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Frank McCourt

Da Le ceneri di Angela a Che paese è l'America questo scrittore ha saputo far conoscere al mondo intero le condizioni di povertà e la sofferenza del popolo irlandese: il grande successo non ha cambiato però il suo animo gentile e la sua disponibilità.

Lei è in parte europeo e in parte americano, quale dei due continenti sente come sue radici?
Non ci penso, è una cosa a cui non penso mai. Viaggio moltissimo, vado in Spagna come in Italia e mi trovo sempre piacevolmente a mio agio. È come se fossi un bambino piccolo: per me tutto è nuovo, tutto è bello.

Eppure riconosciamo in lei un approccio culturale prettamente europeo...

Infatti mi sento più europeo che americano: per esempio non ho mai capito le regole del baseball o del football americano. D'altra parte l'America è il paese delle opportunità e solo l'essere lì mi ha permesso di diventare uno scrittore. Ricordo un'intervista che ho visto negli Stati Uniti dello scrittore Anthony Burgess quando gli hanno proposto una domanda analoga (quale luogo, tra America ed Europa gli piacesse di più o considerasse più vivibile), Burgess ha risposto che quando si trova in America si diverte moltissimo perché gli piace stare nei modernissimi alberghi degli Usa e poter guardare alla televisione, comodamente dal letto, dei film anche recenti. Anche per me l'America è come un lungometraggio continuo, un film infinito, però ritorno in Europa molto volentieri perché solo qui posso entrare in contatto con il male.

Parliamo di Le ceneri di Angela e della sua trasposizione cinematografica. Secondo lei il film non ha in qualche modo limitato la possibilità di immaginare i vari personaggi?

Posso portare un unico esempio di film che sia stato tratto da un libro e che sappia dare esattamente le stesse emozioni della pagina scritta: è Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Gregory Peck era davvero adatto al ruolo e l'intero film è un esempio di trasposizione perfetta. Nelle Ceneri di Angela il regista aveva la necessità di "far vedere" la povertà, la miseria, e in questo è riuscito, ma è invece andato perso l'umorismo disperato presente nel libro.

L'infanzia e l'adolescenza che presenta nei suoi libri si differenziano sostanzialmente rispetto alle stesse fasi di vita odierne?

È la stessa esperienza, ma quando ero piccolo ero povero e non avevo grandi aspettative dalla vita, tutto quello che riuscivo ad avere era come regalato. La differenza con i giovani di oggi è che vogliono tutto immediatamente. Oggi sono anch'io diventato un borghese e anche per me le aspettative di vita sono diverse. Fondamentalmente in questi ultimi anni i bambini stanno perdendo la capacità di sognare. I sogni sono già preconfezionati dal cinema, da internet, dalle televisioni e piano piano questa capacità di sognare svanisce. Molte persone che conosco si sono rifiutate di andare a vedere il film di Alan Parker perché dicevano che non volevano perdere le immagini che si erano costruite nella mente dopo aver letto il mio libro. Tristemente sognare sta diventando una ricordo del passato.

Secondo lei oggi è ancora possibile negli Stati Uniti una forte mobilità sociale?

In questo mondo, e al giorno d'oggi, qualsiasi persona può fare qualunque cosa. Bisogna avere pazienza e molta volontà: ci sono innumerevoli ostacoli, per esempio le televisioni impediscono la costruzione di una coscienza, del senso critico, ma nonostante questo oggi persone di qualsiasi strato sociale possono arrivare a fare qualsiasi cosa.

La sua esperienza di vita è stata utile nella sua professione di insegnante?

La maggioranza dei miei colleghi veniva direttamente dall'università e cominciava a insegnare praticamente subito dopo aver consegnato la tesi di laurea. Per me è stato diverso perché avevo già lavorato nel distretto portuale, avevo fatto il soldato in Germania nella seconda guerra mondiale e avevo già un bagaglio consistente di esperienze.

E questo è stato utile.

Mi ha permesso di capire di più gli studenti e soprattutto di avere un sentimento di compassione per loro. D'altra parte le esperienze che avevo mi hanno portato in alcuni casi a essere duro con alcuni studenti che avevano tutto, che andavano all'Università, ma si sentivano infelici, anche avendo infinite possibilità. Mi è capitato di dire a questo tipo di ragazzi: "Va pure, perché mi cerchi? hai già tutto..." però si trattava di un atteggiamento sbagliato, e ora capisco che derivava solo dalla mia antica povertà.

Da che cosa è nata l'esigenza di scrivere della sua vita? Si attendeva il successo che ha avuto?

Scrivere prima di tutto sulla povertà e sull'Irlanda e di come la Chiesa gestisca questa povertà è stato un obiettivo ben mirato. Guardando alla storia recente non ho trovato altri autori che ne abbiano parlato, l'unico che ricordo è Dickens però ha scritto 150 anni fa; così ho voluto raccontare la mia esperienza per far capire alla gente che cosa sia veramente la povertà. Sono rimasto molto colpito del successo: non riuscivo a capire perché la gente avesse tanto piacere nel leggere storie di miseria, che mi sembra una cosa ben poco attraente e mi sono meravigliato ancor di più quando il mio libro è entrato tra i best seller del New York Times e vi è rimasto per tre anni; e poi hanno cominciato a chiamarmi alla tv e alla radio e sono diventato una specie di star...

Lo studio è stato per lei un mezzo per liberarsi, per uscire da una condizione di inferiorità. Perché oggi i ragazzi studiano con tanta fatica e non riescono a vedere nello studio uno strumento di liberazione?

Il problema è la tecnologia in senso globale. Adesso i giovani pensano di sedersi di fronte alla tv o a un computer e avere tutte le risposte. Ma questi strumenti danno solo informazioni. Se c'è una donna al tuo fianco e ne sei innamorato, il computer non può aiutarti. Se questa poi ti spezza il cuore il computer non può consolarti. La gente oggi deve tornare ai libri, all'arte e alla cultura, ai dipinti e alla musica perché solo in questo modo si arriva a capire come funziona il cuore. Soprattutto bisogna soffrire.

La sofferenza è spesso da lei espressa con ironia. Le è servita, nella vita e nell'arte, la capacità di sorridere anche nelle situazioni più difficili?

Gli irlandesi hanno questa fama di sorridere mentre piangono, sorridono tra le lacrime. Questo atteggiamento fa parte dell'essenza stessa dell'irlandese: non importa quando sia dura e disperata la situazione, ci si aggrappa sempre a qualcosa che fa ridere. Per esempio anche al funerale di una persona cara, se ci capita di vedere un signore con i pantaloni sbottonati scoppiamo a ridere. È un modo per sopravvivere in questo mondo pieno di tristezze.

Di Grazia Casagrande




21 dicembre 2001