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Intervista a Richard Mason

Il suo romanzo d'esordio, Anime alla deriva, è stato tradotto in 22 lingue. Qual è il segreto di questo straordinario successo? E quale sarà la storia raccontata nel suo prossimo libro?


Nel suo primo romanzo Anime alla deriva lei utilizza una scrittura ottocentesca e un linguaggio molto serio, distaccato, quasi artificiale per descrivere giovani degli anni Novanta. Perché?
S ono nato in Sudafrica da genitori impegnati nella lotta contro l'apartheid che si sono trasferiti in Inghilterra quando avevo dieci anni. Il Sudafrica ha una società molto libera per quanto riguarda i vincoli interpersonali e non ci sono particolari regole "fisse" per l'interazione sociale. Molte persone pensano, leggendo Anime alla deriva, che io tenti di fare un commento globale, una critica sull'Inghilterra, ma non è proprio così. Il romanzo è ambientato in un mondo inglese un po' particolare, insolito, nel quale sono vissuto: quello elitario del college di Eton. È un mondo in cui conta molto il rituale, la tradizione, ci sono codici di comportamento anche scritti. Il mio scopo è sottolineare che esistono determinate qualità che ci rendono tutti esseri umani, a prescindere dalle nostre origini, perché tutti hanno codici comportamentali e regole sia che crescano in un quartiere popolare che in un castello. Tutti si innamorano, tutti si "disinnamorano", tutti possono essere a turno gentili o malefici... è questo che tento di dimostrare.

È questa universalità dei sentimenti descritti che, secondo lei, ha generato il successo internazionale del suo romanzo?

C i divertiamo tutti leggendo le storie di persone vere, quindi ho tentato di descrivere personaggi veri in un mondo piuttosto artificioso. Parlando di successo, devo anche precisare che non mi sono ancora abituato all'idea, perché non ho mai scritto questo romanzo pensando che prima o poi sarebbe stato pubblicato.

Perché allora ha scritto questo romanzo?

L' ho scritto perché nutrivo questa fantasia sin dall'infanzia. Io volevo scrivere un libro, come altri forse vogliono vincere un Oscar o scalare l'Everest, o risolvere i problemi del terzo mondo... È molto strano quando la fantasia diventa realtà: ho il timore di svegliarmi una mattina e scoprire che si tratta solo di un sogno, che ho quattordici anni, che sono al college e mi aspetta un'interrogazione...

Quale dei suoi personaggi l'ha maggiormente divertita e in quale si è immedesimato di più?

U n romanziere non si identifica sempre con i suoi personaggi, che non devono obbligatoriamente essere parte di lui, essergli necessariamente amici quando scrive. Se lei mi chiede con quale mi sono divertito maggiormente è difficile rispondere perché c'erano sfide e anche punti interessanti nella creazione di tutti i personaggi.

Sappiamo che sta già scrivendo il secondo romanzo e ha dichiarato che sarà un'opera completamente diversa dalla precedente, perché ispirata dalla lettura di autori contemporanei. Può anticiparci qualcosa?

M algrado Anime alla deriva sia ambientato in un mondo arcaico, volutamente "vecchio", è al contempo una realtà contemporanea: ci sono miei coetanei che si comportano così, che parlano in questo modo e vivono vite analoghe a quelle dei miei protagonisti. Ciò che fa sì che questo mondo sembri così arcaico è il suo essere estremamente chiuso, un universo a cui accedere è molto difficile; per questo molte persone lo considerano un mondo irreale e vecchio. Il nuovo libro penso che verrà giudicato più moderno, più "di moda". La storia riguarderà la vita degli studenti universitari, un'esperienza che molti di noi hanno vissuto, più in armonia con la quotidianità. Non so a voi, ma a me piace molto essere accompagnato da uno scrittore in un mondo che non ho mai vissuto né conosciuto. Mi è piaciuto, ad esempio, leggere La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini; non sono mai stato una principessa italiana del Cinquecento, ma amo addentrarmi in quel mondo attraverso la scrittura.

L'amore avrà ancora parte nel nuovo libro? E quanta parte ha nella sua vita?

L' amore è parte integrante in maniera considerevole di tutte le vite, se non fosse così forse non ci divertiremmo molto... Ed è difficile pensare a un romanzo che non tratti anche minimamente d'amore, perché è un'emozione fondamentale nell'esistenza. E non necessariamente il tema deve essere affrontato in chiave positiva, perché si può parlare anche di gelosia, di tradimenti e di altri risvolti negativi di questo sentimento.

Il successo come ha cambiato la sua vita?

Q uesto successo ha coinciso con il primo anno di università e non ha influito in maniera troppo positiva sugli esami. È una grande distrazione, un'emozione assistere alla pubblicazione del proprio primo libro. Per un anno ho sospeso gli studi, perché il libro è stato pubblicato in 22 lingue e io ero molto impegnato in viaggi di presentazione nei vari paesi. È strano essere sempre in giro, vivere negli alberghi, conoscere persone nuove... Un fatto positivo è che alloggiare cinque persone anziché una in un albergo a 5 stelle non comporta una grande differenza di costi, quindi ho avuto la possibilità di invitare gli amici a venirmi a trovare durante i miei spostamenti a Hong Kong, a Los Angeles... e ci siamo divertiti! Questo mi ha aiutato a tenere i piedi per terra. Adesso sono tornato all'università, cerco di laurearmi e di raggiungere un equilibrio tra le due attività: scrivere e studiare. È stato comunque un periodo molto eccitante.

Qual è stato l'iter della pubblicazione di questo romanzo? Che importanza hanno avuto il suo agente o l'editor della Penguin nella stesura finale del testo?

U n recensore di recente ha dichiarato che non ero io l'autore del libro, bensì un redattore di mezza età della casa editrice Penguin: posso assicurarvi che questo non è affatto vero. Ho steso la prima bozza a Praga, durante un anno in cui avevo sospeso gli studi dopo il liceo e prima di accedere all'università; si tratta di una bozza che definirei terrificante e che nessuno ha mai letto. La domanda fondamentale che mi ero posto era: sarò capace di scrivere un libro di 350 pagine? Questa prima bozza mi ha dimostrato la capacità di portare a termine questa impresa nonché di creare personaggi che mi appassionassero, mi interessassero e sui quali volessi ancora lavorare. Così ho steso una seconda bozza, di gran lunga migliore della precedente. Comunque l'idea non era quella di cercare di far pubblicare il romanzo: io l'avrei lasciato tranquillamente nel cassetto, ma mia madre l'ha letto ed è stata lei a dirmi che si trattava di un'opera degna di essere pubblicata. Ho mandato questa bozza a Penguin, una casa editrice molto nota in Inghilterra, e sono stato fortunato perché per caso il mio manoscritto è stato scelto tra i tanti accumulati sulla scrivania di uno dei lettori. In realtà lo hanno rifiutato, hanno respinto questa prima bozza, ma sono stati gentili, mi hanno invitato a pranzo per dirmelo, non mi hanno mandato la solita lettera impersonale e fredda. Durante il pranzo mi hanno dato anche un suggerimento: "ciò che le serve adesso è un agente". Così mi sono trovato un agente che mi ha aiutato a redigere una terza bozza. In seguito ha preso in mano l'opera e ha cominciato a mandare in giro la bozza; si è svolta un'asta e fortunatamente il romanzo è finito da Penguin. Hanno pagato profumatamente questo manoscritto! Per fatalità ho incontrato recentemente, in una serata mondana, la signora che aveva respinto il primo manoscritto e le ho detto "guardi, lei avrebbe potuto tenere questo manoscritto per dieci sterline e un invito a pranzo, sei mesi fa".




Di Giulia Mozzato




6 ottobre 2000