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Ian McEwan

Espiazione, il suo ultimo romanzo, è uscito nelle librerie italiane nel 2002. McEwan è uno scrittore che non produce testi a ritmo battente, ma è molto attento a non perdere il senso generale della narrazione che, come vedremo, è legata a una mappa che racchiude tutta la sua opera. In questa intervista descrive Briony, la giovane protagonista di Espiazione, ma presenta anche, con uno sguardo d'insieme, tutta la sua attività di narratore.


Può fare per noi il "punto" della sua attività di scrittore?
È sempre importante fare una "mappa" di ciò che si vuole dire o si programma di fare, da un libro all'altro, anche se spesso non si ha un'idea precisa di cosa si scriverà quando una prima storia è finita. Una mappa che necessariamente non potrà essere del tutto precisa; nel momento in cui avevo immaginato la prima vicenda narrativa non sapevo quello che avrei scritto dopo, cioè due raccolte di novelle brevi e quattro romanzi. In questi ultimi dominano situazioni violente e selvagge e personaggi psicopatologicamente squilibrati. A loro si affiancano altri quattro romanzi di un genere diverso, basati sulle "idee" ossia Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri e L'amore fatale. Questo gruppo di romanzi era generato dalla mia necessità di parlare e di occuparmi di alcuni concetti come il tempo, l'infanzia, l'amore e la storia. Dopo aver completato L'amore fatale, però, ho sentito che volevo cambiare e allontanarmi dalla tirannia delle idee intellettuali.

Lei ha dichiarato che dopo aver scritto per molti anni "romanzi di idee" con Espiazione ha realizzato il primo "romanzo di immagini". Cosa intendeva?

Espiazione va veramente alla radice dei sentimenti ed era quello che io cercavo di fare: rimettere al centro i sentimenti, la psicologia dei protagonisti, produrre dei personaggi "veri". Mi sono reso conto che negli ultimi tempi il "romanzo letterario" si è allontanato dalle situazioni amorose e dall'amore: grandi romanzi d'amore come Anna Karenina o Madame Bovary non erano più di moda, gli scrittori ambivano a storie più moderne lasciando l'amore a Hollywood e alle canzoni pop, o ad altre cose che non avevano nulla a che vedere con la letteratura. Ma io percepivo questo sentimento che mi veniva dal cuore, avevo l'esigenza di riportare l'amore al centro di un intreccio, con personaggi ben disegnati.

Dire che questo non è un romanzo di idee ma solo di personaggi, mi sembra sminuire una realtà più complessa. Non è forse meglio dire che si tratta di un romanzo sull'idea dell'infinita possibilità della letteratura di sedurre il lettore?

È vero che quando io scrivo d'impulso qualche cosa, ovviamente racconto le emozioni dei miei personaggi, ma è anche ovvio che se devo poi far muovere questi personaggi, farli agire, e svolgere una storia che regga un romanzo, per costruire la situazione e l'intreccio, ho bisogno delle idee... Però noi stavamo parlando di come mi sentivo prima di cominciare a scrivere, cioè con che spunti volevo affrontare il nuovo lavoro e come la costruzione del romanzo che avrei scritto in seguito facesse parte di un nuovo ciclo, all'interno di quelli che ho elencato prima. Quando volevo scrivere Bambini nel tempo avevo fatto delle annotazioni: brani di memorie che avevo in testa e idee, una serie di idee. È per questo che asserisco che quel romanzo appartiene al ciclo delle idee, mentre in questo caso sono partito dai sentimenti e dagli impulsi, che poi adagio adagio si sono trasformati in personaggi e ne hanno generato la psicologia. Parlando di un romanzo d'amore, poi, la prima persona che deve essere sedotta è il lettore... e questo è un dato di fatto.

In questo romanzo la voce più forte è quella di una giovanissima che guarda soltanto l'amore, nel senso che non lo vive ancora, e col suo modo di vedere l'amore crea molti problemi. La ritroveremo sola alla fine del libro. Perché in un romanzo d'amore è la protagonista ad essere la più lontana dall'amore?

Briony, la ragazza, più che una protagonista è una testimone, rappresenta il mio occhio che guarda lo svolgersi degli eventi. Questa ragazzina in effetti non ha una sua storia personale, se non, forse, nel momento in cui è vicina a un soldato francese morente all'ospedale. A posteriori si scopre che è stata sposata a un francese e qui mi sono detto: questo è uno dei soliti trucchi di Briony, che ha inventato la morte del soldato e magari non era morto affatto e lei se l'è pure sposato... Briony è il congegno narrativo che io uso per muovere gli altri personaggi e farli notare. È una ragazza che rimane tragicamente esclusa dai rapporti interpersonali.

Qualcuno le ha ispirato questo personaggio?

Non so se conoscete uno dei primi romanzi di Jane Austen, L'abbazia di Northanger, nel quale la protagonista, Catherine Morland, è innamorata dell'amore romantico in senso generale e vede storie d'amore dappertutto, anche in situazioni molto lontane da questo tema, riuscendo persino a unire o a dividere persone che non hanno nulla a che vedere l'una con l'altra. Io ho letto questo romanzo quando avevo 17 anni e mi è rimasto in mente. In un certo senso è stato il testo che mi ha portato a pensare che quando si guarda qualcosa la visione di quel qualcosa è distorta da ciò che abbiamo dentro di noi e perciò percepiamo l'esteriorità attraverso il filtro della nostra testa.

Di Giulia Mozzato




5 maggio 2003