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Intervista a Björn Larsson
Björn Larsson e il suo pirata. Il segreto del successo sta in una bella storia

Un successo editoriale quasi inaspettato per Björn Larsson, scrittore, traduttore e critico svedese. È improvvisamente diventato una star internazionale del mondo del libro, con vendite da record, per il suo romanzo La vera storia del pirata Long John Silver, in Italia edito da Iperborea. Ma rimane una persona modesta e gradevolissima, gentile e disponibile, che afferma semplicemente di avere scritto una "bella storia".


Lei ha scritto un romanzo basato sul personaggio del pirata dell'Isola del Tesoro di Stevenson. Qual è la sua visione di Long John Silver?
L' opinione che avevo del personaggio, dopo la lettura dell'Isola del Tesoro, era di un carattere doppio, seducente, ma anche cattivo, malvagio. Ho voluto comprendere le origini di questo carattere ambivalente e la sola risposta che ho potuto trovare è stata la libertà. Ho deciso di sviluppare un personaggio molto libero, perché la libertà fa paura e seduce nel medesimo tempo.
Qual è il segreto del successo che ha avuto il suo romanzo in tutta Europa?
N on so, probabilmente ci sono molte ragioni. Il libro è stato tradotto e letto in diversi paesi, ma non lo si può definire un vero best-seller perché non ha venduto centinaia di migliaia di copie. Soprattutto le recensioni e la critica sono state ottime, ma per motivi spesso differenti. Talvolta si sottolinea la validità della storia, talvolta la buona ricostruzione storica; in Italia, per esempio, credo che piaccia l'aspetto ribelle, libertario, ma ha anche peso il giudizio sulla storia, considerata una bella avventura.
Stevenson è un autore della sua infanzia?
S ì. Non ricordo esattamente ma L'Isola del tesoro è un romanzo che ho letto intorno ai dodici anni. L'ho anche riletto in seguito, come spesso accade per i classici.
E perché ha deciso di scrivere il seguito proprio dell'Isola del Tesoro?
È stato per spiegare a me stesso questo fascino. Il fascino di una bella storia, la passione che, specie su un ragazzo, provoca la ricerca avventurosa di un tesoro, e la forte attrazione per il personaggio.
Quali sono stati per lei i libri "di formazione". Quale l'autore che ricorda con maggior piacere?
C e ne sono troppi. Non ho davvero uno scrittore preferito e non l'ho mai avuto. Spesso ho cercato di leggere tutto di un autore, da Cervantes a Stevenson a Dumas... Sono sempre alla ricerca di belle storie. Leggo meno i romanzi sperimentali. Riconosco che siano necessari gli sperimentatori, ma mi annoiano.
Preferisce l'avventura.
S ì, ma l'avventura di fantasia, non necessariamente un'avventura "geografica", non necessariamente un viaggio, ma una storia che posso vivere per un momento. Credo sia molto importante.
Intende proseguire allora in questo filone narrativo?
N on si può mai dire. Perché non comincio mai con un genere o una forma, comincio con una domanda importante, un tema di cui voglio parlare, e dopo cerco di trovare la forma migliore per esprimere questo tema. E può essere la storia, la geografia... Non so anticipatamente la forma che un romanzo può prendere perché dipende da quello di cui voglio parlare.


Intervista a cura di Giulia Mozzato




1 ottobre 1999