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Jean Markale
Maghi, principi e demoni: le radici leggendarie dell'Europa rivisitate insieme a Jean Markale

Personaggio interessante Jean Markale, già docente di letteratura classica a Parigi, si è poi dedicato alla riscoperta delle tradizioni celtiche e, in particolare, allo studio del ciclo arturiano. Oggi vive in Bretagna e il suo aspetto, i lunghi capelli bianchi e ricci, il viso magro e gli occhi vivaci e brillanti fanno sicuramente pensare a Mago Merlino...


Il suo libro mi sembra molto documentato: quali ricerche ha svolto per prepararlo?
M i interesso da tempo, da cinquant'anni, a queste leggende del ciclo arturiano e celtiche, perché ho vissuto gran parte della mia infanzia nella famosa foresta di Broceliande. Ho studiato tutte le versioni, poi ho pubblicato dei saggi universitari su questo soggetto e un giorno mi sono detto: perché non riscrivere tutto l'insieme della leggenda ad uso del pubblico attuale, in un testo accessibile a tutti? Oggi si parla spessissimo di queste leggende, ma frammentariamente, si parla a volte di Percival, a volte di Lancillotto... Ho voluto fare una sintesi globale del ciclo ricostruendo un progetto strutturale, un filo conduttore, un cammino che suppongo fosse quello originale.
In Italia oggi i misteri, le leggende hanno molto successo. Qual è, secondo lei, la causa di questa rinnovata passione?
D ue motivi. La nostra civiltà è universalistica, americanizzata, ma noi abbiamo bisogno di ritrovare le nostre radici europee e il ciclo arturiano tocca tutta l'Europa, un'Europa culturale che noi stiamo rivivendo e cercando. In secondo luogo l'ideologia classica, i valori classici stanno scomparendo e abbiamo bisogno di una nuova spinta all'azione, a cercare nella nostra società queste leggende che ci fanno sognare, ci provocano delle riflessioni, che ci possono anche permettere di dar vita ad una nuova società.
Anche l'amore per il mistero?
C erto. La nostra società è troppo materialista, troppo realista, si ha bisogno di cercare altrove quello che non abbiamo e che possiamo invece trovare nelle leggende celtiche, perché i celti hanno sempre negato il reale a vantaggio dell'immaginario. Così sognando si trovano nuove idee, a condizione di realizzare i nostri sogni.
Anche il Cristianesimo ha oggi bisogno di ritrovare le sue radici leggendarie?
I l Cristianesimo è sull'orlo di una trasformazione, questa trasformazione è necessaria. Il Cristianesimo si deve nutrire di una tradizione che è stata per lo più dimenticata, che è la tradizione celtica, un modo un po' diverso di vivere il Vangelo e il messaggio di Cristo.
Il progetto di ricostruzione del ciclo si apre con questo libro.
Q uesto infatti è il primo di otto libri, che sono già stati pubblicati in Francia, in Spagna e ora in Italia. Io continuo con la grande epopea dei Celti, cioè i più antichi testi leggendari irlandesi. Nello stesso modo opero una sintesi di tutte le versioni disponibili.
I Romani, nel suo volume, sono visti in modo diverso rispetto alla tradizione italiana. Come sarà accolta questa lettura un po' "gallica"?
I o parlo degli antichi Romani. In Italia voi siete meno centralizzati che in Francia, l'Italia del Nord è la Gallia Cisalpina, le origini culturali dell'Italia del Nord sono i Celti, non penso che ci saranno sussulti nazionalistici.
Il personaggio più affascinante è sicuramente Merlino.
È il mio personaggio preferito.
Mi può dire quali sono le caratteristiche di questa figura diabolica e divina nello stesso tempo?
R ifiuta la distinzione classica tra male assoluto e bene assoluto: è bianco e nero, è il risultato di un paradosso. Ha i poteri del diavolo, ma questi poteri sono trasformati a favore dell'umanità, a volte prende strade molto curiose, e immorali anche... Ma i disegni di Dio sono sempre impenetrabili, Merlino è colui che vede l'avvenire, che beneficia di questo dono della profezia e che si è incaricato di risvegliare le coscienze. Ogni volta che gli viene posta una domanda, Merlino si mette a ridere. Perché? Perché chi pone la domanda conosce già la risposta, ma non vuole o non può saperla e Merlino obbliga chi pone la domanda a compiere un'operazione intellettuale e a rispondere lui stesso.
E le donne? Come erano considerate a quel tempo, erano forti come lei ce le presenta?
N ella società celtica sì. Le donne avevano un ruolo molto importante sia sul piano politico che economico, addirittura anche sul piano militare. Spesso sono le donne che iniziano i giovani guerrieri alla guerra, alla magia e alla sessualità. È una caratteristica celtica, penso però che questo derivi da forme di civiltà anteriori, infatti le società celtiche sono patriarcali, ma conservano certe tradizioni più arcaiche. La donna è l'immagine della dea dell'inizio, la grande regina, la Grande Madre che è all'origine di tutto.
Lei vive in Bretagna, forse perché i suoi paesi, le sue foreste sono ancora pieni di magia?
I o non potrei più vivere a Parigi, vi ho vissuto a lungo, ma oggi vivo in Bretagna, in un paese di granito circondato da alberi. Ho bisogno di avere un contatto diretto con la natura, che qui è ancora bellissima.

Per avere altre notizie su Artù e Merlino si può consultare il sito: http://www.bvzm.com/artu.html

Intervista a cura di Grazia Casagrande




24 aprile 1998