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I libri di Nicci French sono ordinabili presso Internet Bookshop


Michael Marshall e Nicci French

Abbiamo approfittato della contemporanea presenza a Milano di due collaudati giallisti come Michael Marshall e Nicci French per sottoporli a una sorta di intervista incrociata sulle differenze tra il poliziesco inglese e quello all’americana.

Michael Marshall è inglese, ma il suo romanzo Uomini di paglia (edito da Bompiani) è tipicamente americano, sia per l’ambientazione che per la trama, pervasa da un’inquietante presenza del male, un po’ alla Stephen King, che infatti ha molto lodato il libro.


Quanto conta l’ambientazione per un romanzo giallo?

Marshall:
Preferisco ambientare i miei romanzi in America perché per me è una terra mitica, mi sento sbrigliare la fantasia di fronte a quegli scenari sterminati. Questa secondo me è la differenza principale tra i due tipi di gialli: quello inglese è circoscritto, intimista, mentre quello all’americana permette di spostarsi con facilità, di variare l’azione utilizzando vari spunti narrativi, che infine convergono.

Incline invece all’analisi psicologica è Nicci French, esponente di punta del giallo al femminile: ma si tratta di uno pseudonimo, perché in realtà i French sono due, marito e moglie, che costruiscono insieme, un capitolo per uno, dei thriller inglesissimi, anzi londinesi: in Una stanza nel buio (edito da Rizzoli) la protagonista, che potremmo definire una Bridget Jones in giallo, sfugge coraggiosamente a un serial killer.

French:
Secondo noi, nei thriller americani si dà molto spazio al male, alla violenza, mentre nel classico giallo all’inglese l’attenzione è soprattutto nel meccanismo che conduce alla verità. Nei nostri libri, l’interesse non si concentra tanto sul crimine, quanto sullo sconvolgimento provocato dall’irruzione del male nella vita quotidiana.

Il criminale più in voga attualmente è il serial killer, che troviamo puntualmente anche nei libri di Marshall e French: come mai gli autori lo prediligono?

Marshall:
Non saprei dire se la moda sia determinata dagli scrittori – oppure dai lettori, che si buttano voracemente sui delitti da serial killer, forse perché vedendolo come un mostro, un personaggio fuori da ogni norma, possono stigmatizzarlo sentendosi ben diversi, al sicuro da simili scarti patologici. La nostra società edonistica, che sfugge ogni riferimento alla morte, trova una sorta di compensazione consumando voracemente libri e film grondanti di morte, una morte tanto enfatizzata da crudeltà e violenza da apparire fuori dalla realtà quotidiana.

French:
Per noi il serial killer che sceglie le sue vittime casualmente, senza conoscerle, rappresenta l’emblema del male che può stravolgere improvvisamente anche la vita più perbene e innocente. Per questo le nostre protagoniste sono delle giovani donne londinesi, perché è più facile che la grande città riservi tragiche sorprese alle persone più indifese, le quali poi spesso sfoderano risorse insospettabili per combattere l’orrore piombato improvvisamente su di loro.

Di Daniela Pizzagalli




3 settembre 2004