Il delitto è la sua professione: intervista a Carlo Lucarelli
Uno scrittore-detective

Carlo Lucarelli è uno scrittore ormai affermato e, a differenza di altri suoi colleghi, è anche assurto a una certa "popolarità d'immagine" grazie alla realizzazione di una serie di trasmissioni televisive dedicate a casi di omicidio irrisolti, dal titolo Mistero Blu. Un lavoro approfondito sulla psicologia criminale e una passione particolare per la narrazione hanno dato origine a romanzi molto interessanti e a saggi su casi veri, realizzati in collaborazione con professionisti delle indagini. Parliamo con lui di tutte queste attività, strettamente correlate e affascinanti.

Tra Almost Blue e Compagni di sangue c'è un legame evidente. In entrambi i libri parli di serial killer, ma se nel primo caso si tratta di delitti romanzeschi, nel secondo si narra una realtà, quella del "Mostro di Firenze". Quali sono le affinità e le differenze tra questi due lavori? Come vivi il rapporto fra il serial killer vero e quello letterario?
È un rapporto strano. Ho scritto Almost Blue su un serial killer mio, letterario, ma in realtà molto realistico, perché si basa su una perizia fatta da uno psichiatra assieme a me sul personaggio, analizzato come se fosse vero. Quindi abbiamo costruito una storia che alla fine a noi due sembrava in sostanza vera. Allo stesso tempo ho fatto un analogo lavoro con Michele Giuttari, Capo della Squadra Mobile di Firenze, su un vero serial killer: il "Mostro di Firenze" ed è nato Compagni di sangue. È un rapporto strano perché nel primo caso posso permettermi di inventare e ho una partecipazione emotiva, ma determinata sia da me sia dal personaggio. Nell'altro caso, quando hai a che fare con la realtà, esiste un personaggio molto più tirannico: quello vero. Non ti lascia spazio per altre cose. C'è una partecipazione emotiva più forte (l'ho constatato scrivendo Compagni di Sangue e realizzando le puntate del programma televisivo Mistero Blu). Ci sono morti veri e i morti veri fanno, ovviamente, più impressione. Ci sono assassini veri, che scioccano sicuramente più di quelli che posso ideare io. Infatti, sono persone "vere" quelle che dettano le regole di come devono essere raccontate. È più emozionante, però secondo me è più limitante. Ultimamente realizzo queste ricostruzioni con sempre meno...
Entusiasmo?
N o, l'entusiasmo c'è sempre. Sono grandi storie, talmente grandi che nessuno potrebbe immaginarle così. È molto bello avere a che fare con una grande storia. Però è così faticoso... È come andare sull'ottovolante tutti i giorni. Uno ci va però dopo un po' dice: mi piace moltissimo però ho paura, preferisco i personaggi miei.
Quelli inventati, per i quali non devi essere necessariamente legato alla realtà dell'omicidio reale...
E satto. Quelli in cui c'è comunque un piccolo spazio fantastico che fa in modo che la vicenda si ribalti, si rovesci, possa diventare una cosa diversa, si colori, insomma di un colore diverso. Negli altri casi quella è la realtà, quelli sono personaggi veri, uomini veri e quindi non possono stare zitti...
Cosa significa per uno scrittore fare un programma televisivo, che stimoli può dare?
M i ha stimolato molto perché è una forma di conoscenza, di arricchimento. Realizzando quel programma ho imparato molte cose che prima non sapevo. Ho incontrato storie che non credevo nemmeno che esistessero. D'altra parte è talmente faticoso, prosciuga talmente le energie che l'ho trovata un'esperienza durissima, estremamente impegnativa.
All'interno delle singole puntate di Mistero Blu ti sei "ritagliato" uno spazio prettamente letterario per descrivere le città in cui i delitti sono avvenuti. Com'è nata questa idea?
T utta la trasmissione è nata da Almost Blue, dal romanzo. Ho riscritto quei delitti esattamente con la stessa procedura, quasi gli stessi intendimenti. Ho utilizzato la stessa tecnica che avevo usato per fare il romanzo: come costruire i personaggi, come raccontare la storia, come aprire una finestra su una città. C'era in Almost Blue una descrizione della città e io l'ho ripetuta in Mistero Blu. Poi facendolo, ci siamo accorti che funzionava, ci piaceva molto e quindi abbiamo proseguito.
Come mai il romanzo giallo italiano si è sempre mantenuto in posizione marginale, ha avuto pochi autori (potremmo citare Scerbanenco o Fruttero e Lucentini) che hanno saputo imporsi, che hanno dimostrato di valere?
S econdo me il filone giallo italiano ha avuto, sì, raramente romanzi che si siano imposti all'attenzione, ma non per questo non sono esistiti. Bisogna forse andarli a cercare, bisogna scavare. È vero che alcuni dei grandi autori di romanzi gialli erano ancora impegnati con le regole, soprattutto con una concezione un po' ibrida e bastarda: sto scrivendo un giallo, non sono uno scrittore, però scrivo un giallo e devo seguire delle regole, se le seguo mi considereranno. Persino Scerbanenco, che ha scritto romanzi bellissimi, ogni tanto dimostra questa "trama". Qualche bel romanzo tuttavia c'è. La donna della domenica, ad esempio, le opere di Scerbanenco, appunto, alcune belle cose di Macchiavelli che vanno oltre il giallo tecnico.
Ma perché il filone italiano di narrativa gialla si sta sviluppando in questi ultimi anni e conta adesso numerosi autori?
P erché il giallo italiano è giovane, anche se non è vero del tutto. Noi siamo gli autori giovani del giallo italiano, quelli che stanno aprendo le nuove vie, ma al tempo stesso, in realtà, siamo anche vecchi autori. Io vengo dopo tutte le sperimentazioni di Macchiavelli, di Olivieri, del povero De Angelis degli anni del fascismo che da una parte scriveva delle gran belle cose e dall'altra aveva a che fare con queste regole maledette che doveva per forza seguire...
Quali sono, secondo te, in veste di autore che utilizza tutti i nuovi sistemi di comunicazione, i possibili sviluppi di "interfaccia" tra Internet e la lettura o la scrittura?
I nternet è un momento di scambio e questo è già molto importante. Io vengo ad esempio a vedere Alice, come vado a vedere i forum (a cui non partecipo perché sono timido)... molte segnalazioni le trovo proprio in Internet. Quando non so bene una cosa, quando voglio un'informazione la vado a cercare proprio lì. Poi che si possa trovare un libro su Internet e che a video lo si legga interamente, questo francamente lo credo meno... Ma tante notizie, tante immagini, tante cose che ci stanno attorno sì.
Stai preparando un nuovo romanzo sul filone di Almost Blue?
S icuramente continuerò a fare romanzi gialli perché è l'unico modo che conosco, per adesso, per scrivere. Voglio riprendere certi personaggi di Almost Blue. La ragazza per esempio [L'ispettore di polizia Grazia Negro, ndr], continua ad interessarmi, mi incuriosisce, salterà fuori in un altro libro.


Intervista a cura di Giulia Mozzato




3 luglio 1998