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Danilo Manera e Yoss
Una scrittura a quattro mani, due culture che si fondono



Che rapporto c'è tra letteratura e musica a Cuba?
Danilo Manera
I l disperato, ma anche fecondissimo tentativo di avvicinarsi alla musica lo fa la poesia: i versi attingono direttamente a questa magia di suoni. La narrativa somiglia di più a una ballata, a una canzone al cui testo normalmente non crederemmo, frasi che normalmente non diremmo, che restano però stampate nella memoria.
Si scrive per una ferita e si legge per una gioia, per un bisogno, per una mancanza. Il rapporto impossibile tra chi scrive un libro e chi lo legge, questo rapporto che inevitabilmente è il prodotto di due pulsioni che vanno in direzioni diverse è però, nonostante tutto, un rapporto amoroso. Questa poesia a volte ironica a volte graffiante, a volte addirittura cattiva esiste nelle storie raccolte nel libro, che sono legate da un filo sottile, un percorso di lettura unico.
Quale è la Cuba presentata nel libro?
Danilo Manera
U n fascio di contraddizioni, lo sgretolarsi progressivo di una serie di conquiste della Rivoluzione cubana, che erano sedimentate per quasi un trentennio, a partire dalla caduta del muro di Berlino, e dal cosiddetto "periodo especial", la nascita di un paio di classi sociali interne, cioè quelli che hanno accesso all'area del dollaro, tramite turismo o alle rimesse dall'estero, e quelli che invece devono vivere con gli inservibili pesos. La apartheid turistica che si crea tra visitatori stranieri, magari portati da miti politici ugualitaristici e rivoluzionari, che vengono comunque con possibilità che sono negate a un cubano normale.
Come è la situazione della produzione letteraria oggi?
Danilo Manera
D i fronte a questa situazione limite che porta ad esempio gli scrittori a non avere carta o computer o inchiostro o, quando ci sono gli strumenti fisici per il loro lavoro, non ci sono i mezzi di trasporto, o bisogna preoccuparsi dell'approvvigionamento alimentare o di medicinali, di fronte a questa situazione non solo la creatività reagisce con esaltazione, e la cosa deve far riflettere: mai come adesso si sta facendo dell'ottima letteratura, dell'ottima pittura e dell'ottima musica. Non si riesce a fare dell'ottimo cinema, perché il cinema è più costoso, sono stati però presentati recentemente dei film forse più belli di "Fragole e cioccolata", ma non sono ancora arrivati in Italia.
Quale messaggio possiamo trarre da questa produzione?
Danilo Manera
C' è una grande attività di coloro che restano dentro all'isola, perché non la vogliono abbandonare, perché la amano, perché credono in tutto o in parte, con un atteggiamento più o meno critico, ma credono in alcuni significati fondamentali, a beni e valori prodotti dall'esperienza unica di questo popolo. Questo è quello che stanno scrivendo in questa fine millennio che li pone in una situazione di spinte e controspinte, assolutamente unica nel mondo contemporaneo.
Come avete deciso di scrivere un racconto a "quattro mani"?
Yoss
A molti sembra impossibile o strano che persone che parlano lingue differenti (io non parlo per niente l'italiano), siano riuscite a scrivere a quattro mani. A me per primo sembra ancora molto strano! Devo dire che tutto è cominciato un giorno in cui Danilo non era del tutto sobrio. Io non bevo, ma ho molti amici che bevono parecchio e sono abituato in quei casi a dire di sì a tutto quello che dicono. E così mi sono trovato a scrivere una storia a quattro mani con Danilo senza avere la più pallida idea di come avremmo fatto. Quello che dirò è più la teoria che la pratica, perché ancora adesso non so come davvero abbiamo fatto.
Come è iniziato il vostro lavoro?
Yoss
D anilo prese una mia storia, che non era niente di particolare. E mi ha detto che gli piacevano due personaggi, ma il terzo (che ero io) era di troppo. E abbiamo costruito un personaggio che è un uomo medio che cambia, che si evolve, nel giro di alcuni anni. All'inizio mi era antipatico, perché era una persona totalmente normale. Però parlando e lavorando sul personaggio, ho incominciato ad affezionarmi. Non mi sembrava più un estraneo. E quindi mi ha fatto molto più male la fine che abbiamo deciso di dare al personaggio, e questa è tutta responsabilità di Danilo.

Il libro a cui si fa riferimento è "Vedi Cuba e poi muori", delle edizioni Feltrinelli



7 novembre 1997