I libri di Beatrice Masini sono ordinabili presso Internet Bookshop


Beatrice Masini

Autrice? Editor? Traduttrice? Beatrice Masini è tutto questo, una figura centrale nell'editoria per ragazzi italiana. Ricordiamo che come scrittrice conta più di 40 titoli, come traduttrice altrettanti (tra cui gli ultimi due capitoli delle mitiche avventure di Harry Potter) e come editor... il numero aumenta ulteriormente. Chi meglio di lei, dunque, poteva parlarci di libri per ragazzi?


Tu collabori con varie case editrici interpretando diversi ruoli: editor, traduttrice, autrice... Qual è la tua visione dell'attuale produzione di libri per ragazzi?
Sono troppi. Ed essendo troppi, quelli belli si confondono, si perdono. La scelta è complicata. È più alto il rischio di sbagliare libro, per un bambino. E se un adulto che sbaglia libro lo abbandona a metà e ne cerca un altro, un bambino magari si scoraggia e chiude la partita, soprattutto se non ha troppe occasioni di guardare e scegliere. Mi piacerebbe che in libreria e in biblioteca entrassero ogni anno meno libri, però scelti con più cura dagli editori, secondo un disegno preciso, non con l'affanno pernicioso di riempire le caselle del budget.

Parlaci ora come autrice: quali sono i temi che più ti interessa trattare e a quale fascia di età ti rivolgi?

Le storie che scrivo d'istinto sono storie di avventure interiori: scoperte, paure, emozioni. Per questo spesso sono raccontate in prima persona, o comunque in modo soggettivo. Quando scrivo in modo più controllato, per i più piccoli, la dimensione emotiva è sempre vivissima, però sto attenta a raccontare fatti, eventi, piccole avventure concrete. I bambini piccoli si stufano delle storie fatte di sola atmosfera, vogliono che succeda qualcosa che li sorprenda. A volte ho anche scritto per sfida, affrontando generi più lontani dal mio temperamento, come l'avventura o il giallo, che mi hanno costretto a una disciplina più rigorosa nell'organizzazione delle storie.

La tua esperienza ti ha fatto individuare una tipologia di lettura che ha maggiore favore tra i piccoli?

I piccoli piccoli amano molto la fiaba rivisitata. Si ritrovano nei modi e nel ritmo, e così apprezzano di più le sfumature, le varianti. Molti ragazzini delle scuole, tanto elementari quanto medie, quando li incontro chiedono se ho scritto libri horror, segno che sono disposti a prendermi in considerazione solo se rispondo di sì. Io rispondo di no e loro fanno le boccacce: pazienza. Le femmine leggono di tutto, spesso anche libri consigliati per ragazzi più grandi, senza difficoltà. Parlare con una bambina lettrice, scoprire che cosa le piace e perché è sempre di grande conforto.

Come traduttrice: tra i tanti libri da te tradotti, di certo quelli che hanno avuto il successo più eclatante sono stati quelli delle avventure di Harry Potter. Avevi previsto tanto clamore?

Io ho tradotto il terzo e il quarto libro di Harry Potter, e quando mi sono messa al lavoro l'ondata del successo stava calando anche sull'Italia. Me ne sono accorta perché sono stata bersagliata dalle interviste: non potendo risalire alla riservatissima autrice, i giornalisti ripiegavano su di me. Per certi versi è anche stato divertente: a fronte di pochissimi giornalisti informati e curiosi, quelli approssimativi e confusi sono una marea, e spesso fanno domande davvero improbabili. Ad alcuni ho dovuto spiegare chi è Harry Potter... I bambini invece sono convinti che il traduttore abbia il privilegio di frequentare la signora Rowling e Daniel Radcliffe, il ragazzino che interpreta Harry al cinema. E quando dico che non li conosco, ci restano malissimo.

Come editor: quale sviluppo prevedi per la casa editrice con cui collabori? Com'è il tuo rapporto con gli autori? e che importanza dai agli illustratori?

Collaboro con Fabbri Editori dal 1996. In questi anni l'ho vista chiarire i suoi obiettivi, fare scelte che escludevano altre scelte, rinfrescare l'idea di marchio generalista delineando alcuni filoni e abbandonando l'idea un po' vecchiotta di "fare un po' di tutto". Oggi mi sembra orientata verso una narrativa solida, aperta a tutti i generi, attenta alla scuola (è importante) ma libera da vincoli e condizionamenti, con un percorso di decisa qualità e un percorso parallelo più popolare, anche per fedeltà a ciò che il marchio rappresenta nell'immaginazione degli italiani.
Il rapporto con gli autori è reso più stretto dal fatto di essere a mia volta un'autrice: capisco come si sente uno scrittore quando si lavora a un suo libro, che attenzioni si aspetta, quali sono le fasi del lavoro che vorrebbe condividere o seguire. Quanto agli illustratori, con alcuni scattano intese speciali, ci si capisce al volo, con pochissime parole. Felici sintonie che rendono il lavoro leggero e appassionante.

Quale, tra le diverse funzioni, è quella che maggiormente senti tua?

Sono scrittrice solo qualche ora la settimana (ma sempre dentro la mia testa), sono tutto il resto (editor soprattutto, in certi periodi anche traduttrice) per molto più tempo. Ma ho la fortuna di fare tutto questo in una stessa cornice, e quindi non avverto strappi tra un ruolo e l'altro. Essere editor mi obbliga a - ma anche mi consente di - leggere tantissima letteratura straniera; è una fonte di informazione e aggiornamento costante. Scrivere e tradurre facilita il lavoro sui testi degli altri autori, e viceversa: essendo esercitata a cercare difetti o lacune nei libri altrui, sono più autocritica quando rivedo i miei.

Di Grazia Casagrande




28 marzo 2003