Avevo anche la mappa della Casa Bianca ma non avevo libero accesso a ogni luogo. Ho passato un sacco di tempo al suo interno: sono stato nella Sala Ovale, nell'ufficio di Roosevelt, nell'ala ovest...

I vari presidenti che si sono succeduti negli ultimi cinquant'anni, hanno lasciato delle tracce delle loro personalità? o è la Casa Bianca a dominare?

O gnuno ha avuto la sua parte, ognuno ha lasciato un po' della sua personalità che non è stata messa in ombra dalle grandi figure dei predecessori. Penso che il Presidente sia una persona importante, ma l'ombra che getta la Casa Bianca è ancora più importante.




Di Grazia Casagrande




30 marzo 2001