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Luoghi e tempi della scrittura

Abbiamo chiesto ad alcuni scrittori se preferiscono scrivere a mano, a macchina o con il computer; dove scrivono abitualmente; in quali orari; se hanno una scrittura "sofferta" (scrivendo e riscrivendo con molte correzioni) o trascrivono "di getto" i loro pensieri...
Le risposte sono curiose, divertenti, interessanti. E forse possono rappresentare una sorta di "traccia" per chi già scrive e desidererebbe diventare un autore famoso: un modo per confrontare esperienze comuni, vissute in modo molto differente da caso a caso.



Scrive a mano, a macchina o con il computer?
Alessandro Barbero: Con il computer... e mi pare inconcepibile che qualcuno possa usare ancora mezzi così freddi e meccanici come la penna o la macchina da scrivere, quando c'è a disposizione un mezzo caldo e vivo come il computer!

Danila Comastri Montanari: A computer.

Carmen Covito: Con il computer. Ho un portatile e quindi posso scrivere anche fuori di casa mia: tra poco lo porterò in vacanza (quest'anno niente lunghi viaggi, farò delle vacanze molto stanziali e, spero, lavorative).

Giuseppe Culicchia: Fino a pochi mesi fa scrivevo prima a mano e poi a macchina, ora scrivo con il computer ma naturalmente (visto che non ho un portatile) scrivo ancora molto a mano.

Bart Moeyaert: Inizio sempre a scrivere la prima frase con una matita speciale, poi proseguo sul computer.

Andrea G. Pinketts: Con belle penne in locali fumosi. Anche perché purtroppo anche se dovessi scrivere al computer, essendo molto distratto (perdo borse, dimentico oggetti, sono quasi la caricatura dell'idea dello scrittore maledetto) sono sicuro che perderei anche il portatile. Già perdo le Mont Blanc, che costano anche loro non poco... Allora preferisco scrivere a mano e farmi digitare poi tutto sul computer. Non ho nulla contro il computer però non lo so usare. È una scelta anche questa.

Fabrizio Rondolino: Scrivo soltanto al computer, e non saprei scrivere altrimenti. Anche appunti e scalette li scrivo al computer.

Tiziano Scarpa: Scrivo con il computer. Programma: Word98 per Macintosh. Font preferito: Palatino.

Beppe Severgnini: Computer (iBook e iMac). A mano solo appunti, quando sono in giro.

Minette Walters: Con il computer.

E dove scrive abitualmente?

Alessandro Barbero: Alla scrivania dove c'è il computer... però ho due studi e il computer è portatile, così posso spostarmi a seconda dell'umore e delle circostanze.

Danila Comastri Montanari: In camera.

Giuseppe Culicchia: Scrivo dappertutto, ma preferibilmente in cucina. Tra pochi giorni traslocherò in un nuovo appartamento e per la prima volta avrò un piccolissimo (due metri per tre) studio: allora credo che scriverò lì.

Bart Moeyaert: Come penso accada a ogni scrittore anch'io seguo rituali ben precisi quando mi accingo a lavorare: devo trovarmi a casa nel mio studio, un luogo tranquillo pieno di luce dove poche persone possono entrare.

Fabrizio Rondolino: Di solito lavoro nel mio studio, cioè a casa. È un privilegio conquistato da poco, e cui tengo molto.

Tiziano Scarpa: Sul tavolo di cucina, o in camera su un tavolo quadrato di 70 cm di lato, in polemica contro l'ingiustificata espressione "scrivere a tavolino".

Beppe Severgnini: Dovunque. Dagli aeroporti (spesso) al giardino, dal letto alla scrivania alle stanze d'albergo ai treni. Il bagno è l'unica zona franca.

In quali orari?

Alessandro Barbero: Quando ho voglia di scrivere e il tempo di farlo...

Danila Comastri Montanari: Sempre, ma soprattutto nelle prime ore della notte.

Giuseppe Culicchia: Preferibilmente la mattina e nel primo pomeriggio, come ho sempre fatto.

Bart Moeyaert: Preferisco scrivere di sera o di notte.

Fabrizio Rondolino: Le cose migliori vengono la mattina, dopo un paio di caffè e fumando molto.

Tiziano Scarpa: In qualsiasi ora del giorno e della notte, ma preferisco di gran lunga il pomeriggio e la sera.

Derek Walcott: Per lungo tempo ho scritto molto presto di mattina: vivo nei Caraibi e svegliarsi alle 5 del mattino, per vedere il sole che sorge è un'esperienza meravigliosa. In definitiva però mi svegliavo per bere un caffè e fumare una sigaretta più che per scrivere; quando ho smesso di fumare ho cominciato ad alzarmi un po' più tardi. Continuo a svegliarmi abbastanza presto, ma c'era un tempo in cui volevo vedere il sorgere del sole ogni mattina e sentire che il giorno stava cominciando: non potete immaginare quanto sia bello essere vicino al mare all'alba; io ero sempre lì ed è una splendida sensazione.

Minette Walters: Comincio intorno alle 8.00 della mattina. Dato che anche mio marito lavora da casa abbiamo stipulato un tacito accordo: chi finisce per primo chiama l'altro e prima di farlo va a preparare qualcosa da mangiare. Faccio un intervallo per pranzo (che dura fin verso le 17.00-17.30) poi lavoro fino alle 20.00, di nuovo ininterrottamente. Questo è il mio programma regolare.

Ha una scrittura "sofferta" (scrivendo e riscrivendo con molte correzioni) o trascrive "di getto" i suoi pensieri?

Alessandro Barbero: Cerco di costruire la frase già la prima volta (non direi che questo voglia dire trascrivere dei pensieri, però), ma poi per arrivare al risultato voluto bisogna limare.

Danila Comastri Montanari: Scrivo tutto di getto, poi correggo in una seconda stesura e anche in una terza, tuttavia non sono affatto sistematica: a volte modifico un paragrafo semplicemente perché il mouse capita su quella riga nel momento in cui mi viene un'idea nuova. Non soffro nemmeno un po'.

Carmen Covito: Ho una scrittura soffertissima, purtroppo: non scrivo tutti i giorni ma solo quando ho finito di elaborare mentalmente l'esigenza di scrivere, e allora scrivo lentissimamente correggendo di continuo, quasi frase per frase. Man mano che riesco a andare avanti torno spesso indietro e ricorreggo...

Giuseppe Culicchia: Scrivo sia di getto che con molte correzioni; ma non è mai una scrittura sofferta. Scrivere continua a piacermi.

Francesco Guccini: Io scrivo con Loriano Macchiavelli. Però non è che ci sia tanta differenza, in realtà, tra lo scrivere un romanzo da soli o a quattro mani. Il tempo più o meno è quello. Si tratta soltanto di trovarsi insieme. Prima si decide la trama e poi ognuno sceglie dei capitoli che sente più congeniali, più adatti alle proprie corde; dopo la prima stesura li passa all'altro che li modifica e infine li restituisce all'autore originario che li rivedrà ulteriormente. Comunque il lavoro deve essere sempre qualcosa che ti appassiona. Non ci si deve mettere a sedere e dire "oddio mio adesso devo scrivere!" No, ci si deve mettere a sedere e dire "adesso mi diverto e scrivo". E questo è il punto principale del nostro lavoro, che sia solitario o in comune, che avvenga di giorno o di notte e che sia fatto a mano o con il computer.

Bart Moeyaert: Le versioni dello stesso libro sono numerose, per esempio, ne ho scritte ben undici dell'ultimo romanzo [È l'amore che non comprendiamo, ndr]. Mi piace paragonare il mio lavoro a quello di chi fa la maglia: è necessario partire con i punti giusti, altrimenti il maglione rischia di diventare troppo largo o troppo stretto e, se ci sono errori, bisogna disfare e ricominciare da capo. Solo così si avrà il miglior risultato. Ogni frase deve essere la migliore possibile in quel momento e rileggere il testo più volte è altrettanto importante per me.

Fabrizio Rondolino: Sempre di getto: quando rileggo, spesso non cambio nulla.

Tiziano Scarpa: Mi trovo un po' in disaccordo con questa domanda. Secondo me i pensieri non si trascrivono affatto. Un pensiero è una cosa sconfinata, che non si può trascrivere. Se c'è una cosa che contraddistingue la scrittura in tutte le sue forme (narrativa, poetica, giornalistica, diaristica...) è proprio questa: la scrittura non è "trascrizione" di un pensiero. I pensieri germinano e si schiudono e sbocciano contemporaneamente alla scrittura. Pensiero e scrittura sono come sue serpenti voltolati in un accoppiamento spiraliforme. Il pensiero e la scrittura soffrono e gioiscono dell'amoroso combattimento che li unisce. Scrittura genera pensiero che genera altra scrittura che genera altro pensiero... Non esistono né "getti" né "correzioni".

Beppe Severgnini: Scrivo di getto. Ma rileggo sempre, spesso più d'una volta. Ho riletto anche queste risposte, pensate un po'...

Derek Walcott: Non ho mai avuto problemi per quanto riguarda l'"ispirazione", perché scrivo testi teatrali, che richiedono una lunga fase di elaborazione. Ma anche comporre versi è per me un lavoro prolungato... La genesi di un testo teatrale penso sia assai simile a quella di un romanzo: in quel caso devi scrivere un certo numero di parole in un giorno, mentre nei testi teatrali devi "produrre" un certo numero di pagine, di dialoghi o altro. Non ho mai provato a scrivere un poema al giorno, o cose del genere, perché in realtà è impossibile. Io amo molto dipingere e divido il mio tempo tra le due attività, tra il teatro e la pittura, per scaricare la tensione. Scrivere un poema lungo dà molto lavoro, ma anche un forte piacere, il piacere di svegliarsi la mattina e sapere che bisogna lavorare.

Minette Walters: Io non credo all'ispirazione. Nessuno scrittore professionista che conosco le dirà mai che si siede lì in attesa che arrivi la musa a fargli scrivere il pezzo che deve fare. Quello che si deve fare è sedersi davanti al computer o al foglio di carte e cominciare a scrivere, scrivere, scrivere e scrivere. Questo non significa che tutto mi arrivi di getto bene: ho buttato via un sacco di cose.




Di Giulia Mozzato




8 giugno 2001