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Intervista a Gina Lagorio
La memoria è un'arma per vivere il futuro

La cortesia che deriva dalla cultura e dalla gentilezza d'animo, la passione per la lettura e la vivacità culturale di una donna maturata tra letture ed intense esperienze di vita: questa è Gina Lagorio, una scrittrice capace di riconoscere l'autenticità dei nuovi fermenti, ma di non dimenticare il passato


In un'intervista, che ci aveva concesso nel 1996, aveva avvertito l'importanza che le nuove tecnologie avrebbero avuto nella vita culturale del nostro Paese. E oggi, quali considerazioni le sembra di poter fare?
L e nuove tecnologie sono la vera, unica, grande rivoluzione (purtroppo l'unica perché l'evoluzione politico-sociale non mi entusiasma per niente) capace di avere una concreta incidenza sul reale. Per me però c'è qualcosa di allucinante perché la mia testa, la mia educazione, la mia visione del mondo, tutto quello che ho alle spalle è così logorato dal passato che oggi mi sento "fuori ambiente": capisco che il futuro è là, ma so anche che quel futuro non mi appartiene.

In Inventario lei ha saputo trasmettere la sua passione per i libri. Pensa che Internet possa essere un nuovo strumento di diffusione della lettura?

L a passione mi è rimasta, vorrei anche capire il modo di usare le nuove tecnologie in quanto strumento per rafforzare questa passione, ma temo di non riuscirci perché per me il libro è qualcosa di fisico. Gli uomini non sono fatti solo di ipotesi razionali e tenere tra le mani qualcosa di concreto è importante: può essere il ricciolo di un bell'uomo con cui si fa l'amore o la copertina di un libro che puzza di secoli di vita.

Nella sua vita ha conosciuto personalità molto importanti, quale incontro è stato per lei più significativo?

I l mio maestro, l'ho scritto e l'ho testimoniato in tutti i modi, è stato Sbarbaro, davvero fondamentale nel mio essere scrittore. Ma un altro incontro (e in questi giorni ci ho spesso ripensato) per me importantissimo è stato quello con Sandro Pertini. Ho tenuto un discorso il 25 aprile a Zurigo alla "Casa dell'Italia" e mi ha dato molta malinconia parlare in quella città che ha accolto tanti antifascisti italiani, in un momento in cui si sentono affermazioni gravissime, aberranti. Per me ci sono ricordi sacri, e uno di questi è il "mio" 25 aprile, segnato per altro dalla morte di un grande amico che rappresentava il partito liberale nel CNL e si chiamava Aldo Ronzello: la gioia della liberazione mescolata alle lacrime disperate per la perdita di un amico. Tutto questo, che è la sacralità di una persona, oggi è preso in giro da chi vuole dimostrare che Cristo è morto di freddo...
Quando cito Pertini parlo anche di tutti coloro che mi hanno insegnato a non arrendermi alle prevaricazioni, alle imposizioni, a non dare il mio pensiero in massa ai beoti, a non omologarmi. L'omologazione è davvero detestabile e quando chi la insegna ha subito sei condanne, due evasioni e quindici anni di galera la sua voce è di certo autorevole.

Il tema della memoria le è molto caro. Oggi pensa sia necessario tenerlo vivo?

S e non abbiamo memoria siamo zombie, siamo lemuri, siamo alghe che galleggiano sul mare. Se non diamo ai ragazzi il succo della loro identità trasmettendo loro tutto quello che è il nostro passato per consegnarglielo, credo che alleveremo delle tribù che di umano non avranno altro che il nome. Ricordare significa soprattutto questo: analizzare, mettere in chiaro, cercare le cause... Nella recente riforma della scuola la storia appare una materia fondamentale: se non diamo memoria alle nuove generazioni che cosa trasmetteremo?

La scuola, per lei che ha anche insegnato, ha una funzione importante nella formazione umana e culturale dei giovani?

I l nuovo ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, è per me un grande amico e spero che continui il meglio di Berlinguer. La scuola la fanno soprattutto i maestri e così come abbiamo pochissime persone "alte", autentiche in politica, così non abbiamo grandi maestri nella scuola. Abbiamo mandato troppi asini in cattedra, per populismo, per demagogia, per eccesso di sindacalismo.
I buoni maestri inoltre si allontanano dalla scuola perché non sono pagati quanto dovrebbero: una buona scuola ha bisogno di molta severità e di buoni maestri stipendiati quanto lo devono essere dei professionisti seri, solo così potremo trasmettere dei valori.

Negli ultimi dieci anni si è notata l'assenza degli intellettuali italiani nel ruolo di coscienza civile del Paese.

L a politica è desolante e riflette una società civile altrettanto desolante. Occorre credere fortemente in qualcosa per difenderlo e probabilmente questo è un momento di delusione e di scoramento. Le grandi speranze sono naufragate e gli intellettuali hanno espresso questo vuoto, anche perché, diciamo la verità, non ci sono grandi figure di intellettuali; i giovani sono spesso nati dal nulla, come funghi a volte avvelenati. Tutto quello che è trash, pulp, la spettacolarizzazione della scrittura, l'uso della penna al posto dell'obiettivo, non ha dato grandi risultati. Laddove c'è una ottima preparazione, dove c'è il talento e la passione della vita, là un intellettuale esiste e si esprime.

Quali scrittori della nuova generazione considera interessanti?

S ono una attenta lettrice della rubrica di Michele Serra e constato che è un intellettuale che non stacca mai la spina dalla realtà... Penso che la generazione intorno ai quarant'anni sia la più interessante: Maurizio Maggiani, Riotta, Vivian Lamarque... Sto leggendo con molto piacere la ricostruzione della Mitteleuropa che ha fatto Melania Mazzucco in Lei così amata, un libro di qualità scritto da una donna impegnata nella ricerca storica e ricca di un talento che si vede nella forza delle metafore, nella profondità delle ricerche psicologiche: insomma dove il talento c'è, brilla.

Ha in progetto qualche altra opera?

I l mio progetto principale è di sopravvivere a questo mondo che non mi piace, e poi faccio la nonna (ho una nipotina di un mese)... Dovrebbero uscire i miei racconti, scritti nel corso di una vita. Bisognerà che mi punga, mi urga qualcosa dentro come mi è successo per L'Arcadia americana che non ho potuto fare a meno di scrivere anche se avevo già promesso all'editore il mio libro di racconti. Mi piacerebbe però scrivere un racconto su una realtà che mi sembra dolorosamente piacevole, o splendidamente dolorosa che è quella di Cuba.




Intervista a cura di Grazia Casagrande




28 aprile 2000