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Georgia Manzi

In libreria il romanzo vincitore di "Alice guarda il mondo"
Il concorso letterario indetto da libriAlice.it e dalla casa editrice Fabbri è stato vinto da Non avrò più paura. Ora che il romanzo è in tutte le librerie abbiamo intervistato la sua autrice: Georgia Manzi.



Hai vinto il premio "Alice guarda il mondo" e ora il tuo libro è in libreria, pubblicato dalla Fabbri. Quale emozione ti ha suscitato un risultato così positivo del tuo lavoro?
Una grande gioia poco espressa per pudore. E anche per mancanza di concentrazione.
Quando l'ho saputo ero in Italia a casa dei miei (io vivo in Grecia), semidistrutta dal caldo estivo, da un pancione di otto mesi e da un primo figlio ancora piccolo che farebbe impallidire Attila.
Perciò dopo l'emozione immediata sono tornata subito ad occuparmi di cose più pratiche, nella fattispecie la mia sopravvivenza.

Da quanto tempo scrivi?

Sono stata fortunata. Hanno cominciato a leggermi racconti quando ancora non andavo a scuola e alle elementari la mia bravissima maestra dedicava molte ore alle letture. Così ho sempre avuto la passione per le storie. Cominciavo a scriverne influenzata da quello che avevo appena letto, una volta era la figlia di uno scienziato alle prese con degli alieni, un'altra una paracadutista agente segreto e così via, protagoniste sempre delle donne, perché evidentemente ero fissata con le eroine. Da grande non ci ho più pensato. In fondo facevo la giornalista e scrivevo comunque. Ho ricominciato a mettere giù qualche pagina in un momento di crisi nel lavoro. E ho scritto qualcosa di compiuto quando ero incinta del mio primo figlio, tre anni fa. E la cosa curiosa è che ho finito di scrivere Non avrò più paura all'inizio della mia seconda gravidanza. Un periodo creativo sotto tutti i punti di vista.

Come mai hai deciso di dedicarti alla letteratura per ragazzi?

In realtà non ho cominciato a scrivere questo racconto pensando di scrivere un libro per ragazzi. Da bambina vivevo in campagna e la famiglia di "Pupetta" era nostra vicina. Il padre andava in giro con la vespa con un pupo tra le gambe e la moglie dietro, seduta di lato, che ne reggeva un altro.
Ogni anno un nuovo membro si aggiungeva alla famiglia e giocavano tutti in una specie di cortile masticando terra e trucidando formiche.
La madre ascoltava sempre musica a tutto volume e ogni tanto si affacciava urlando sulla soglia con un tubo di gomma in mano con cui cercava di colpirli.
Osservarli era molto interessante. Non sembrava che fossero infelici, anzi, era tutto molto naturale.
Finché un giorno incontrai quella donna sull'autobus e mi disse che amava tanto la musica e che quando era ragazza voleva fare la cantante.
Quindi anche lei aveva avuto dei sogni.
Ho immaginato che di quella famiglia facesse parte anche Pupetta, la protagonista del libro, a cui era stata data l'opportunità di fare delle scelte, di avere delle possibilità che i suoi genitori non avevano avuto.
Ne ho scritto la storia e ne è venuto fuori un libro per ragazzi.

Come hai saputo del concorso che avevamo indetto?

È stato a dicembre del 2002. Mi sono collegata al sito e ho letto il bando.
Mi ha preso una sorta di frenesia. Tempo prima avevo cominciato a scrivere un romanzo che sembrava perfetto per il concorso. Peccato che ne mancasse una buona parte. Ho sfruttato le vacanze di Natale per rimetterci mano e l'ho finito tra i sabotaggi del mio primogenito e le nausee insorgenti che mi provocava la nuova gravidanza. Il tutto era piuttosto stressante. Ma è andata bene.

Pensi di continuare a scrivere?

Mi piacerebbe fare solo quello. Ho tante idee, le butto giù, le accantono, poi le riprendo, non ho voglia, non ho tempo, mi scoraggio, mi entusiasmo, mi piaccio, non riesco a rileggermi. Insomma un po' di paranoie. Così, quando comincio a scrivere qualcosa, lo faccio leggere a mia sorella e dalla sua reazione capisco se è il caso di continuare o no. E siccome in genere mi incoraggia, diciamo che lei è la mia coperta di Linus.

Di Grazia Casagrande




5 febbraio 2004