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Come nascono le battute di Tabloid: una comicità pensata per la pagina scritta. Intervista a Daniele Luttazzi
Daniele Luttazzi, uno scrittor-comico

Un umorismo pungente, un'ironia surreale, una capacità affabulatoria non comune e la scelta "d'autore" di partire dal testo per arrivare allo spettacolo, caratterizzano uno dei più interessanti comici italiani. Con noi parla del suo lavoro teatrale, televisivo e, soprattutto, del modo in cui nascono e si sviluppano le sue celebri caustiche battute.


La tua comicità piuttosto particolare, diciamo difficile, ha invece un grande successo di pubblico. Come lo spieghi?
E videntemente non è poi così difficile... È difficile se paragonata alla media della comicità che passa per la televisione, ma, voglio dire, nel mondo la comicità ha fatto passi da gigante. La televisione italiana è rimasta ferma al Cinquanta, per cui si può capire la cosa. Per fortuna però tanti giovani leggono i giornali e il loro cervello non è stato leso dall'influenza nefasta di questa nazione in cui siamo condannati tutti quanti a vivere e quindi sono contento che ci siano riscontri su cose un po' strane, eccentriche, ecc.
Il tuo tipo di comicità si trasferisce bene sulla pagina stampata?
S i trasferisce bene perché nasce come pagina stampata. Perché io prima scrivo delle cose che vengono pubblicate sui libri, dopodiché ne ricavo un monologo teatrale, dopodiché ne ricavo materiale per la televisone. Questa è la procedura. In televisione in genere la comicità viene fatta da attori comici i quali puntano molto sulla caratterizzazione, sui tormentoni. Il che significa che durano lo spazio di due minuti e mezzo, lo spazio del loro sketch televisivo. Nel mio caso io faccio personaggi partendo da riflessioni mie, da cose che ho da dire. Per cui fondamentalmente sono adattissime alla pagina.
Quindi non hai una diversa modalità d'approccio rivolgendoti ai diversi tipi di pubblico: televisivo, teatrale, il pubblico dei lettori...
C ol pubblico televisivo l'approccio è senz'altro diverso, perché la televisione è un mezzo grossolano e l'ironia, per esempio, non passa o passa parecchio inosservata. Puoi fare delle battute ironiche, sottili, ma non ti accorgi se sono passate. È una cosa pazzesca. E dipende dal mezzo. È incredibile. E quindi devi ricorrere solamente ad effetti di massa, all'equivalente retorico di "esplosione": devono essere battute secche e molto evidenti. A teatro invece e sulla pagina scritta puoi permetterti cose più sottili: la satira, l'ironia, le assurdità un po' particolari che in televisione non vengono accettate.
Dopo il successo e la popolarità di cui godi in questi ultimi anni, il pubblico teatrale ti richiede i personaggi che vede in televisione?
I n realtà non chiedono nulla... Diciamo, io ho fatto sempre quel cavolo che mi pare, specie a teatro. Il vantaggio della presenza televisiva è che adesso un maggior numero di persone vengono a vedermi e rimangono molto sorprese quando, aspettandosi (per esempio nell'ultimo spettacolo che si chiama "Tabloid" ed ha per protagonista Panfilo Maria) aspettandosi materiale televisivo, sentono anche quelle notizie, quelle battute, quei commenti che Panfilo non può fare a Mai dire gol, per esempio, perché sono commenti troppo caustici, o eccessivi, nel senso di una eccessiva crudeltà, o di un eccessivo erotismo, ecc. Mi fa molto piacere che si sorprendano in questo. La televisione evidentemente ti culla nei tuoi interessi più banali, il teatro invece deve un po' svegliarti.
Tabloid è anche un libro. Dicevi prima che il tuo lavoro parte del testo e arriva allo spettacolo. Esattamente l'opposto di ciò che fanno i comici televisivi...
I comici normalmente inventano delle cose per la televisione, sbobinano i nastri e li riportano pari pari sulla pagina. Dopodiché un lettore legge la pagina e non ride, perché in televisione funzionava la caratterizzazione del personaggio non tanto il testo. Nel mio caso prima scrivo, poi faccio la prova in teatro e poi li porto in televisione. Tutte le settimane faccio teatro e faccio serate tutti i giorni e così via, quindi provo le possibilità sul pubblico e quelle che vedo che emozionano ecc. le propongo alla Gialappa's. Fra una quarantina di battute che io propongo loro scelgono quelle otto che poi andranno a finire nel programma settimanale. Nel libro raccolgo tutte le battute, specie quelle che non passano in televisione.
Hai radici letterarie per questa tua comicità un po' surreale?
M i piace molto un tipo di umorismo tipicamente italiano, ma che è passato un po' in secondo piano perché è spazzato via un po' dalla comicità da avanspettacolo e dalla tradizione di Totò. Tutti i comici italiani si rifanno fondamentalmente a questo grande esempio e pochissimi ricordano l'umorismo che viene espresso da riviste come il Bertoldo o da umoristi come Marcello Marchesi, Leo Longanesi, Ennio Flaiano e così via. Sono grandi dell'umorismo italiano e sono un po' dimenticati.
Nell'intervista viene citato il libro TABLOID, Edizioni Comix



28 novembre 1997