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Intervista a Denis Mack Smith

Abbiamo intervistato il noto storico inglese, studioso delle vicende italiane del passato e attento osservatore di quelle contemporanee.


Come storico, che cosa pensa della situazione attuale italiana?
L' unica cosa che penso veramente è che bisogna aspettare. Un risultato non lo abbiamo visto ancora, fra poche settimane o fra qualche mese potremo giudicare meglio. Io che non abito in Italia non ho l'esatto polso della situazione, ma sono ormai cinquant'anni che penso che per l'Italia sia necessario qualcosa che assomigli all'alternanza politica perché, senza questa, per un Paese c'è sempre qualche difficoltà.

Nel suo recente libro, La storia manipolata, ne parla.

P enso che senza alternanza ci sia sempre un regime. Bisogna scegliere tra un regime che può essere quello fascista, ma anche quello democristiano (come si è verificato in Italia per oltre cinquant'anni), o l'alternanza, anche se può essere molto scomoda perché il proprio partito del cuore può perdere.
Io, in Inghilterra, ho votato sia conservatore, che laburista, che liberaldemocratico perché ho sempre pensato che quando il Paese è in difficoltà bisogna votare contro il governo, sostenere l'opposizione, perché è meglio cambiare ogni tanto i nostri amministratori. Qualche volta però questa posizione è difficile da sostenere perché i partiti in Inghilterra sono quasi uguali tra loro. Credo che si debba fare sempre un po' paura al governo in carica e prospettare la possibilità di altri programmi, altre soluzioni, altri leaders... Solo in questo modo si arriva ad una società veramente democratica. Naturalmente ci possono essere delle difficoltà se chi detiene il potere riesce ad avere un controllo totale sul Paese: è avvenuto così con Mussolini.

Di quali difficoltà parla?

D elle nostre, di quelle che potremmo affrontare noi cittadini. È indispensabile evitare che ci sia un altro Mussolini, un altro regime, un pericolo che nasce se c'è il controllo, da parte di chi governa, sui nodi cruciali del paese. Sarebbe il guaio peggiore.

Il processo di revisionismo storico degli ultimi cinque o sei anni secondo lei da cosa nasce e come proseguirà?

O gni generazione riscrive i libri di storia. Il revisionismo è una cosa che non finisce mai. Una vera conoscenza della storia non l'avremo mai perché ogni generazione guarda al passato con una specie di partigianeria. Mi piace considerare il revisionismo come la libertà di potersi porre qualsiasi domanda sul passato, e non c'è limite alle possibili domande. Abbiamo visto in duemila anni, a partire dai greci, che ogni generazione si è avvicinata alla storia con idee nuove e con risultati nuovi. Questo non solo va bene, ma è assolutamente necessario e aiuta tutti noi a conoscere cose diverse. Io non vedo nel revisionismo degli ultimi anni un fatto eccezionale, è anzi una cosa che mi aspettavo e che senza dubbio proseguirà.

L'Europa come guarda al nuovo governo italiano?

P osso parlare solo di quello che dicono i giornali inglesi dove c'è un po' di sfiducia. Io però sono ammirato e sorpreso da certi cambiamenti d'immagine di alcuni leaders attuali. È inoltre giusto essere realisti, accettare alcuni compromessi, a volte necessari, cercare anche l'appoggio dell'opposizione, se necessario, e non maledirla, demonizzarla.

Che cosa pensa della presenza di Haider in Europa, avrà un seguito?

H aider è unico, speriamo. Più di questo non posso dire: spero che non affascini nessuno, secondo me è un vero pericolo.

Gli ultimi programmi scolastici prevedono che nell'ultimo anno di scuola si studi tutto il Novecento fino ad oggi. Secondo lei è possibile che la scuola parli dell'attualità?

S ì, ma è difficilissimo. È davvero difficile descrivere la storia recente perché le fonti non esistono: io ho tentato, ma soltanto perché ho un contratto che me lo impone, altrimenti non l'avrei fatto. La storia più recente esiste solo attraverso i giornali, e non si può sempre capire se le notizie riportate sono false o veritiere. Dato che non siamo in possesso di documenti veri e propri, bisogna guardare alla storia recente con un occhio tutto diverso rispetto al passato. Non sono però contrario a delle lezioni sull'attualità anche perché i giovani devono conoscere, almeno in generale, la situazione in cui vivono, ma per parlare di "storia" è necessario che passi del tempo.




Di Grazia Casagrande




22 giugno 2001